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6 SOLI D'ORO+ECCELLENZA - PUNTEGGIO MASSIMO PER FERRARI PERLE' NERO 2003

 Punteggio massimo per 'Ferrari Perlé Nero', un 'Blanc de Noirs' ottenuto dalle pregiate, anche se difficili e un po' anarchiche, uve Pinot Nero. La prova all'OIFB TEST CENTER, avvenuta mentre nell'aria si respirava già il profumo delle Feste Natalizie e di Fine Anno, ha visto come partecipanti all'evento i nostri migliori collaboratori "tutto naso e palato" non condizionati dal nome, né dalle glorie che. altri capolavori firmati Ferrari-Lunelli, hanno raggiunto da tempo, ma forse un po' emozionati per questa prova, che qualche scettico immaginava risultati, forse identici ad altri celebri Pinot Noir della terra di Champagne, alcuni dai nomi altisonanti, che spesso avevano lasciato tracce di scetticismo. Invece…: Maestoso, con una personalità forte che solo la qualità eccelsa delle uve Pinot Nero, selezionate dalle tre vigne che i Lunelli possiedono sui ripiani collinari del Trentino, che oltre ad avere già vigne di Chardonnay che hanno fatto scrivere le storie di campioni vincenti come Perlé e Giulio Ferrari, ma anche altre ‘specialità’ in fatto di bollicine di razza, ora aggiungono l’ultimo ‘capolavoro’ che non solo ha materia prima d'indiscussa qualità, ma certamente è frutto di un lavoro d’equipe di specialisti del settore agronomico ed enologico, e soprattutto con ‘un naso’ che ha fiutato ( azzeccando ) un potenziale capolavoro per affrontare il mercato esigente di consumatori sempre più preparati e soprattutto pretenziosi.

La ‘squadra’ del nostro Test Center, se non diffidente, era certamente incuriosita dalle ‘certezze’ del direttore che ha proposto per il test una novità assoluta, almeno per la Cantina protagonista. Non hanno neanche tenuto conto del Pinot Nero (tranquillo) vinificato appunto in ‘rosso’, che pur di ottima qualità poteva sotto sotto non anticipare ‘sensazioni’ olfatto-gustative di eccezionale caratura, tanto da meritare il massimo punteggio di Sei Soli d’Oro + l’Eccellenza.
Tutto invece si è risolto con un giudizio quasi unanime - non teniamo di conto il ‘dubbio’  o una riserva, più di maniera che reale, di un degustatore su sette dei meriti espressi dagli altri, considerati ‘forse meritevoli del massimo’ ma che necessitavano di una prova di riscontro.
Al termine, si è convenuto, e questa volta, senza più timorose riserve da parte di alcuno, dopo le disquisizioni, non frutto di condizionamenti esterni alla prova, né tantomeno suggerite da ‘benevolenza’  di maniera, che il Ferrari Perlé Nero meritava il  massimo anche, o soprattutto, perché i Lunelli hanno osato sfidare ‘l’ostacolo’ delle difficoltà che spesso trattengono gli uomini anche se saggi e sicuri del proprio operato. Difficoltà che le uve Pinot Nero riservano, anche se di qualità certificata, non facendo sconti a nessuno…neanche a coloro che, come si suol dire, “gettano il cuore…oltre l’ostacolo”. Né è convinto il nostro direttore, che pur considerato dal ‘gruppo’ ( di là dei decenni di esperienza giornalistica del Trentino vitienologico ) ‘innamorato’ dei Lunelli ormai delle tre generazioni, tuttavia è severo anche con quelli della sua famiglia, tanto da cercare di far ‘spiantare’ dai terreni che tengono in Sabina, la poca vigna di Montepulciano e altri vitigni minori, ai suoi fratelli che, secondo lui,  ( giramondo da una vita tra vigne e cantine di mezza Europa e anche d’oltre oceano ) il vino che producevano non valeva un soldo, immaginiamo se potesse essere generoso con gente di altri lidi.Ha raccontato, al termine della ‘prova’, dei suoi incontri con alcuni vignaioli della Champagne, che gli avevano fatto degustare cuvée selezionate, come ad esempio quelle della zona di Les Riceys, accennando ad un Rosé vinificato da uve di Pinot Nero, e un Blanc de Noirs di grande personalità come il Blanc de Noirs Grand Cru - Vieilles Vignes « Les Crayères »  di Francis Egly che tiene vigna ad Ambonnay, patria del Pinot Noir. Era rimasto affascinato tanto da immaginare che forse, in Italia, non avrebbe trovato identico risultato degustando delle bollicine ottenute vinificando in purezza uve di Pinot Nero, anche se nell’ Oltrepò Pavese aveva provato meraviglia bevendo calici di spumante ottenuto, appunto, da Pinot Nero. Ora era doppiamente euforico, perché degustava quasi in anteprima, un campione di questa caratura, non rimpiangendo neanche l’eccezionale Champagne  “Les Crayères”.
Che dire oltre? Forse il punteggio massimo esprime il livello e forse anche la sorpresa di scoprire che con arte, e grande m’mestiere’, si può fare un grande spumante dalle ‘difficili, anarchiche, e soprattutto ‘misteriose’, uve di Pinot Nero, vitigno considerato, da molti addetti ai lavori: decisamente ‘scorbutico’, aggettivo che in alcune zone della Toscana, significa ruvido e scontroso, di difficile trattazione. Ma forse i Lunelli della terza generazione, son riusciti a domare con classe e mestiere, oltre che con un certo ‘sapere’ quella razza di vitigno che con sinonimi vari si può definire: amletico, arduo, aspro, difficile, impegnativo, laborioso, malagevole, rognoso, scabroso, troppo serio e spigoloso
. Per Giove: proprio un vitigno da trattare con le molle…o con tanta diplomazia, oltre che con ‘mestiere’. Questo ‘Ferrari Perlé Nero’ potrebbe smentire le dicerie, oppure Marcello Lunelli e i collaboratori dell’impresa, sono stati veramente bravi.

Noi ci limitiamo a dare il massimo voto…ai Maestri trentini del Pinot Nero vinificato in bianco. Vorrà dire che vedremo il seguito di questa meravigliosa avventura di casa nostra, che non ci fa rimpiangere i grandi Blanc dei Noirs della Champagne.