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SALVATORE MURANA 'MOSTROSACRO' DI PANTELLERIA

SALVATORE MURANA AMBASCIATORE PANTESCO DELL'ARTE ENOLOGICA
Non si può parlare di un mito, nel senso più profondo del termine se il freddo cronista, o il poeta o comunque l'autore che voglia descrivere una storia, quanto più vicina alla realtà, non la rediga se non con un pizzico di fantasia, e con esoterici significati riservati agli iniziati e quindi non 'pane' per tutti. Si! Perché di là delle volontà filosofiche d’Aristotele, l'esoterismo primitivo, vuole che solo ad una ristretta cerchia d’iniziati siano regalate, o meglio 'date in dono', alcune verità e la scoperta di emozioni sublimi. In una parola, non si 'possono gettare perle ai porci’ abituati più alle amare ghiande, o alle interrate radici della quotidianità. Ecco perché accennando a Salvatore Murana non si può che iniziare partendo dalle origini, quindi dalla terra che lo ha generato, e dalla cultura della quale si è nutrito. Sarei dovuto andare, più volte, in pellegrinaggio nel cuore dell'Isola che più di altre profuma di sacrificio per chi si voglia dedicare alla coltivazione dell'olivo o della vite: cardini essenziali delle culture arboricole mediterranee.
Scrivevamo nella 'Storia dell'uomo attraverso il suo cibo' (vol. I. VII. 45-68) <<'Kòssyros' (antico nome dell'Isola), che fu anche patria dei cartaginesi, accolse con calici di dorato nettare, prodotto nelle rare vigne di Khamma, riservato al culto del Dio supremo, i nuovi invasori romani che accorparono l'Isola alla Sicilia. Si bearono i soldati di Roma, bevendo a più riprese quel dorato, zuccherino licore che riempiva le coppe, conquistando i sensi degli attoniti miles, che mai prima di allora avevano conosciuto una simile ambrosia, che la leggenda vuole abbia dato l'immortalità, non solo agli dei...>>
Oggi possiamo dire, con fredda o lucida mente, che Martingana e Khamma, e le altre celebri etichette d’uve che nascono nelle faticate vigne che hanno nomi resi celebri dai rispettivi vini: Gadir, Martingana, Mueggen, Khamma, Coste e Barone, hanno fatto segnare a caratteri incancellabili sulle pagine di cronaca e di storia l'avventura enologica di un nobile figlio di questa Terra: Salvatore Murana.
Tutti i suoi vini sono meritevoli d’attenzione, sarebbe inutile cantar le lodi dell'uno o dell'altro, pur nelle diversità organolettiche e anche di pregevolezze, perché in tutti c'è un po' dell’anima e del nobile cuore 'pantesco' di Salvatore Murana nuovo profeta e ambasciatore dell'Isola.

(Dalla letteratura di Casa Murana trascriviamo)
"Pantelleria: unica, immutabile, sempre nuova, Perla nera del Mediterraneo incastonata nel canale di Sicilia, ultima terra europea e primo scoglio africano. Pantelleria ha tutto, fin dalla posizione, per affascinare ed essere inimitabile: il costante rincorrersi dei venti fra maestrale e scirocco, il gioco delle correnti, la scarsa piovosità e un sole abbacinante, un elevato tasso d'umidità che si confonde con i fumi vulcanici delle favàre. Isola di contadini più che di pescatori, dove perfino i sedili di pietra davanti ai tipici dammusi, costruiti per riposare e meditare dopo il lavoro, guardano ai campi e ai vigneti piuttosto che protendersi verso il mare. Inimitabile e sempre uguale a se stessa, nel suo mistero, nei profumi, nei colori. Orizzonti blu turchese sono il contrappunto a montagne verdissime che arrivano fino a 800 metri d'altezza, lungo le quali cappereti e vigneti la fanno da padrone, incontrastati. Un ambiente diventato un mito
per il turismo di élite, che fortunatamente non ha intaccato i valori originari del territorio e della popolazione, ma anzi ne è rimasto conquistato
Su questa isola senza paragoni, da generazioni il vero, unico "vip" è il vino, come testimoniano terrazzamenti infiniti che rendono coltivabile una terra severa, ma amica. La tenacia dei panteschi ha saputo trasformare un terreno ostile, impossibile da affrontare con la meccanizzazione, in un'area fertile fra le più valide del Mediterraneo. Muri a secco con uno sviluppo di oltre 8000 chilometri, esaltano uno scenario naturale ed umano il cui valore è sotto gli occhi di tutti. Basta guardarla, Pantelleria, per capire che riserverà molte piacevoli sorprese anche al palato. Le viti sono coltivate ad alberello basso, così come le piante di ulivo, per ripararle dai venti incessanti. Poca è l'acqua e pochissimi i grappoli per ogni pianta, ma questa scarsezza è ricompensata dalla ricchezza di profumi, zuccheri e sapore. Dai vigneti "bonsai", quasi tutti a uva zibibbo, nascono i vini che hanno reso famosa nel mondo l'isola di Pantelleria e, con i suoi vini, Salvatore Murana.
'L'isola nell'isola": una fama mondiale.
Da sempre i Murana sono contadini. Contadini "panteschi", che significa lenticchie, olio, ma soprattutto vino. Padre, nonno e bisnonno di Salvatore Murana sono stati gli artefici di una produzione vinicola meglio strutturata, con una prima selezione delle terre in località Khamma e in altre zone dell'isola. Fin da giovanissimo Salvatore ha assimilato questa cultura fatta di rispetto per il terreno e sensibilità per il dialogo con la natura. Tradizioni alle quali ha saputo aggiungere una solida competenza enologica, sviluppata in collaborazione con specialisti da lui interpellati e immediatamente conquistati dalla sua personalità, dalle sue idee e dalle potenzialità dei suoi vigneti. E' del 1985 la prima partecipazione a importanti manifestazioni di settore, dove i vini e il nome di Salvatore Murana si sono subito imposti all'attenzione.
Da allora premi e riconoscimenti si sono moltiplicati, con innumerevoli attestazioni di stima da parte di esperti ed istituzioni italiane ed internazionali. 
 
Personalità e caratteri inconfondibili.
L'attuale produzione di Salvatore Murana comprende proposte diverse che rispecchiano fedelmente le idee e le scelte del loro "autore". Il passito Martingana, pluripremiato e famoso nel mondo, interpreta perfettamente la meticolosità e la ricerca di eccellenza che stanno alla base di ogni proposta. Tutti i vini dolci di Salvatore Murana sono ottenuti da uve messe in appassimento al sole. I grappoli raccolti a mano, sono posti sugli stenditoi dove, sempre manualmente, sono poi ciclìcamente girati per esporli ai raggi che li appassiranno in circa 15-20 giorni. L'uva parzialmente appassita è poi portata in cantina e aggiunta ad un piede di fermentazione ottenuto con uve fresche.

Il processo fermentativo prevede continui rimontaggi e la premitura avviene dopo 30 giorni circa, per i passiti, e dopo 20 giorni circa per i moscati. La differenza fra moscato e passito è data dalla concentrazione alcolica e zuccherina e dalla diversa struttura del vino stesso.
Per i moscati è forte il sentore d’albicocche, per i passiti, invece, è notevole il sentore di canditi, datteri e fichi secchi. Per scelta di Salvatore Murana i suoi passiti sono lasciati in affinamento almeno 18 mesi di cui buona parte in botte, mentre il moscato è conservato in vasca d'acciaio e durante l'anno imbottigliato.
 Con lo stesso amore che dedica ai vini dolci Salvatore Murana produce vini bianchi ottenuti da uve zibibbo e uve Catarratto, proposte che uniscono una particolare ricerca dell'eleganza, alle tradizioni rustiche dei nonni, alla cultura pantesca. Da alcuni anni Salvatore Murana ha iniziato sull'isola un progetto molto ambizioso dedicato ai vini rossi. Le prime creazioni hanno già messo in luce la straordinarietà di un'idea che è già diventata realtà.
Le sue celebri etichette: Gadì; Khamma; Mueggen; Martingana; Creato; Criccio; E’ Serre; Talìa; Turbé e Pietra di Cinta.