Contenuto principale

INCONTRO RAVVICINATO CON IL GAVI

Prima di parlare liberamente del Gavi, accenniamo ad un po'' di regole codificate per comprendere meglio l''aspetto legale della meritata denominazione di origine controllata e garantita (DOCG).

Stralcio delle Codificazioni di legge sulla Doc e Docg ''Gavi'' o ''Cortese di Gavi'', attraverso le varie modificazioni avvenute nel frattempo a partire dal DPR del 26 giugno 1974 fino all''ultimo Decreto del 2001.

D.P.R. 26 giugno 1974. Riconoscimento della denominazione di origine controllata del vino « Gavi» o « Cortese di Gavi» ed approvazione del relativo disciplinare di produzione.

Disciplinare di produzione
Art. 1. - La denominazione di origine controllata "Gavi" o "Cortese di Gavi" è riservata al vino bianco che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.
Art. 2. - Il vino "Gavi" o "Cortese di Gavi" deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti dal vitigno Cortese.
Art. 3. - Le uve devono essere prodotte nella zona di produzione come delimitata (dal Decreto).
Art. 4. - Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del "Gavi" o "Cortese di Gavi" devono essere quelle tradizionali.
n. 185 - Decreto ministero Politiche agricole del 29 luglio 1998 - Denominazione di origine controllata
e garantita dei vini "Gavi" o "Cortese di Gavi"
Rettifica G. u. n. 232 del 5 ottobre 1998.
Già Doc con Dpr 26 giugno 1974 (modificato dal Dpr 17 marzo 1988). Modificato dal D.m. 12 marzo 2001.

IL GAVI TRA CRONACA...CONSIDERAZIONI E APPUNTI DI ATTUALITA''
Gavi o Cortese di Gavi, come enunciato dal disciplinare della DOCG, assegnatagli con decreto ministeriale, di recente (1998) rispetto al vissuto storico di questo vino bianco piemontese, ha come territorio delle sue origini attualmente codificate, una zona dell''Alessandrino che comprende 11 comuni, interi o parzialmente coinvolti, avendo però un riferimento ben preciso che ha il Comune di Gavi come punta di diamante.
Il vitigno Cortese protagonista di questo bianco che in alcune etichette raggiunge un livello di nobiltà e pregevolezze organolettiche, ha un territorio più vasto della zona Docg del Gavi. Infatti, partendo dall''apparato collinare dell''Alto Monferrato, attraverso il sistema dei Colli Tortonesi, il territorio che vede lo storico vitigno, protagonista assoluto o in collaudati uvaggi, si allunga fino alla grande vigna lombarda dell''Oltrepò Pavese. In realtà il Cortese, in Piemonte, era ospitato un tempo e in parte lo è ancora, nei territori di Acqui Terme, di Canelli, di Nizza Monferrato, di Novi Ligure e di Ovada oltre che di Tortona. Quindi nelle province di Alessandria ed Asti. Il Cortese di Gavi (ovvero il Gavi del comune Gavi o il Gavi degli altri comuni indicati dal disciplinare, o comunque ottenuti da uve della sola zona codificata dal disciplinare) fino a qualche decennio fa non aveva ancora ottenuto quei riconoscimenti che merita, essendo (secondo il nostro giudizio) uno dei grandi vini bianchi, che può competere, facendosi onore, con altri bianchi anche d''Oltralpe.

Era difficile un tempo, soprattutto prima della Doc ''Cortese di Gavi'' o della recente Docg, scoprire queste valenze, tanto che nei tanti volumi, che trattano di vini, di enologia e viticoltura, datati fine anni sessanta o primi anni settanta, l''unica voce che ci potesse avvicinare alla scoperta di questo Vino come oggi lo intendiamo, riferito alla provincia di Alessandria, era il ''Cortese'', un vino prodotto in oltre trenta comuni della provincia, compresi i comuni che oggi si possono fregiare della Docg, a partire da Gavi che aveva già allora un particolare riconoscimento per il suo Cortese. Strada lunga e difficile quella del Gavi. Solo a partire dalla Docg del 1998, può di diritto vantare, e non solo per ''legge'', una propria, riconosciuta, tipica personalità.
Per redigere questo speciale sul Gavi, che intendiamo rendere disponibile in modo permanente nel nostro Media OIFB per tutti i nostri attuali e futuri lettori telematici, soprattutto operatori Horeca ed oltre, abbiamo scelto di degustare 63 etichette di una quarantina di aziende delle zona codificata per legge (20 aziendedel comune di Gavi e le rimanenti suddivise tra gli altri comuni della zona Docg).

Per evitare di esprimere con leggerezza un giudizio, e non rimanere condizionati dalle passate esperienze che ci avevano riservato positive ed entusiasmanti sorprese, abbiamo immaginato che forse, allora, si era trattato solo di poche bottiglie di cantinieri provetti, di collaudata esperienza di vigna e di cantina oltre che titolari di vigne ospitate in particolari ''terroir''.

Nel disciplinare, come accennato, si parla di Gavi o Cortese di Gavi. Per chiarezza, è sparita quest''ultima dizione (Cortese di Gavi) dalle etichette, quasi un timido rifiuto della definizione Cortese che potesse indurre in paragoni con altri vini prodotti da questo vitigno ma che nulla hanno a che fare con il Gavi.

Il Cortese nei suoi vari cloni è vitigno autoctono, che, che come accennato sopra, trova ospitalità in una lingua di terra che si snoda attraverso l''apparato collinare che va dall''Alto Monferrato fino ai rialzi mammellari dell''Oltrepò Pavese, e soprattutto, con nobiltà riconosciuta, il territorio del Comune di Gavi, dal quale prende il nome tanto che i gaviesi se ne fan vanto, forse a giusta ragione.
La denominazione ''Cortese di Gavi'', almeno come definizione, viene considerata tra i produttori del Gavi forse meno nobile o meno coinvolgente, anche se si fregia del nome di questo vitigno, rivalutato nella pratica dal Gavi. Noi, interessandoci del mercato e dei consumatori, lasciamo alla dialettica campanilistica i riferimenti specifici delle codificazioni. Ci limitiamo a giudicarlo come vino bianco importante, prodotto in uno degli 11 comuni, abilitati per legge a produrre il Gavi.

Tra cronaca e ricordi

Conoscemmo il Gavi per la prima volta, in modo molto più intimo e coinvolgente, nei primi anni ''70, per merito di Carletto Bergaglio, bandiera e ambasciatore di questo vino oltre che della gastronomia gaviese. Già allora, e prima ancora, avevamo avuto incontri fortunati con alcune celebri etichette come quelle dei Bergaglio, o della Tenuta Giustiniana, allora proprietà, del senatore Carlo Pastorino, o della Tenuta Mairana, o di Villa Sparina, e alcune altre, degustate nelle varie peregrinazioni nelle cantine di quel fortunato territorio dell''Alessandrino.
Ma ci corre l''obbligo di accennare al Gavi come un vino che non ha avuto bisogno di cambiar pelle, come alcuni altri vini che si sono dovuti adeguare alle mutate esigenze del mercato o meglio dei nuovi, più smaliziati, consumatori. Il Gavi di allora, come quello di oggi, almeno come rilevato dalle 63 etichette, di una trentina di aziende, degustate in questa tornata, e che un po'' alla volta indicheremo nelle ''Schede di AQL'', è meritevole di elogi pensando anche al rapporto qualità prezzo di ogni singola etichetta.

Non teniamo dietro alle cronache passate né alla storia, che spesso hanno poco a che fare con la qualità del vino che è poi ciò che interessa al moderno consumatore. Vogliamo solo accennare alle impressioni ricavate nella recente degustazione delle più rappresentative bottiglie del panorama espresso dalla Docg.Tante e variegate sono state le sensazioni, le impressioni visive, e olfatto-gustative. Abbiamo ritrovato identiche emozioni di altre esperienze con vini bianchi di grande risonanza anche internazionale. E'' proprio vero che spesso la grandezza dei valori e della sostanza, si riscopre anche affrontando con civile timidezza, e severa professionalità, e soprattutto senza prevenzione, vini non resi famosi dalla cronaca universale, dalla storia o dalle leggende

Pur tenendo conto delle semplici definizioni codificate per legge sulle caratteristiche organolettiche del Gavi (intendiamo parlare solo del tipo tranquillo, tralasciando, per ora, il frizzante e lo spumante) dobbiamo riconoscere che il Gavi merita tanto di più di un distaccato giudizio che segue le codificazioni e non il coinvolgimento sensoriale e il relativo giudizio che sono, in fin dei conti, la cartina di tornasole dei valori reali del vino, con i quali si propone al mercato, soprattutto specializzato dei consumi fuori casa.

Troppo fredde e limitative le indicazioni del disciplinare, che, come per i moderni Panel Test dell''Ue, si limitano ad enunciare il minimo indispensabile, per accomunare nel grande calderone delle produzioni alimentari tutto ciò che viene prodotto rispettando i parametri minimi codificati per legge. Un po'' troppo poco per giudicare e redigere i giudizi su di un vino di qualità che è comunque un ''capolavoro'' dell''uomo vignaiolo e cantiniere e come tale merita giudizi più mirati e complessi.
Liberi dalle imposizioni ci avventuriamo, senza esagerare, ad elencare alcune impressioni sensoriali, per far conoscere, specie a coloro, e sono tanti in Italia e nel mondo, che non conoscono questo straordinario vino Docg che onora la nostra enologia, le tante opportunità e le gratificazioni che possono giungere nel degustare una delle tante, buone o ottime, etichette di Gavi.
Già l''aspetto visivo e il colore danno la misura di parametri positivi. Partendo dal giallo paglierino intenso o carico, al lucente, al giallo paglierino con riflessi dorati, decisi o tenui. Il profumo va dal floreale alla vaniglia, dall''acacia alla frutta bianca e matura, con sentori di agrumi e di freschezza, per arrivare al caffè e allo zucchero in temperatura; dalla mandorla dolce alla banana e alla pesca. Profumi che anticipano una tipicità che il palato conferma. Amarognolo o acidulo, fresco e pieno con struttura consistente, raffinato ed elegante, con rotondità piacevoli. In altri si avvertono i tannini resi tenui e rotondi. Poi assapori il gusto del miele dolce, o una fresca morbidezza che persiste, dando la misura del valore di questi vini. Insomma, tante e tutte positive le impressioni che, gratificando i sensi, tutti, convincono del valore, specie di alcune etichette che non fanno rimpiangere altre celebri ed osannate.
Merito certamente degli artefici dell''Alessandrino che in vigna e in cantina calibrano ogni azione o gesto, i cosiddetti ''bianchisti'', ai quali accennava Renato Ratti, ma ci suggerì lo stesso Marescalchi che, da ''università'' del sapere enologico, o vitivinicolo, parlava dell''arte difficile di fare i bianchi. Ebbene da Gavi e dagli altri comuni della Docg viene una grande lezione. Forse non saranno tutti maestri o accademici del bianco, ma una cosa è certa: il loro Gavi è una perla che molti di più dovrebbero degustare, e molti, soprattutto in Italia dovrebbero conoscere in modo più approfondito.


***


A proposito di giudizi, per ora ci limitiamo ad accennare solo alle etichette degustate che un po'' alla volta inseriremo tutte nella rubrica di OIFB le ''Schede di AQL'', dando un giudizio di merito, accennando alle singole caratteristiche, scoperte stappando una ad una le 63 bottiglie di Gavi dei comuni del comprensorio codificati dalla Docg.




Ricapitolando...la parola del Consorzio

Il 26 giugno 1974 viene riconosciuta con decreto del Presidente della Repubblica la denominazione di origine controllata «Gavi» o «Cortese di Gavi», riservata ai vini bianchi che rispondono ai requisiti prescritti nel disciplinare di produzione. Si tratta del primo passo di un percorso lungo trent''anni di impegno, passione e ricerca volti al miglioramento qualitativo del Gavi.
A tal scopo vengono severamente stabiliti alcuni parametri e delimitazioni alla produzione che costituiscono l''ossatura dell''attuale disciplina in materia. Sono tre le tipologie: Gavi, Gavi Frizzante (entrambi vini "tranquilli" ) e Gavi Spumante, ottenuti da uve 100% vitigno Cortese. Altrettanto rigida è la demarcazione della zona di produzione che comprende 11 Comuni (Gavi, Carrosio, Bosio, San Cristoforo, Parodi e parte dei Comuni di Novi , Serravalle, Capriata, Francavilla Bisio, Pasturana e Tassarolo).

La natura dei terreni rientra nella varietà calcarea, argillosa , marnosa e la resa massima di uva non deve superare i 100 q.li per ettaro. Questo paragrafo dell''art. 4 del Disciplinare del 1974 verrà poi modificato e abbassato a 95 q.li per ettaro (85 per i cru) nel 1998 in fase di ottenimento della DOCG. Nell''ambito della resa massima fissata in questo articolo, la Regione Piemonte, su proposta del Consorzio di Tutela può fissare i limiti massimi di uva per ettaro inferiori a quelli previsti dal presente disciplinare in rapporto alla necessità di conseguire un miglior equilibrio di mercato.

La resa delle uve in vino non deve poi eccedere il 70%; qualora tale resa superi la percentuale sopra indicata, ma non oltre il 75% l''eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine; oltre detto limite di percentuale decade il diritto alla denominazione di origine per tutto il prodotto.


Per tutelare la produzione il Disciplinare prevede che le operazioni di vinificazione del Gavi debbano essere effettuate all''interno dell''area della DOC; l''art. 5 della DOCG integrerà tali norme prevedendo che l''imbottigliamento debba essere effettuato all''interno della regione Piemonte. In deroga la Regione Piemonte, sentito il parere del Comitato Vitivinicolo Regionale, può consentire l'' imbottigliamento del vino suddetto anche al di fuori della zona sopra indicata, ove si tratti di attività consolidata e/o esista un impegno pluriennale di ritiro del prodotto. Tale deroga deve essere comunicata agli Enti competenti per territorio.
Nella vinificazione è consentito l''arricchimento della gradazione zuccherina, secondo i metodi riconosciuti dalla legge e, dal 2001 (Decreto Ministeriale 12 marzo 2001 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 aprile 2001) è consentita la pratica della fermentazione e dell''affinamento in botti di legno. La gradazione alcolica complessiva minima naturale deve essere di 9,5 °.
L''articolo 6 sancisce le caratteristiche del Gavi al consumo e, oltre a indicarne il colore paglierino e il sapore asciutto, gradevole di gusto fresco e armonico, ne stabilisce il grado minimo di acidità ( 5%) e l''estratto secco netto ( minimo 15%). Per il vino a docg «Gavi» o «Cortese di Gavi» spumante, ottenuto con il metodo classico, deve essere indicata in etichetta l''annata di sboccatura, mentre resta facoltativa l''indicazione del millesimo riferito alla vendemmia.
Le norme per l''etichettatura si sono fatte via via più stringenti, inserendo l''obbligatorietà dell''indicazione dell''annata e, dal conseguimento della Docg, è possibile indicare le sottozone di produzione (es. Gavi del Comune di Gavi ecc.).

I disciplinari delle D.O. sono stati sottoposti a revisione in seguito alla legge 164/92 e sue modifiche che mira alla rintracciabilità dei prodotti agricoli, per una sempre più attenta difesa dei consumatori. Forse non tutti sanno che la fascetta presente sul collo delle bottiglie del GAVI Docg consente al consumatore di informarsi sul vino che ha degustato: il numero di serie consente di sapere il periodo di imbottigliamento e l''origine del vino (che può essere stato acquistato e non prodotto dall''azienda che lo ha imbottigliato).

La denominazione Gavi, inoltre, è la prima in Italia ad avere revisionato l''Albo vigneti sia sotto il profilo catastale, quindi della esatta superficie - pari a 1.035,7 ettari (951,7 ettari dato consolidato al 2002 oggetto della revisione + 84 ettari relative alle nuove iscrizioni per gli anni 2003-2004), sia sotto quello ampelografico: infatti possiamo con orgoglio dichiarare che nelle vigne ci sono solo viti di Cortese, per la produzione di Gavi in purezza, come richiede il disciplinare.
Questo impegno del Consorzio si è realizzato grazie al sostegno dell''Assessore all''Agricoltura della Regione Piemonte, Ugo Cavallera e la collaborazione dei Comuni della denominazione, coordinati dal Comune di Gavi. I festeggiamenti per il Trentennale coronano il costante lavoro del Consorzio, delle istituzioni e di tutti i produttori che vedono premiate la volontà di costruire le basi di un solido futuro per la Denominazione in un mercato sempre più competitivo e la tenacia di perseguire un obiettivo di qualità e pregio.

A proposito del Cortese di un tempo, leggiamo dal Volume ''Vini del Piemonte'' di Dina Baudengo - Ed. Dell''Albero 1966.
"Al Congresso Vitivinicolo Piemontese, tenutosi ad Alba, nell''ottobre del 1949, il professor Giuseppe Dell''Olio, nella sua relazione, affermava: "Un discorso a parte meriterebbe la produzione dei vini bianchi piemontesi".
Più tardi lo stesso studioso, insieme ai professori Giovanni Dalmasso e Paolo Ricci, pubblicò negli Annali della Sperimentazione Agraria del Ministero dell''Agricoltura e delle Foreste, una descrizione ampelografica del vino Cortese fatta su di un clone situato nel Comune di Gavi.
Il Cortese vanta un''ampia letteratura, soprattutto come vino bianco secco, adattissimo da pesce. Come per altri vini citati precedentemente, il primo a nominare questo vitigno è stato il conte Nuvolone nella sua Memoria del 1799, dove tra le uve bianche cita il « Corteis ».

Nel catalogo (descritto e ragionato della collezione di vitigni italiani e stranieri» del 1852, il marchese Incisa parla di "Cortese dell''Astigiano" e lo dice "utile per i vini da bottiglia, col Moscato, Malvasia, ecc.". In quel tempo la coltivazione del Cortese si estendeva alle province di Asti e di Cuneo, dove se ne trova tuttora in qualche vigneto. La zona tipica di coltura è l''Alto Monferrato, sulle colline tra Acqui, Ovada e Novi Ligure, con un particolare accentramento nel comune di Gavi.

Oltre le brevi citazioni che ne fecero Demaria e Leardi, Pulliat, Mendola nel secolo scorso, e Viala e Vermorel, Cavazza, in questo secolo, fino ai più moderni. Arturo Marescalchi ne « I vini tipici d''Italia» dedica un capitoletto ai «Bianchi tipo Gavi», che cosi descrive: "Sono vini bianchi asciutti, color giallo verdolino, piacevolmente acidulati, ottimi vini da pesce che, se ben lavorati, possono aspirare degnamente anche all''onore della bottiglia.
Il Piemonte è rinomato, in Italia ed all''estero, per i suoi vini rossi, ma questa preziosa terra (apprezzata anche dai francesi: des crus du Piémont sont estimés) vanta nella sua produzione anche degli ottimi vini bianchi.

Il Cortese bianco è un vitigno che non ha sinonimi, se non i nomi dialettali di "Courteisa" o "Courteis". È vigoroso, resistente alle malattie e sopporta meglio degli altri vitigni la grandine e le gelate, pur amando le esposizioni soleggiate, su terreni collinosi di medio impasto, tendenti all''argilloso.

IL GAVI OGGI VISTO DA VICINO (secondo il Consorzio di Tutela)

1.000 ettari di nobile vitigno, per un vino fresco e fruttato, dal profumo delicato e caratteristico, gusto armonico e gradevole al palato. Immediato e gratificante già da giovane,il grande bianco secco piemontese s’impreziosisce all''invecchiamento che lo affina per 5 o più anni.
Più di duecento! Tanti sono i produttori che aderiscono al Consorzio Tutela del Gavi. A loro è affidato il futuro del Grande Bianco Secco Piemontese e la garanzia di quell’alta qualità apprezzata in tutto il mondo. Una continua evoluzione che rende il Gavi sempre attuale, un prodotto che interpreta il gusto. Da sempre presente nella Val Lemme, terra a vocazione vitivinicola da più di 10 secoli il Cortese di Gavi ha costantemente incrementato la sua diffusione negli ultimi 200 anni. Dalla fine del 1800 il Gavi è il vitigno ad uve bianche più estesamente coltivato nella provincia di Alessandria. D.O.C. dal 1974 il grande bianco secco piemontese si è fregiato nel ’98 della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita un privilegio meritato per il prestigio internazionale che il Gavi si è conquistato tra i vini di qualità, e le abitudini dei nuovi consumatori.



PER UN FUTURO SEMPRE PIU'' GARANTITO IL CONSORZIO PROGETTA E REALIZZA

In un recente incontro con la stampa, il Consorzio Tutela del Gavi, primo in Italia, ha presentato un progetto di revisione dell’Albo Vigneti per garantire oltre le normali garanzie di legge.
Il Consorzio del Gavi è l’organismo legittimato alla tutela della docg, a norma della Legge 164/92 ed ha un ruolo centrale nella valorizzazione del vino Gavi .
Su queste due importanti funzioni riconosciute al Consorzio, lo stesso si adopera per garantire ai propri associati la rappresentatività dei loro interessi.

La denominazione Gavi è la prima in Italia, ad avere revisionato l’Albo vigneti sia sotto il profilo catastale, quindi della esatta superficie – pari a 1.035,7 ettari(*) delimitati in 11 Comuni – sia sotto quello ampelografico: infatti possiamo con orgoglio dichiarare che nelle vigne ci sono solo viti di Cortese, per la produzione di Gavi in purezza, come richiede il disciplinare.

Questo impegno del Consorzio si è realizzato grazie al sostegno dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Ugo Cavallera, del suo staff e la collaborazione dei Comuni della denominazione, coordinati dal Comune di Gavi. E’ stato un lavoro lungo, che ha permesso di giungere all’obiettivo, incrociando tutti i dati in possesso dei vari enti che a qualunque titolo hanno a che vedere con la vite ed il vino, nonché con riscontri in vigna.Con l’operazione di revisione straordinaria dell’Albo vigneti, il Consorzio oltre ad aver analizzato oggettivamente la potenzialità del vigneto Gavi, ha anticipato l’attività che il Ministero ha autorizzato in via sperimentale a 27 Consorzi italiani. Si tratta dei controlli “erga omnes” prevista dal D.M. 29 maggio 2001 e D.D. 21 marzo 2002, con i quali il Ministero disciplina sistematicamente nell’arco dell’intera filiera produttiva i controlli di tutte le partite di vino, con lo scopo di garantirne la rintracciabilità.Il Consorzio Tutela del Gavi può con orgoglio garantire la piena rintracciabilità di ogni sua bottiglia come previsto dal Reg. Cee 178/02, obbligatoria dal 1° gennaio 2005.
Il Consorzio svolge poi un’importante funzione di controllo attraverso il rilascio delle cosiddette “fascette”, cioè dei contrassegni di Stato con le quali si identifica oggettivamente ogni bottiglia prodotta, corrispondente alla partita certificata dalla Camera di Commercio di Alessandria. Inoltre, il Consorzio attraverso Federdoc verifica, prelevando campioni di Gavi docg venduti sui mercati europei, che il prodotto ceduto sia corrispondente a quello certificato.La nostra docg è rivendicata per il 95% del potenziale produttivo, con una produzione ad ettaro ben al di sotto di quanto richiesto dal disciplinare: 85 quintali ad ettaro contro i 95 + superi previsti. Ciò è altro motivo di vanto, in quanto le raccomandazioni del Consorzio sono pienamente condivise dalla maggior parte dei produttori.
Questi dati, uniti ai recenti forniti dall’Ismea, relativamente alla rilevazione di maggio del prezzo all’ingrosso delle uve atte a produrre vini doc e docg, che danno il Cortese di Gavi a + 3,45% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, contro i dati assolutamente negativi di altre docg come i blasonati Barolo e Chianti (rispettivamente – 22,37% e – 31,50%), indicano come il lavoro del Consorzio e dei suoi produttori sia volto a mantenere sul nostro territorio un livello di redditività ben migliore che in altri luoghi storici del vino.
Tra i compiti di un Consorzio non vi è assolutamente quello di definire o indicare valori minimi e massimi dell’uva e del vino. A questo si può giungere solo attraverso un Accordo Interprofessionale, non previsto nel nostro caso.

Passando poi alla valorizzazione del prodotto e del territorio, il Consorzio Tutela del Gavi ha dato avvio ad un progetto di marketing a cura del dr. Valter Musso e della dott.ssa Elisa Bignante, che, senza prevaricazioni o sostituzioni indebite di competenza, indicherà quel percorso di armonizzazione delle risorse esistenti in campo turistico e di stimolo di nuove opportunità per creare un’offerta turistica ampia, organica ed organizzata che coinvolga tutto il territorio nelle sue numerose potenzialità.

L’esigenza di creare un forte gioco di squadra non solo tra chi vinifica e vende il Gavi, ma tra tutti coloro che hanno interessi sul territorio, è dominante.
Un’offerta turistica innovativa e di qualità è realizzabile soltanto attraverso una strettissima collaborazione tra le istituzioni, le realtà economiche ed i cittadini che vivono sul territorio.
Il Consorzio del Gavi si pone come capofila di un progetto di valorizzazione turistica nuovo, che porterà all’affermazione della zona del Gavi come un’entità culturale unica.
Sarà un lavoro non breve, i cui risultati non si devono attendere nell’immediato. E’ importante che tutti gli attori del territorio siano consapevoli delle potenzialità e si lascino coinvolgere in questo che è il primo progetto di marketing del territorio del Gavi.

La Regione Piemonte ha già dimostrato di crederci con l’inserimento di questa opportunità tra i progetti finanziati con la L.R. 63/78.
(*) I dati di cui sopra si riferiscono a: 951,7 ettari dato consolidato al 2002 oggetto della revisione + 84 ettari relative alle nuove iscrizioni per gli anni 2003-2004

GLI IMBOTTIGLIATORI PROTAGONISTI VERSO IL MERCATO
I nomi di 54 soci imbottigliatori che propongono sul mercato le loro etichette (Tutte saranno inserite nella nostra rubrica ''LE SCHEDE DI AQL'')

CONSORZIO TUTELA DEL GAVI - Elenco Soci Imbottigliatori:


BATASIOLO spa - BERGAGLIO Nicola Azienda Agricola - BERGAGLIO Piercarlo Azienda Agricola -BERSANO spa - BOLLINA spa - BONFANTE Marco srl - BROGLIA Gian Piero Azienda Agricola - CALCAGNO Andrea - CAMPOROSSO - CANTINA PRODUTTORI DEL GAVI scrl - CARREA Lorenzo - CASCINA DORIA - CASCINA PERPETUA srl - CASTELLARI BERGAGLIO - CASTELLO DI TASSAROLO - CAZZULO Luigi & G.B. ss - FRATELLI DEZZANI srl - FRATELLI MARTINI Secondo Luigi spa - GEMME Fausto Azienda Agricola - Gerardo CESARI spa - GHIO Domenico & Figli snc - GUIDO Gerolamo - GUIDO Matteo snc - I MONCALVI Azienda Agricola - IL POGGIO Azienda Agricola - IL ROCCHIN Azienda Agricola - IL VIGNALE Azienda Agricola srl - LA CENTURIONA srl - LA CHIARA Azienda Agricola - LA GHIBELLINA - LA TOLEDANA ss - LA ZERBA Azienda VitiVinicola - MALGRA'' spa - MANFREDI Aldo & C sas - MARCHESE LUCA SPINOLA - MARCHESI DI BAROLO srl - MASSONE Andrea - MASSONE Stefano - Michele CHIARLO srl - MORGASSI SUPERIORE - PICOLLO Ernesto Azienda Agricola - SAN BARTOLOMEO - SAN BERNARDO Azienda Agricola - SEMINO Renzo - TACCHINO Luigi - TENUTA LA GIUSTINIANA srl - TENUTA NUOVA CA'' DA MEO srl - TENUTA SAN PIETRO - TENUTA SANTA SERAFFA srl - TORRIGLIA Angela Maria - VALPONASCA Azienda Agricola - VIGNE DEL PARETO Azienda Agricola - VIGNE DI SAN MARTINO sas - VILLA LANATA - VILLA SPARINA Azienda Agricola.


IL NOSTRO DIRETTORE AQL IN DIRETTA DA GAVI CON IL DIRETTORE DEL CONSORZIO DI TUTELA PER FARE IL PUNTO DELLA SITUAZIONE CON UNO SGUARDO AL DIVENIRE
(Nella foto, il Direttore del Consorzio Tutela Gavi Mauro Delfino)


Cinque quesiti sul Gavi

AQL: Il Gavi sta riscoprendo un importante ''rinascimento'' di successi e di miglioramenti generali nelle produzioni, qual''è il Suo pensiero.

MAURO DELFINO: "Il “rinascimento” del Gavi ha radici profonde e nasce dalla consapevolezza degli “artigiani” del Cortese, piccoli e grandi Produttori del Gavi, che la cura costante dei vigneti e il miglioramento delle tecniche enologiche sono punti di forza in un mercato globale assai volubile. L’abbassamento della resa per ettaro ben al di sotto del disciplinare ( ca. 80-82 q.li/ha di media a fronte di 95 q.li previsti), favorito dalle condizioni climatiche ma fortemente voluto dalle aziende, ha contribuito notevolmente alla perfetta maturazione dei grappoli. Molte sono le aziende che stanno sperimentando con successo trattamenti biologici delle viti a basso impatto ambientale. Non ultima occorre sottolineare la tipicità del Cortese, vitigno autoctono di lunga tradizione, esportato in Svizzera e Stati Uniti prima ancora dell’Unità d’Italia.
Altri vini nobili insegnano che le mode sono passeggere e per emergere dalla massa delle proposte dei paesi emergenti è d’obbligo puntare sulla tutela del patrimonio fenologico, su un costante rapporto qualità-prezzo abbinato ad una vivacità promozionale.

AQL: In un momento in cui i bianchi di qualità, reale e garantita, stanno ritrovando un loro importante spazio allargando, immagino, le propria nicchia di mercato, come vede Lei il ruolo del Gavi nel contesto dei consumi specializzati nel fuori casa.

MAURO DELFINO: "Nell’ambito dei Bianchi, il Gavi merita una scoperta, o meglio una riscoperta, non solo come ideale accompagnamento ai piatti di pesce. La sua freschezza e i suoi profumi si abbinano piacevolmente anche ad antipasti, desserts e primi piatti leggeri. La sua tipicità si esalta se degustato a 12° per apprezzarne a pieno il bouquet: nelle enoteche e nei locali può sicuramente avere la giusta collocazione. Il Consorzio Tutela del Gavi, promuovendo l’immagine del GAVI in Italia e all’estero, costituisce un punto di riferimento per i suoi associati e ne favorisce l’incontro con il mercato, non solo nel contesto delle Fiere (Vinitaly, Miwine e Prowein in testa) ma anche con degustazioni e promozioni. A Venezia il Gavi è stato apprezzato dalle personalità dello spettacolo e delle istituzioni intervenuti alla 61.ma Mostra del Cinema di Venezia; il nostro grande Bianco è entrato anche nel Tour del Golf delle Città del Vino, che ha visto la partecipazione di tutte le regioni italiane e di amanti di questo sport provenienti dai paesi d’oltralpe. Grande è stata l’affluenza alla gara tenutasi alle Colline del Golf di Tassarolo, lo scorso 12 settembre, e unanime l’apprezzamento per il GAVI".

AQL: Purtroppo un''esagerata valutazione del prezzo finale al consumatore, ospite a tavola di un locale o di una mescita, ha messo in crisi alcuni importanti vini proposti a prezzi esagerati; quale è, secondo Lei, la politica dei vostri consorziati per vincere la sfida, in un momento di massima competitività.

MAURO DELFINO: "Il problema del prezzo finale al consumatore è serio e non sembra di facile soluzione, anche perché coinvolge una categoria, quella dei ristoratori, poco disposta al dialogo.
In questo frangente l’unica politica saggia è quella di rivolgersi ai consumatori, facendo conoscere al meglio le peculiarità del nostro Vino e invitandoli a visitare il suo Territorio; conquistare un rapporto diretto, puntare sulla qualità , non perseguire il miraggio della moda costituisce il vascello più saldo in un mare in tempesta".

AQL: I Bianchi di qualità (come è il Gavi, nella quasi totalità delle etichette proposte) secondo il mio parere, ed anche per il risultato delle indagini eseguite da OIFB su un target di 2000 operatori specializzati, (Horeca e oltre l''Horeca), avranno più spazio, non solo perchè offerti, in generale, a prezzi più competitivi rispetto ai grandi rossi, ma anche perché i nuovi, o giovani consumatori emergenti, (abituali consumatori, spesso competenti) di bevande soft, birra, ecc., preferiscono i bianchi di più facile interpretazione e di più elevata bevibilità, che non vuol dire beverini e di basso valore organolettico. Quale, secondo Lei il divenire del Gavi nella ristorazione specializzata, e nelle mescite (tipo wine bar).

MAURO DELFINO: "La ristorazione specializzata, puntando su prezzi corretti all’origine e forte immagine sul mercato, persegue sostanzialmente gli stessi obiettivi dei nostri produttori: ovvero un’ottimo rapporto qualità prezzo e una corrispondente valorizzazione della Denominazione in campo internazionale. Il Consorzio, promuovendo la ricerca fenologica e dando nuovo vigore all’immagine di questo grande Bianco Piemontese che merita un posto d’onore nel panorama enologico italiano, sta favorendo l’inserimento del Gavi Docg in questo settore, non ultima la promozione in previsione nei locali di Genova e San Fruttuoso dove il Vino dei nostri Associati sarà protagonista di Happy Hour dedicati. Il pubblico giovanile è in costante aumento e tale bacino può essere ulteriormente ampliato attingendo da questi locali l’utente generalmente abituato ad altre bevande da aperitivo. Le caratteristiche del Gavi facilitano tale passaggio e permettono sia ai neofiti che agli esperti di gustarne a pieno le valenze aromatiche e fresche".

AQL: In ''due'' parole: quale il futuro prossimo per il Gavi degli 11 comuni della DOCG

MAURO DELFINO
: "Il futuro prossimo del Gavi di TUTTI i Comuni della Denominazione è roseo, anche alla luce del supporto della REGIONE PIEMONTE che, riconoscendo la costante azione di valorizzazione del Consorzio Tutela del Gavi, lo ha premiato con una consistente sovvenzione ( L.Reg. 63/78) per il 2004. Il finanziamento andrà a supportare un importante Progetto Territoriale che permetterà di armonizzare le risorse esistenti in campo turistico, creando un’ampia offerta turistica innovativa e di qualità, basata sulla collaborazione tra le istituzioni, le realtà economiche ed i cittadini che vivono sul territorio. Sarà un lavoro lungo i cui risultati consolideranno ulteriormente lo stretto rapporto tra GAVI, il suo Vino e il suo Territorio: una malia ricca di fascino, storia e cultura".