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RADIOGRAFIA DEI 'SOFT DRINK' O BIBITE ANALCOLICHE

 Per prefazione: IL PUNTO DI AQL
Mi sono deciso a scrivere ciò, dopo un’occhiata alle pagine web nelle quali ho trovato, quanto leggete qui sotto - a firma di un nome femminile (?)- che ritengo essere un documento di sciocca banalità con un pizzico di terrorismo da quattro ‘sorsi’.
Dice la ‘consigliora’:
“E' sconsigliato bere troppo spesso tutte le bibite dolci (tutte quelle gasate tipo coca cola, energy drink, succhi di frutta) in quanto contengono un'altissima percentuale di zuccheri e quindi fanno avere picchi di glucosio nel sangue molto elevati. Anche gli alcolici non vanno assunti troppo frequentemente sia per la dose di zucchero che naturalmente per l'alcol. Caffè, te e bevande contenenti caffeina vanno ugualmente prese con riguardo poiché la caffeina è un eccitante ed inoltre influenza la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca. Alla fine l'unica bevanda che può essere bevuta regolarmente e fa bene è l'acqua!! Ma non quella con un residuo fisso troppo elevato altrimenti c'è rischio di calcoli renali!!”

Inizio a questo punto a scrivere ciò che mi ero prefisso, dicendo anche che sono ormai oltre 630 milioni i litri circa, consumati in ‘casa nostra’ di Soft Drink, Quindi bevande analcoliche tra bibite naturali (non gassate) - esclusa la minerale…naturalmente - , bibite addizionate di anidride carbonica (frizzanti), e bibite ‘funzionali’ che favoriscono alcune funzioni fisiologiche. Nel mondo di Soft Drink se ne consumano qualche centinaio di miliardi di litri. “Mamma li turchi!”, avrebbe esclamato Ermenegildo Zagaglia da Velletri. D’altronde solo gli Usa hanno consumato nell’arco  del 2007 circa 170 miliardi di litri di bevande analcoliche.

I SOFT DRINK
(Prima puntata)
 

“Soft Drink" è un termine  convenzionale riferito a qualun­que bevanda che non contenga alcool, o come dice la legge, qualsiasi be­vanda nella quale l'eventuale presenza di alcool non superi l’1% del volume.
Il termine, invece, di "Bibite analcoliche" è riferito "solo" alle bevande analcoliche a base di acqua - quindi un dissetante –, con aggiunta di zucchero e/o dolcificanti, che sono per loro natura degli “ingredienti energetici” con un certo livello di ‘calorie’ riferite alla quantità di zucchero aggiunto. Mentre gli eventuali succhi aggiunti o altre sostanze che apportino un certo aroma, sono i soli componenti che gratificano il gusto, definiti quindi ‘gustativi’.
Le bibite analcoliche, inoltre, possono contenere, eventuali altre sostanze ‘disperse’ nella massa liquida, con varie funzioni, con diversi valori e diverse proprietà, importanti per l’equilibrio della ‘bevanda’: antiossidanti, conservanti, acidifi­canti, esaltatori del gusto, infine una piccola dose di coloranti ‘naturali’, nei tipi e nei limiti consentiti dalla legge. Gli ‘ ingredienti devono essere scrupolosamente indicati in etichetta, che purtroppo, nella maggior parte dei casi, si rivelano come delle ‘codificazioni’ che lasciano perplessi i consumatori, specie se poco preparati.
Il settore delle bibite analcoliche comprende un numero elevato di variegate bevande, che dui anno in anno crescono come tipologia, anche se la base, spesso rimane identica.

Le bibite si dividono in:
Frizzanti: con anidride carbonica                     
Naturali: senza anidride carbonica       
Funzionali: con ingredienti funzionali

LE BIBITE ANALCOLICHE FRIZZANTI - ADDIZIONATE DI ANIDRIDE CARBONICA

 Le frizzanti che nel linguaggio tecnico e spesso, in alcune cultore,  anche legislativo, sono definite con una frase (internazionalizzata) in lingua inglese, : "carbonated soft drinks" sono quelle che hanno una presenza di anidride carbonica (carbonated). Non spaventiamoci per questi termini, da laboratorio chimico, poiché il carbonio è l'elemento chimico della tavola periodica degli elementi detto ‘tetravalente, che unito all'ossigeno forma l'anidride carbonica che è assolutamente vitale per la crescita delle piante  ed essendo un ‘gas’ inodore e incolore in un liquido, come può essere una bibita, e quindi anche un particolare soft drink, producono stappandoli e versandole in un bicchiere, le "bollicine" che già alla vista, il primo dei sensi interessati, fanno immaginare un’azione  rinfrescante per la sua vivacità e che, dal punto di vista ‘tattile,  sollecitano le papille gustative. Bollicine che sono ‘belle’ a vedersi, e  ed apprezzate con il sensi del palato.

Come tutti gli alimenti , bibite comprese, uno degli elementi di valutazione di un Soft Drink,, di là dell’aspetto gustativo  (organolettico in generale), è importante anche ai fini nutrizionale, la consistenza del ‘residuo secco’ ovvero la quantità degli elementi che si ritrovano dopo l’evaporazione dell’acqua. Il ‘residuo secco’  non è altro che ciò che rimane dopo l’evaporazione dell’acqua, ed è formato dalle sostanze non che sono avvertire soprattutto dal ‘gusto’me cioè: gli zuccheri, la frutta, i Sali e le sostanze aromatizzanti.

 Si può dunque ben dire che sarà il volume e il relativo valore, di queste sostanze a decretare il ‘valore’ reale di una bevanda, di questa tipologia merceologica (bibita analcolica frizzante)..
Possiamo anche affermare che il valore organolettico e nutrizionale di una bevanda del genere,  deve essere tale da renderla ‘piacevolmente gustosa’ quindi appetibile per i sensi, impegnati nel bere occasionale, o in un’attenta degustazione.
Per caratterizzare una determinata bibita il produttore dovrà mediare tra la quantità di anidride carbonica (bollicine che ne sono la risultanza), la dose di zucchero, il grado di acidità che sarà percepita, e soprattutto gli equilibri delle sostanze aromatizzanti. Per questo particolare elemento nel 1998 la UE aveva attuato le direttive:  “88/388/CEE e 91/71/CEE, relative agli aromi destinati ad essere impiegati nei prodotti alimentari e ai materiali di base per la loro preparazione”.

Quello che interessa al consumatore è che la bevanda non si limiti ad essere una ‘porzione’di acqua, pur  dissetante. Ciò che conta è appunto la quantità di residuo secco e quindi la struttura o ‘corpo’ che ne è la risultante percepita dai sensi che sono impegnati nel bere e, in minima parte, nel ‘mangiare’. Non a caso alcune bevande a base di frutta sono state definite ‘Mangia e Bevi’.