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SEI GRAPPE SEGNANA SI PRESENTANO ALL'OIFB TEST CENTER CON 11 GIUDICANTI

 Dissertazioni sul tema “Distillati e distillazioni” suggerite dopo il lancio di SEGNANA nuovo stile, da parte dei Lunelli, Signori incontrastati delle nobili bollicine ‘Made in Italy’ che ora hanno deciso di puntare su Segnana: una sfida per dimostrare che anche la grappa può rientrare nel Gotha del bere alto, comunque tale da incantare palati sopraffini. 

Non sono né un campanilista, da decantare nei miei scriti solo cose che nascono nella mia terra natia, né tanto meno posso sentirmi ‘minoranza’ di fronte a coloro che sfiorano o conquistano un qualsivoglia successo, magari anche a livello internazionale, giacché da sempre ho provato emozione e ‘godimento’ nel leggere, sentire o vedere che qualcuno ha fatto centro, ottenendo il massimo o almeno il meglio che si potesse ottenere tenendo conto del momento e delle cose specifiche che sono in competizione con altre.

Avevo da ragazzo appreso il piacere di bearmi quando il primo della classe riusciva a mettere, quasi in imbarazzo la maestra, quando lei ‘saputa’ e un po’ maligna, cercava di prendere in castagna il Nando, quinto figlio di sei del povero stagnino. Poi lei morì da maestra del paese e lui, il Nando, fatto passare per scarabocchiatore di pagine a quadretti, appena adulto e brizzolato, con un cervello ‘tanto’ diventò insegnante di Fisica all’Università di Hithaca. Così van le cose nel mondo.

Se c’è qualcuno che con testarda volontà e senza tentennamenti cerca di raggiungere le vette, ne divento suo tifoso, come quando, per una cosa marginale, lo fui per Federico Martín Bahamontes, soprannominato l'aquila di Toledo, che stracciò tutti nella cronoscalata del Puy-de-Dôme.

 Rimasi affascinato anche dalla superba ‘regalità’ di un principe dello Champagne, per essere esatto dovrei dire Conte, si proprio il ‘Comte Audouin de Dampierre’, discendente di una Famiglia che, ‘come raccontano’, deve aver fatto la storia e le ‘storie’, tanto da far scrivere pagine di accadimenti che interessano una porzione della terra di Campagne, quella che ha proprio Reims e i suoi vigneti come patria naturale.Lo conobbi per caso e scambiai con lui qualche parola, mentre con Isidora mi apprestavo a cenare a ‘Les Crayerèrs’ di Reims, favoloso regno di Gerard Boyer. Mi piacque di lui quel ‘favoleggiare’ sulle qualità di un suo ‘Blanc de Blanc’ ottenuto da Chardonnay vinificato in purezza, con la denominazione in etichetta: 'Cuvée de Prestige’.
Uno Champagne che seguendo la descrizione e l’entusiasmo di chi me ne versava un calice doveva essere il  non plus ultra della Maison che portava quel nome, che il Comte Audouin, giovane brillante ‘condottiero’, si era prefissato di riportare alla grandezza di un tempo, e magari superarla.
 Dal virtuale Parnaso, nel quale ora viveva, giacché vi approdò nel lontano 1845, non avrà certo ‘arricciato’ il naso l’avo marchese De Dampierre nel vedersi superato dall’intraprendente Audouin. Ad intrigarmi sono proprio le storie degli altri, i fatti, e perché no anche alcune leggende che si leggono in giro per il mondo, quando si parla di vino, di Champagne, di Cognac o di grandi distillati, di favolosi luoghi che sono templi dell’alta cucina dove la cultura e l’intraprendenza dell’uomo, spesso riescono ad esprimere l’essenza di una grande civiltà. Sono quindi geneticamente ‘tifoso’ delle persone che osano andare oltre i limiti.

Sta di fatto che ogni volta che ho preso a scrivere di qualcuno che stimo, ciò mi libera da ogni prevenzione o timidezza, tanto che da ‘contadinello’ della Sabina sognavo di poter poetare raccontando le gesta di temerari rampolli delle famiglie che contano.

Nel caso che voglio affrontare non sono forse il più adatto a parlare e dare testimonianza delle stagioni che hanno visto un crescendo di successi e di vittorie, che hanno illuminato in oltre mezzo secolo la storia dei Lunelli di Ravina di Trento.
(Nella foto, la nuova generazione dei LUNELLI. da sin. Matteo, Camilla e Marcello)
 Dopo la magia che ha intrigato e intriga sempre più l’apparato sensoriale di una platea internazionale, che ha potuto degustare bollicine firmate Ferrari, che di volta in volta si sono chiamate Giulio Ferrari Riserva del Fondatore o Ferrari Perlé, ed altri, ora, quasi per sigillare il passaggio del ‘testimone’ ad un’altra generazione dei Lunelli, che con l’intuizione di Papà Bruno hanno percorso il sentiero lastricato di successi, ma forse anche di dure fatiche mitigate dalla certezza di farcela, questa stupenda ‘razza’ di vignaioli, enologi, e lavoratori, nel senso dell’applicazione massima nel quotidiano mestiere di governare vigna e cantina, hanno deciso di scendere ancora nell’arena per affrontare una nuova grande avventura: fare di Segnana un’ineccepibile protagonista.
Non limitarsi, cioè, ad una semplice grappa codificata, magari ottima, buona, eccezionale, o rara, ma pur sempre un distillato di vinacce che la storia e il ‘popolare’ giudizio ci ha sempre presentato soltanto come  un sorso di maschia ‘tonicità’.
Il ‘grappin’ chiesto e servito al bancobar ha reso famosa, se non altro per i numeri e per via dell’ambivalenza del distillato, la grappa, che pur ‘maschia’ era bevuta con ‘nonchalance’ anche da giovani amazzoni.
 Ma oggi, e solo da poche stagioni, la Grappa, con la ‘G’ maiuscola, ha iniziato a rinnovarsi anche come immagine, non solo però dal punto di vista del ‘dire e del far parlare', ma anche, e soprattutto, del ‘fare’ che è quel che più conta nell’universo del bere alcolico, in sintonia con i nuovi stili di vita e soprattutto con i nuovi ‘saperi’ intorno al bere in generale. 

Come prolusione o per semplici ricordi non cancellati dalla memoria dobbiamo riconoscere che la grappa non era mai stata ( almeno fino ad un recente passato) argomento da salotto bene, né tanto meno, discussa o apprezzata al massimo da grandi, esigenti consumatori di altre liquide preziosità.

Io che venivo da esperienze di ragazzo con una cultura ‘campagnola’, mediata da una certa rigorosa autocritica, rimasi un po’ stupito, nel dovere ingurgitare una ‘grappa’ che uno dei miei ‘compaesani’ con l’aiuto di un trespolo che chiamava  “alambicco” era riuscito a tirar fuori, senza tener di conto né dei limiti del metanolo, né tanto meno della demineralizzazione dell’acqua da sposare all’alcol per portarlo alla giusta gradazione, né dei costituenti volatili inferiori.
 Alla fin della fiera, nonostante la mia delusione, forse malcelata, mi regalò la bottiglia per portarmela a Milano, e ‘berla in santa pace’. In santa pace rimasi perché non ne degustai neanche una stilla. La feci testare da un laboratorio e non vi dico cosa fu trovato. Da allora ho avuto sempre un po’ di diffidenza verso i prodotti del ‘contadino che generalmente "ha scarpe grosse e cervello fino…forse" ma certo non testa a capacità da severo distillatore di professione. Valse da quel momento come paragone, anche per me, una massima milanese che sentenzia: “Offelee, fa el sò mestee!” ( Il pasticcere faccia il proprio mestiere.)

Sentendomi indifeso, per quel certo timore che si ha per una scontata solidarietà con i paesani ai quali magari sei legato solo per becero campanilismo, non comunicai mai l’esito della ‘bevuta in pace’. Dopo aver degustato in giro per il mondo distillati di varie etnie, tra cui anche un primo sorso di grappa trentina, il cui ricordo mi fece compagnia per tanti anni, per questo nell’approcciare quella specie di metanolo, mi sentii come un pesce fuor d’acqua e la lezione mi servi ad essere un po’ più diffidente.

Tornando al tema, avevo scritto di Segnana di recente, anzi per testimone trascrivo il mio PUNTO pubblicato sull’Osservatorio, riferito proprio a quella esperienza, e poi andrò oltre. "Bisognava proprio andarle a scoprire sul campo, o meglio nel luogo ideale dove nascono e maturano le varie tipologie di grappa, per poter poi esprimere un giudizio che non fosse inficiato da situazioni esterne che possono distrarre e falsare le emozioni olfatto gustative e soprattutto il logico coinvolgimento, che fosse frutto anche di eventuali scoperte. Abituato per decenni non certo ad accontentarmi di ‘sgnape’ o grappini presi al volo al banco mescita o da qualche distillatore di basso rango, ma come degustatore e amante di grappe celebri e spesso celebrate, anche oltre i meriti, comunque tali da convincermi che la grappa, se ben distillata, da materia prima di qualità può essere un competitore, magari anche vincente, in alcuni casi, in gara con alcuni degli affermati distillati di Francia.
(Nella foto sotto, una delle postazioni dove Segnana invecchia alcune sue grappe importanti)
 Fu, come accenno nel mio pezzo sulla ‘breve historia del distillare e della grappa’ soltanto dopo aver invitato i grappaioli trentini nel salotto di Milano, che mi ritrovai ad essere impegnato, anche nel comprendere cosa dicevano gli altri sia della distillazione di vino o di vinacce, sia dei relativi prodotti presenti sul mercato. Oltre a collezionare libri, volumetti e saggi che trattavano gli argomenti accennati, mi ero abbeverato di informazioni, vincendo la mia passata ritrosia nell’accettare  la grappa come nobile distillato. Troppe erano state le delusioni, sperimentando qualche sporadico assaggio di grappe contadine o della casa come amavano definire vantandosene alcuni contadini che dalle vinacce tentavano di distillare qualcosa che aveva la forza di rendermi quei distillati non solo lontani da qualunque richiamo organolettico, ma soprattutto pericolosi per il metanolo presente in quantità spesso esagerata.  Fu nel 1966, che ricevetti dei fiaschi di ‘grappa’ da mio fratello, possessore di una vecchia vigna di Greghetto e Montepulciano, con le cui uve  faceva un vino bevibile solo nei primi giorni seguenti alla svinatura per trasformarsi poi in una ‘genuina ciofeca’ (detto alla Totò) e dalle vinacce traeva con distillazione ‘contadina’  una specie di esecrabile bevanda alcolica, di nessun appeal che lui chiamava, appunto, ‘grappa contadina’. Che Dio li abbia in gloria i contadini che vogliono competere con i vignaioli e i cantinieri di razza con la scusa che il loro vino e i frutti dei loro esperimenti come distillatori casalinghi erano prima di tutto genuini e non avevano certo bisogno di etichetta o di regole, né di professionalità da loro interpretata come ‘falsificazione’ delle naturalità delle cose che hanno solo nel mondo contadino una garanzia di genuinità.
Moravia mi rimproverò, quando lesse il mio pezzo su Playmen  giacché anche lui scriveva su quella testata.
Nella sezione ‘Cultura’ mi era stato affidato dalla Tattilo il compito di svolgere i temi riguardanti la civiltà del gusto e del piacere della tavola, avendo il mangiarbere come protagonista. Avevo discettato sui vini, che allora uscivano dalla cantina ‘fraterna’, vini che parigliavo con gli esecrabili vini da antro delle malefiche streghe.
Meno male che oggi, mio nipote, perito agrario e grande studioso di problemi agricoli, sia tecnici sia produttivi, fa un buon vino ma soprattutto crea capolavori vegetali nelle sue serre, non compiacendosi in sperimentazioni che sono da lui giudicate, ‘cose da ignoranti’…nel senso che ignorano, come ignoravano molte cose la quasi totalità dei contadini che si trasformavano, o pretendevano di trasformasi, in vignaioli e cantinieri provetti. Un giorno, capitato tra i veri maestri di vigna, di cantina e di alambicco, scoprii, rimanendone conquistato, i veri prodotti dell’intelligenza e del sapere.

 Per molti anni la grappa mi riportava alle amare sperimentazioni fatte, come ospite di grappaioli improvvisati o degustando alcune grappe ‘industriali’ di scarso valore organolettico che ben reclamizzate andavano a ruba nei banchi mescita, soprattutto nei bar e nelle botteghe del grande Nord che ospitava i più accaniti bevitori di grappa.Se qualcosa è cambiato, decisamente e in meglio, oltre alla qualità dei vini, anche per le grappe, finalmente, c’è stata una benefica evoluzione qualitativa, specie ad opera di alcuni, che producono grappe che hanno grande dignità e soprattutto la nobiltà  per le origini delle loro materie prime (vinacce fresche, spesso di monovitigno, e ben lavorate)  e perché sono frutto di vera sapienza, e sperimentata professionalità.  E’ stato bevendo alcune grappe trentine, e soprattutto facendo la conoscenza diretta di alcune etichette di Segnana, come la Grappa di Chardonnay e di Pinot Nero e anche le altre, che non solo ho cambiato idea, confermandomi che la qualità, nobile e alta, esisteva già da tempo e bisognava solo andarla a scoprire, non limitandosi all’ovvio e scontato rito del ‘grappino da banco mescita’ vecchia maniera. La più grande scoperta è avvenuta tempo fa,  soprattutto degustando ‘Solera’ di Segnana, per merito della quale sono diventato un dignitoso ‘pentito’, reo di non aver in tempo trovato la giusta strada per incontrare un distillato di rango, ottenuto da vinacce di  qualità. C’erano, è vero, alcuni distillati, presentati in bottiglie che sembravano più vetroteche per miracolose pozioni che normale vetro cavo per contenere un’ottima, grappa, come posso ben dire ora delle etichette di Segnana.
A proposito di Solera mi ero portata una bottiglia di questa deliziosa e impegnativa grappa, in uno dei miei viaggi spagnoli, avendo Isidora come riferimento,  per farla degustare ad alcuni suoi amici di Sanlucar de Barrameda che mi avevano decantato come insuperabili i  loro distillati che affidavano alla sperimentata pratica della Solera, utilizzata sia per lo Sherry  sia per alcuni celebri Brandy come il tipo  ‘Brandy de Jerez  Solera Reserva', con un anno di legno o tipo 'Brandy de Jerez Solera Gran Reserva' che alcuni ‘stagionano’ anche fino a 15 anni ed oltre. Rimasero incantati nel bere il Segnana Solera, sposato con tocchi di cioccolato e alcuni dolci secchi aromatizzati con coriandolo e alcune altre deliziose ‘fragranze’. Non volevano credere che era ottenuta da vinacce, e fu solo quando spiegai che i ‘produttori’ erano gli stessi che avevano Ferrari come simbolo delle loro creazioni, in fatto di vini e nello specifico di bollicine decisamente più nobili dei ‘Cava’, che loro mi chiesero informazioni dettagliate sul prodotto. Dissi loro che magico intervento era il segreto ‘rubato’ alla loro filiera produttiva sia dello Sherry sia del Brandy Solera Riserva. Ma soprattutto era la ‘collaborazione’ di una materia prima decisamente di qualità superiore come le vinacce fresche ancora di mosto, ottenute con una leggera pressatura, essendo le uve di Chardonnay utilizzate per produrre uno dei più grandi spumanti a livello mondiale. Se è vanto dei Lunelli aver prodotto una delle migliori grappe che io abbia mai degustato, mio piccolo vanto è aver fatto degustare, per merito di Isidora di Spagna, una bottiglia di Grappa Solera di Segnana ad alcuni rampolli della borghesia spagnola che bazzicano oltre che  a Jerez de la Frontiera a Sanlucar de Barrameda dove Isidora teneva casa che era spazio per incontri non solo culturali ma di grande respiro godereccio in fatto di civiltà della tavola…e dintorni.Ogni tanto, quando sono in vena è ho sentimento e voglia di provare una emozione olfatto-gustativa degusto un goccio di Solera, che mi riporta con la mente al ricordo, non solo di  Sanlucar de Barrameda dove feci scoprire Solera Segnana ad Alvaro Miralles Gonnesa e ai suoi quattro amici sivigliani, ma anche al ricordo della cantina Ferrari quando ebbi la riconferma del mio giudizio su questa deliziosa grappa, sensuale e un po’ incantatrice, con il suo colore che somiglia a quello della corteccia un po’ invecchiata che sfuma sull'ambrato caldo dell’albero di Luang dove crescono alcuni frutti selvatici buoni solo per volatili esigenti e buongustai. Il  legno nobile e serioso lo ritrovi anche tra gli aromi più suggestivi. Nonostante che i distillati, e in particolare la grappa, non lascino molto spazio per intercettarne le sfumature del gusto (è il  calore 'invitante' - per chi è provetto degustatore - dell'alcol mediato dagli equilibri, che domina la scena) tuttavia si avverte, dopo aver 'bevuto' il sorso di grappa, un cenno di gusto sottile e intrigante tanto da non farmi rimpiangere alcuni Armagnac che ho degustato nella loro patria d’origine. Ma tutti sanno, almeno gli addetti ai lavori che la grappa non affida il suo 'valore' organolettico al gusto ma all'infinità gamma di aromi che deliziano l'olfatto. Grazie ancora ai Lunelli che oltre alle nobili e vincenti bollicine Ferrari sono riusciti a cavar fuori dalle fresche vinacce, che hanno ancora il profumo invitante del mosto,  un caldo sensuale umore ‘alcolico’ che il processo di maturazione ‘Solera’ rende nobile e nobilitante.


 ED ORA VADO OLTRE…CON UN PUNTO E A CAPO 

 Così, dopo la mia prima esperienza con Segnana mi lascio intrigare dalla notizia pubblicata sull’Osservatorio ( LA FAMIGLIA LUNELLI PUNTA SULLA GRAPPA) e mandata in onda nella notte stessa del giorno di presentazione del progetto, Non ero soddisfatto del mio appunto di cronaca, anche perché impedito ad essere presente nella giornata dell’annuncio, mi ero dovuto accontentare della news giuntami in diretta sul calare della sera il giorno stesso. Questo invece vergo ed esprimo ufficialmente, conscio di aver digerito l’emozione di questa nuova idea della Famiglia Lunelli, che apprezzo e stimo da una vita, e vuole essere una testimonianza che sia interpretata come semplice parere , giacché non ho né stoffa, né tantomeno grazia e celebrità per esserne testimone, se non autorizzato, almeno ‘casuale’ o di straforo.
D'altronde. qualcuno è sempre in agguato se ti permetti di seminare, anche se son buoni semi, fuori dal solco che ti appartiene, ecco che dovrei far parlare altri di questa positiva avventura, ma mi avvalgo di essere, forse, il primo in assoluto, o uno dei primi, che fece approdare nei lontani anni ’70 proprio la Grappa trentina, quella del ‘Tridente’, nel cuore della Milano bene, al Momus di Brera.
Scesero infatti in gruppo: scienziati, produttori, provenienti da quella zona eletta, per far conoscere timidamente a giornalisti specializzati che io coordinai, invitandoli alla serata e alcuni tergate di potenziali consumatori.
Mi vantai di aver fatto uscire la Grappa dal suo habitat naturale per farla degustare e apprezzare dai fini, esigenti palati dei milanesi con alto potere d’acquisto che magari si vantavano, almeno qualcuno,  di avere in casa qualche bottiglia di Courvasier del tipo:  “Cognac Extra Collection Erté La Part des Anges”, che oggi costerebbe intorno a due milioni delle vecchie lire.

Ma come fare a ‘dire’ o a sentenziare, se non prima, ascoltare meditando, cosa mi risponde Marcello Lunelli che - con l'aiuto dell'enologo Mirko Scarabello, direttore Tecnico di Segnana (...e Mastro Distillatore), segue questo ambizioso progetto? 

 A TU PER TU CON MARCELLO LUNELLI

Avanzo timido qualche domanda proprio a Marcello Lunelli, senza presunzione ma solo per avere una dritta sulle sue impressioni. Per poi giudicare il prodotto libero da ogni prevenzione. 

ALDO QUINTO LAZZARI: "Nel contesto dei distillati classici italiani (brandy e grappa) Segnana, pur nella fredda codificazione di legge, cosa rappresenta dal punto di vista ‘qualitativo’ rispetto alla norma, pur rispettosa delle leggi o codificazioni?" 
MARCELLO LUNELLI: "Segnana non è solo grappa, ma significa anche un nuovo modo di vivere la grappa, facendone un distillato moderno, morbido e di singolare fascino nella sua mescolanza di storia e innovazione, alternativa di alto livello ai distillati di importazione ed espressione all’estero di un’italianità raffinata." 

AQL: "Se dovesse elencare in ordine di importanza le qualità specifiche di Segnana nelle due tipologie più ‘preziose’ quali sono gli aggettivi che si sente di esprimere da responsabile della produzione?  
M.L: "Non esistono tipologie più preziose, mi limito a citarne alcune sulle quali fare delle considerazioni. In particolare: - Chardonnay, elegante- Pinot Nero, intrigante- Gentile, morbida e setosa- Cinquanta, decisa, ma gentile- Solera Selezione, enigmatica ed affascinante- Solera di Solera, misteriosa con garbo- Grappa Sherry Cask, attraente ed ipnotica" 

AQL: "Sappiamo che Cognac e Armagnac hanno rappresentato per molto tempo il massimo che si potesse ottenere dalla distillazione del ‘vino’. L’immagine della grappa era tenuta ‘discrezionalmente’ un po’ in ombra,  per motivi contingenti e per il ruolo che aveva del ‘bere alcolico’, popolare e non sempre gradito a palati esigenti e di cultura elevata ( in fatto di bere ‘distillati’). Cosa si sente di dire per cantare in questo momento le giuste lodi di queste vostre creature, specie di quelle che sono di altissimo, e direi ‘nobile’ livello?" 
M.L. : "La grappa negli anni, grazie sia alla dedizione ed allo studio dei mastri distillatori per aumentarne la finezza e l’eleganza sia all’attenzione ai gusti del mercato, si è ingentilita, resa più affascinante. Si è affrancata dallo status nazional-popolare per andare ad abitare ne piani alti bel bere bene, abbinata ad un giusto mix di ‘Made in Italy’, primo fra tutti con il sigaro Toscano. Con le due tipologie Solera e Sherry Cask Segnana inaugura un nuovo concetto di grappa, distillato che sa evocare emozioni uniche ed indimenticabili, dalle atmosfere coinvolgenti, intime e nello stesso tempo alla moda."  

AQL: "Se fosse necessario scrivere in un’apposita casellina 'solo' un aggettivo, al massimo con in più qualche variante, ci suggerirebbe quindi qualche parola che ci faccia immaginare le qualità, e soprattutto il livello delle materie prime utilizzate, per GRAPPA SEGNANA in generale?"
M.L. "Eleganza, finezza, morbidezza, emozionante atmosfera." 

AQL: "Quale, delle sue opere che, come autore, e in parte degustatore un po’ collaudato, giudico nel mio lungo servizio tutte meritevoli di attenzione, sente che si possano tranquillamente definire le SUPER, o le eccezionali, il massimo ottenibile per gratificare l’apparato sensoriale dei più esigenti, severi, e preparatissimi, degustatori, ‘amanti’colti e raffinati di questo tipo di distillato?"
M.L.: "Per differenti ragioni tre sono le grappe a cui sono legato:
- la Chardonnay, grappa simbolo della nostra famiglia dal ricco e nel contempo elegante bouquet;
- la Solera Selezione, grappa di atmosfera e di suggestioni infinite, evocatrice di antiche consuetudini frutto di sapienti gesti dell’uomo e del tempo;
- la Grappa Sherry Cask, grappa fin dal nome attraente e ricca di sorprese, l’ho definita ipnotica proprio per la sua carica di assoluta novità che attrae e coinvolge in un vortice di emozioni i palati più esigenti. 

                                                                                    ***



A QUESTO PUNTO LA PAROLA AL TEST EFFETTUATO NELL'OIFB TEST CENTER, DI SEI GRAPPE  SEGNANA - CON 11 TESTIMONIAL
dei quali rileviamo le attitudini e le professioni e il livello di esperienza olfatto-gustativa nella loro personale vita di 'accorti, ed esigenti consumatori-bevitori'.

HANNO PARTECIPATO:  Quattro donne professioniste di varia attitudine o mestiere, già sperimentate in altri incontri-test. Più esigenti degli uomini ( o almeno vogliono apparire tali ) per qualche obiezione o precisazione...di troppo.
Determinanti invece sono stati i loro giudizi sulle positività riscontrate,ed espresse con abilità e padronanza dei termini e significazioni.

Sei uomini, di cui tre professionisti, medici o altro, un direttore di centro commerciale, amante del bere alto; due titolari di piccole attività (commerciale o produttiva), per passione, intenditori e collezionisti di buone bottiglie. INFINE (AQL) come direttore dell'OSSERVATORIO che comunque ha sempre espresso il giudizio per ultimo per non condizionare o dare un termine di paragone agli altri...di cui qualcuno MOLTO esperto, spesso come o più del 'maestro'. 

I TESTIMONIAL NEL COMPLESSO SONO AMANTI DEL BUONBERE O BERE ALTO, MA ANCHE CONOSCITORI - A VARI LIVELI - DI QUASI TUTTE LE TIPOLOGIE DEL BEREALCOLICO (e nello specifico anche di distillati di varia provenienza etnico-culturale).

 Le sei etichette testate con gradazione e temperatura registrata al momento della singola degustazione.

1) GRAPPA SEGNANA GENTILE (Grad. alc. 40% Vol. - Temp. al test da 9°-11°)
2) GRAPPA SEGNANA CINQUANTA  (Grad. alc. 50% Vol. - Temp. al test da 11°- 14°)
3) GRAPPA SEGNANA CHARDONNAY (Grad. alc. 42% Vol. - Temp. al test da 9°- 12°)
4) GRAPPA SEGNANA TRAMINER (Grad. alc. 42% Vol. - Temp. al test da 9° a 12°
5) GRAPPA SEGNANA PINOT NERO (Grad. alc. 42%  Vol. - Temp al test 11°- 15°)
6) GRAPPA SEGNANA SOLERA SELEZIONE (Grad. 42% Vol. – Temp. al test 28° circa)

GENTILE
 Nonostante la sua 'semplicità' dal punto di vista delle risposte sensoriali, che la fa somigliare ad una grande grappa che ripete, pur con una evoluzione determinate lo stile delle Grappe Made in Italy con carattere e significati di pregevolezze, tuttavia esprime, ed è stato rilevato e apprezzata una sua certa morbidezza, senza alcuna spigolosità caratteriale che si riscontra in molte ottimo o buone grappe italiane di livello.
La votazione complessiva in ventesimi è stata la seguente:15/20 - 16/20 - 16.9/20 con un punteggio riassuntivo, concordato di 17/20, e un giudizio unanime espresso, che riassumiamo in: "ottima per la sua semplice morbidezza, che si distingue anche per il perfetto equilibrio dell'insieme, testata fresca in partenza sui 9°, saliti nel breve tempo a circa 11° o forse 12°, ha tuttavia mantenute intatte le doti di 'freschezza' nel senso del suo rapporto con l'apparato gustativo.

Insomma, solo uno il giudizio di "buona ma normale", il resto un unanime: "grappa super" anche per la sua semplicità dell'insieme, e della forza che induce a ripescaggi di emozioni gustative dopo l'assunzione." 

CINQUANTA
Grappa di buona personalità, si avverte nel primo approccio, una delicatezza e nello stesso tempo un cara ttere deciso, potremmo dire una radiografia in liquido delle nostre migliori grappe con in più una apprezzabile piacevolezza che non disturberebbe neanche i neofiti che si avvicinano ai distillati tipo grappa. Pulita e avvolgente con un carattere ben definito, insomma è piaciuta a tutti. 
I Voti da 16,2/20 a 17,7/20. con un piccolo giudizio a fine prova del più esperto e affidabile bevitore-degustatore, abituato a bere grandi distillati, possiede nella sua Teca Spiritosa. grandi Rum, Cognac straordinari e soprattutto grappe italiane di grande fama...ma come vedremo alla prova del Solera selezione è impazzito dal piacere e dalle meraviglie sensoriali provate.
Ha detto a proposito di Cinquanta..."Sarà anche Cinquanta per l'anagrafe ma ne vale Cento e passa per la grazia e nello stesso tempo per il carattere che non affida la sua personalità alle interferenze di manipolazioni o stratagemmi di sapore estraneo all'anima di un semplice ma ottimo distillato di vinacce".
"Che dire oltre...! 

CHARDONNAY
Era da atten derselo un giudizio più 'biricchino', pensando al ruolo che lo Chardonnay ricopre nel mondo delle bollicine per i grandi spumanti o Champagne, ottenuti vinificando in purezza un certo tipo di uva, ma io a spiegare che spesso come nel Cognac non sempre un grande vino regale e che ha fatto impazzire i grandi bevitori, puo essere all'altezza di regalare agli esperti intenditori un'identica gratificazione sensoriale.
Ma alla fine ciò che li ha convinti, può essere la mia descrizione, sia del tipo di vinacce, sia dello loro freschezza, ecc. che hanno forse un po' condizionato l'iter dei vari giudizi.
La spiegazione delle vinacce ancora ricche di mosto come è nello stile dei Lunelli (leggi Segnana) e la pressatura soffice, alle vinacce viene 'regalata' una potenzialità maggiore in fatto di fragranza e gamma aromatica che non vengono disperse nella distillazione.

L'abbiamo degustata forse un po' troppo fresca (sugli 8° almeno inizialmente) ma tutti sono rimasti 'di buona bocca', sia per ciò che hanno provato dal punto di vista gustativo, ma anche per ciò che poi avrebbero voluto scrivere nella scheda o dire a voce.
Il Voto da 17,6/20 a 18,2/20, con il giudizio finale condiviso di "una grappa fine, ed elegante, nonostante la suo forte personalità di distillato di buona razza". 

TRAMINER
Pur non rimanendo condizionato personalmente dal TRAMINER, nonostante che il vino mi ha sempre intrigato e affascinato, specie quello atesino, tuttavia ho immediatamente percepito un anticipo  di predilezione prima ancora di dar sfogo ai sensi olfatto-gustativi. per via della suggestione del vitigno dal quale provengono le vinacce. Ma subito, specie due delle donne si sono arroccate su un giudizio 'tranchant' o perentorio, da padrone della scena: "Sembra di assaporare una stilla di aromatico Traminer,.." sia per l'intensità residua dopo l'attenta distillazione, ed in realtà è stato questo l'argomento vincente che li ha tutti condizionati. Se è pur vero che le vinacce come materia prima (in questo caso fresche e di Uva Tranìminer ) sono di alta qualità dal punto di vista della riposta aromatica, il miracolo è avvenuto, senz’altro, con un'accorta distillazione. Ma l'impressione positiva si è realizzata bevendo dal bordo del cristallino 'ballon', una prima goccia di Segnana Traminer, giacché si è avvertita una nota aromatica netta che ha incuriosito tutti.Subito voti verso l'alto, ma ho fatto riflettere anche per non mettere in scacco i giudizi definitivi suggeriti dalle altre due grappe rimaste da degustare, e tra queste la Solera Riserva.
Degustata sui 9°-10°, vi è stato un quasi unanime giudizio tra buona e ottima, e con i voti da 17,9/20 a 18,8/20 Apprezzata comunque in modo generalizzato...e la nota vincente è stato il livello aromatico ancora ben avvertito nella generale 'pulizia' dell'insieme.  

 PINOT NERO

Le uve Pinot, che all'origine concorrono a regalare anche al vino o spumante vinificate in bianco o in rosè, livelli qualitativi che gli sono riconosciuti, anche le vinacce se trattate con grazie e conservate ben fresche, possono fare il miracolo di far 'annusare la personalità del Pinot nero, ma forse e sempre il miracolo di una distillazione governata da un vero maestro che fanno di questa uva di partenza dalla forte personalità, una materia prima determinante per caratterizzare anche il distillato.

E' piaciuta più agli uomini, ma le donne ne hanno riconosciuta la maschia personalità e gli equilibri, insomma una grappa da 17,7/20 a 18,2/20 




SOLERA RISERVA
Hai voglia a spiegare che parte dei meriti di questa grappa è un brevetto custodito nei diari di lavoro di Segnana (definita quasi da tutti 'favolosa, eccezionale, rara, e nobile...) anche qualcun altro più preparato degli altri - come il Dr. Gipponi - che diventa l'esperto di rango non per professione ma per abitudini culturali in quanto è abituato a bere alto, il quale ha detto "per me è uno dei distillati più coinvolgente che abbia mai apprezzato al mondo": Non credergli significherebbe smentire in parte i giudizi finali di ogni partecipante al test.Tutti si sono meravigliati, qualcuno fino ad essere 'incredulo'  lasciando intendere che "non può una grappa essere così, nobile, così intrigante, così regale da lasciare in bocca un punto interrogativo di molteplici sensazioni. Tutti sono andati al sodo. La più battagliera e convinta intenditrice  delle quattro donne ha rasentato di sfociare in follia alla Erasmo da Rotterdam, poiché ha detto, bevendone ancora una stilla: "Ma questa è pura, liquida follia...di qualche trasognato distillatore che deve essersi imparentato con il demonio, tanto è diabolica e suprema l'anima di questa che giudico la mia più grande avventura sensoriale." Come non credergli. Vista la parata ho detto subito ai 10 'colleghi' che non sarebbero stati considerati validi i punteggi che superassero la norma.Il Dr, Beretta ha detto: "Come può un voto, anche il massimo, dire delle virtù di questo distillato?" Il voto!? Alcuni erano imbarazzati, giacché avendo assegnato 18,2/20. ad esempio al Pinot Nero e allo Chardonnay...si sarebbe dovuto, per giustizia nei rapporti comparativi con Solera Riserva, sforare il tetto di 20/20...allora: tutti o quasi un 20/20 + l'Eccellenza. 


IL PUNTO DI AQL

Sono in imbarazzo, a questo punto, per essere costretto a dire la mia, dopo che lo staff- che in molti test mi segue, felice di scoprire insieme a me nuove emozioni - questa volta mi ha messo di fronte ad una loro realtà e ai loro giudizi, che pur non sopravanzando in positività i miei personali, tuttavia mi ha fatto capire che non ci si può più cullare sulle esperienze di un tempo. Ormai i nuovi consumatori, sono più preparati, resi colti dalla globalizzazione delle idee, dei prodotti, degli stili di vita, delle culture che si assimilano o si confondono partorendo delle  nuove realtà culturali che sono il meglio, ovvero la sintesi e a volte la somma di ciò che ogni cultura propone.
(A Lato Theophrast von Hohenheim (1493 - 1541) detto Paracelso confuse al tal punto gli accadimenti della storia, tanto che secondo lui furono gli arabi ad aver creato i primi 'distillati'...ma non erano nemici dell'alcool..secondo la loro religione? Quì è ritratto in un surreale opificio dove si cercava, forse,  di trasformare l'acqua di mare in....bevanda paradisiaca)
Insomma le quattro donne. mi hanno data una lezione di saggezza esplorativa, poiché singolarmente e in gruppo hanno determinato valutazioni che sono giudizi ponderati ma realisticamente rispondenti alle loro esigenze. Ad ogni degustazione-test ha fatto seguito uno scambio di pensieri, di giudizi, di interpretazioni. Una specie di breve viaggio, tra emozioni, incertezze, meraviglie ed anche ponderate soluzioni finali, nelle quali ognuno ha detto la sua, che seppur con evidenti somiglianze o affinità, tuttavia mi hanno disvelato come ogni apparato sensoriale si fa guidare o guida le risposte e le sensazioni in base a personalissime, spesso irrivelate, sensazioni. E' proprio vero che bisognerebbe affidare giudizi e votazioni a freddi giudici tutto naso e papille gustative, ma l'uomo  ( o la donna...naturalmente) non sono una macchina programmata da codici o da un software che pensa e decide seguendo regole che vanno oltre la propria persona, il proprio gusto e soprattutto oltre gli attimi temporali e le emozioni del momento che possono mutare, magari di poco, solo con il volgere di uno spicchio di pagina del calendario.
 Insomma, degustare, apprezzare, giudicare, non può essere disgiunto dall'attimo in cui il degustatore vive la propria sensibilità che può variare seguendo il giro delle virtuali lancette della propria psiche, che sono poi il vero terreno sul quale si giocano i termini del piacere, della soddisfazione, della gratificazione che non può essere solo quella regalata in un determinato momento al soggetto attore di un confronto, attraverso l'apparato sensoriale. Sia chiaro che entrano in gioco altri parametri che non si possono né definire né codificare.
Ecco perché a volte ciò che fa impazzire un ipotetico signor Antonio, potrebbe non suscitare una pur minima emozione ad un soggetto apparentemente uguale sotto tutti i punti di vista, al Signor Antonio, e magari un'altra volta potrebbero essere in sintonia per una casualità non programmata, ne programmabile. (Lui si che se ne intende...Marcello Lunelli degusta una delle 'sue Grappe')
Il mio personale giudizio sui sei test effettuati, per la prima volta non seguendo un blocco di appunti e suggerimenti o codificazioni presunte, indispensabili per queste situazioni, posso solo dire che, nonostante io sia diventato adulto e un po' 'obsoleto' a forza di girare per vigne e per cantine, per tavole di ogni genere, in giro per il mondo, il 26 di giugno 2008, ho provato nuove sensazioni aggiungendo qualche pagina al diario delle mie esperienze, per merito di questo distillato firmato Segnana-Lunelli che, pur nelle varianti previste per ogni singola etichetta, sa essere grande e mi fa ricredere su ciò che scrissi una cinquantina di anni fa a proposito di Grappe che con vilipendo meditato definivo delle "Sgnappe'.
Ora, ma già da qualche decennio, mi sono non solo ricreduto, ma sono certo che non potrei trovare emozioni molto più grandi o più intriganti se dovessi, con la dovuta attenzione, degustare un grande Armagnac o un favoloso Cognac, o una Riserva regale di un Brandy Spagnolo. Mi basta e mi avanza quest'ultima esperienza che mi ha portato ancora una volta a dovermi confrontare con un capolavoro che nasce in quel di Trento. Questa volta, forse più pacato e coinvolto, posso dire che dopo questo ultimo reincontro con Segnana, rimango ancor più smarrito e sorpreso dall'eccellenza. Ormai in età stagionata (fin troppo) sono pochi quelli che riescono ad incantarmi anche fuori dalla norma.

Avendo amoreggiato, da ragazzo, con gli scritti di Virgilio ricordo che in Bucolica lasciò scritto: "NON OMNIA POSSUMUS OMNES". Ed e' proprio vero e me ne convinco, che “non tutti possiamo tutto”. Ecco perché in questo momento senza screditare altri distillati, pur di rango, né sminuire le opere altre, dico che solo Segnana, con al governo la Famiglia Lunelli, in questo scorcio d'inizio del terzo millennio punta su un 'miracolo' di distillato che con le sue varianti scriverà una nuova pagina sul  simbolo 'alcolico' del Made in Italy: La Grappa. Un nuovo modo di intendere il bere alto che reca piacere e nuove impensate sensazioni, non solo olfatto-gustative. Pensare che un tempo la grappa stentò ad entrare da Cipriani a Venezia,  mentre ora, e in futuro, può contendere un posto al banco bar di un locale frequentato da Vip danarosi e navigati nel mondo del bere alto…e anche costoso e non ci meraviglieremo ( mio il sospetto ) se sul tavolo della casa di Nicolas Paul Stéphane Sarkozy e la Signora Carla Bruni, magari accanto ad una favolosa bottiglia di Cognac si possa trovare una Segnana Solera Selezione e non per un omaggio all’italianissima moglie, ma proprio perché…è Segnana Solera firmata Lunelli. (Il caldo colore che si sprigiona da un calice di Grappa Solera)
Ma non tutte le grappe, anzi solo alcune (che è già tanto) meritano di contendere spazio anche a celebri e celebrati distillati di vino, con fama secolare. Ecco perché Virgilio aveva ragione di affermare che...NON OMNIA....anche se non si riferiva certo agli artigiani della Grappa: non era stata ancora scoperta.