Contenuto principale

Mauro Lunelli l'intervista

 

 

 Avevo fatto un sogno

Avevo fatto un sogno, tenuto in mente, per poi una volta libero, poter dire o scrivere un testamento culturale, anche se io, scrivano e cantore, non ho forse il potere, né  tantomeno il sigillo, che dopo il detto e scritto valga per rendermi  così credibile, e soprattutto degno di tanto ardire, per Voi che avete, quasi in silenzio, fatto scrivere millanta e millanta giornali, ed altri mezzi, per raccontare  la Vostra storia che rimane intatta, e coloro, che beneficiati dalle vostre proposte, ne fruirono, gioiosamente, regalando ai sensi, tutti… vista, olfatto e gusto, che regalano i piaceri di rara bontà, che lasciano tracce, che rimangono, se non nei sensi, certamente nel ricordo della  paradisica  festa del piacere, che i Vostri nettari ne hanno dato una prova…divina!

Chi me lo avrebbe fatto sognare…che un giorno, anziché passar per caso, avrei incontrato un nobiluomo con un grande mestiere, che pur senza avere un passato storico, di regale nobiltà, tuttavia, nella mia mente, che prima di diventare scrittore, giornalista, e giramondo, avrei, quasi per caso, trovato sulla mia strada, questo nobile signore che, anziché menar vanto di essere nato in un castello della ricca Terra di Champagne, si accontentava di “rubar” il mestiere, ai grandi principi delle vigne, che hanno in Terra di Champagne, e Lui per essere nato in terra trentina, dove per caso, io terragno…approdai giovane aviatore, ma già sulle orme di chi aveva scritto storie sul vino e per il vino, e per curiosare tra vigne, masi e cantine, e poter narrare di vigne, di vinai, e di vini splendidi, accontentandomi, per essere nato contadino, e ‘biascicare’, come fanno, spesso i toscani, se a volte rozzi e campagnoli, trangugiano o masticano cibi  che son robetta da due soldi.