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INCONTRO RAVVICINATO CON IL PIU' CLASSICO DEI BIANCHI ITALICI: IL SOAVE


INCONTRO RAVVICINATO CON IL PIU'' CLASSICO DEI BIANCHI ITALICI: IL SOAVE
Prima di passare il testimone a chi del Soave e sul Soave ha scritto e creato una storia credibile dando spazio anche alle leggende o alle tante storie consumate dal tempo, desidero accennare alla mia prima scoperta del Soave sul proprio campo. Nel Castello di Soave ero stato invitato dalle nobile castellane di Suavia, nel lontanto 1973, se non vado errato, ma già prima avevo avuto occasione di fare un incontro con questo vino, quando a bordo di un volo da Roma a Sydney avevo per la prima volta degustato, offertomi dalle hostess, un Soave Bolla.

Di Bolla sapevo molte cose, avendole apprese proprio in un''intervista che nel 1968, mi aveva rilasciato il Patriarca della celebra famiglia. Ero rimasto incantato da alcune bottiglie ''private'', nel senso che erano forse esperimenti di un possibile cru in divenire. Avevo scritto allora un gran bene del Soave, e vale tuttora, anche se nel Soave Classico Superiore che degusto mentre scrivo, trovo altre delizie organolettiche forse da me dimenticate, o nuove per via del legno che fa esplodere in positività gratificanti le variazioni aromatiche.
Il fruttato, ora forse più evidente, già a quel tempo era la nota che emergeva facendo un regalo all''olfatto, ma si trattava di una bottiglia forse anticipatrice di questa che si fregia dell''etichetta ''Le Maddalene''. Fresco e nello stesso tempo ''soavemente intrigante'' tanto da farmelo considerare il bianco che più di ogni altro mi aveva convinto sulle opportunità dei bianchi ''nostrani, a tenere testa ad alcuni grandi bianchi transalpini.

Abbiamo voluto provare anche alcune altre etichette, che esponiamo, per comprendere se il Soave, anche senza darsi delle arie di supernobile, può essere il riferimento non solo per la quotidianità del bere, ma anche momento per coinvolgenti degustazioni ''fuori pasto'' per essere condizionati, quindi avvinti e convinti, solo dalla classe di questo bianco che ha tanta storia dalla sua parte, ma quel che più conta tanto presente e sono sicuro un solido, grande avvenire. Non rimpiango i vini d''oltralpe che ogni tanto qualcuno vuole indicare come competitori più vicino allo stile del Soave.
Non c''era bisogno di convincerci ulteriormente della pregevolezza ''naturale'' di questo splendido vino bianco che fa onore all''enologia, non solo veronese. Dobbiamo riconoscere che il Soave merita un posto d''onore nelle liste vino dei locali dove la ristorazione ha un ruolo importante, ma anche nella mescita tradizionale e soprattutto nei locali emergenti, o trendy, frequentati dai giovani che possono scoprire le valenze gustative, e organolettiche in generale, di questo bianco di classe che meriterebbe di essere indicato come il vino che per affermarsi e piacere, non ha avuto bisogno delle eccezionalità e di simbologie che passano. come passano le mode. Il Sooave rimane uno dei grandi pilastri del bere ''bianco'' italiano, che senza arroganza avvince e convince sia i neofiti, sia i raffinati degustatori. Vino quindi non solo per le occasioni ma soprattutto per una quotidianità fatta di gratificazioni sensoriali che non si rifanno all''esoterismo ma alla facile interpretazione delle sue qualità, anche le più intime.

Un po'' di Storia dalle note di Lamberto Paronetto (per il Consorzio del Soave)
"...Wolfgang Goethe, giunto a Verona da Malcesine nel 1786, descrisse vivacemente alcune scene della vendemmia che vide, probabilmente, nelle vicinanze di Soave.
Nel suo "Italienische Reise" così scrive: " La strada che da Verona conduce a Vicenza é assai amena, larga dritta e ben tenuta. Si vedono lunghe file di alberi (nei vigneti) ed intorno a questi sono ravvolti (...) i tralci della vite che ricadono in giù. Le uve mature (19 Settembre) premono sui tralci i quali vacillando, cadono penzoloni... La strada é piena di gente di ogni condizione; mi compiacqui specialmente nell''osservare certi carri trainati da grossi buoi che portavano grandi tini ne'' quali veniva raccolte le uve da'' giardini e pigiate. Quando questi tini erano vuoti i carrettieri vi rimanevano ancora dentro e tutta la scena ricordava un trionfo di Bacco ".
Mentre si delineava, a fine secolo, la conflittualità esistente tra un prodotto di qualità e la produzione in grandi quantitativi, i Comuni decisero di sopprimere la legge sulla " Saltaria". Giovanni Battista Piubello, scrivano di Castelcerino, annotava a questo proposito che "da gran tempo in questa comunità erano stati eletti i guardiani delli beni soggetti al paese" ma che nel 1769 fu omessa detta elezione per cui "li beni furono esentati dal pagamento della Saltaria".
I custodi dei vigneti vennero aboliti nel 1777 a San Bonifacio e Roncà, nel 1793 a Soave e nel 1803 a Montecchia di Crosara.
Nei primi anni dell''Ottocento don Giuseppe Tommaselli, soavese, ebbe modo di applicarsi, oltre che allo studio dei fossili di Bolca, alla tecnica enologica, ed escogitò una "chiusura di sicurezza" per i tini.
Il Da Persico, riportando concetti già espressi da Scipione Maffei, riaffermò che il vin Santo "fatto con il freddo, resiste a qualunque intemperie", e che "passato per mare da Venezia al Reno, ad una di quelle corti siasi creduto vin di Toccai".
Un documento tecnico importante per la storia del Recioto di Soave venne presentato nel 1841 da Giuseppe Beretta nell''opera:"Della coltivazione delle viti e dell''arte di fare vino", nella quale , per la preparazione di questo vino, l''autore precisa che: "Per vino-liquore io intendo quel vino che si cava da uve naturalmente appassite o fatte ad arte appassire le quali si spremono direttamente sotto lo strettoio a cominciare dal verno.
Siccome a far questo vino conviene decantare e feltrare il mosto fino a che appaia netto d''ogni sua parte grossa e soltanto in piccoli barili, in un luogo piuttosto freddo, si lascia fermentare, e senza raspi né fiocini; così non potendo bollire che assai lentamente, questo vino conserva intatta qualche parte di materia zuccherosa; la quale preroga tiva é quella appunto che da ogni altro lo distingue".
Carlo Belviglieri, nel 1860, considerò le particolari qualità del vin Santo, e nella sua "Storia di Verona" scrisse che "tra i prodotti di questi colli di Soave e Monteforte, il vino Santo, per forza e dolcezza, é ricercato con preferenza".
All''inizio della seconda metà del XIX Secolo Soave visse intensamente la prima epidemia della infestazione crittogamica della vite, l''oidio, che causò gravi danni. Passò del tempo prima che i patologi delle Accademie di Agricoltura e don Pietro Zenari indicassero nello zolfo il sicuro rimedio.

I viticoltori del luogo aderirono, nel 1899, al Consorzio di difesa antigrandine (che consigliava l''impiego di cannoni grandinifughi) e nello stesso anno inauguravano a Soave una prima Cantina Sociale cooperativa che ebbe la sua costituzione legale il 9 giugno 1900. Nel 1906 tale cantina, come appare dalla Carta Enologica della Provincia, aveva una capacità di 6500 ettolitri.
Nello stesso documento sono anche elencate le cantine dei F.lli Ruffo con 4000 ettolitri e del dr. Leonildo Pieropan con 300 ettolitri, ma erano già avviate altre cantine importanti fra le quali quelle dei F.lli Bolla, Ambrosini, Visco, Giona, Camuzzoni e quella, fondata nel 1843 in Illasi, della famiglia Santi.

(Nella foto, tre vini dell''Azienda ''Le Mandolare'', da sinistra: il Recioto di Soave Classico, il ''Monte Sella'' Soave Superiore Classico, e il Roccolo Soave Classico Doc)



Nel 1911 si costituiva a Soave il Consorzio Antifilosserico Comunale e nel 1929 si organizza "la Festa dell''Uva". Questa manifestazione, la prima del genere in Italia, venne promossa dal dr. Luigi Zanini, presidente della Cantina Sociale.
E'' anche da segnalare che un primo tentativo di tutela del "Vino Tipico di Soave" avvenne nel 1926 con la costituzione di un consorzio presieduto dal cav. Enrico Perezzan.
Nel 1931 primo fra i vini Italiani il Soave veniva riconosciuto come vino “tipico e pregiato”, tutela ed identità venivano quindi ribaditi definitivamente con il riconoscimento Denominazione di origine controllata nel 1968 (DPR 21 agosto 1968.), modificato nel 2002 con il D.M. 6 settembre 2002.

Nel 1998 arrivava la Docg per il Recioto di Soave (D.M. 7 maggio 1998), alla quale si affianca nel 2001 la Docg per il Soave Superiore (D.M. 29 ottobre 2001).

La Garganega, il vitigno principale della denominazione, ha trovato nel corso dei secoli un habitat ideale soprattutto nei rilievi collinari che caratterizzano le valli d’Alpone, del Tramigna, dell’Illasi e di Mezzane.
Nel vasto e qualificato panorama dei pregiati vini veronesi solo in queste colline di terreno tufaceo di origine vulcanica con importanti affioramenti calcarei si è andata a realizzare questa ideale simbiosi di ambiente e vitigno per la produzione di grandi vini bianchi di qualità.

(Nella foto, un calice di Soave Brognoligo, firmato Cecilia Beretta) ======================================

Letteratura ufficiale sulle codificazioni e gli ''usi'' riferiti al Soave

I VITIGNI PROTAGONISTI
"Non ha un’acidità preponderante ma piuttosto un interessante equilibrio di estratti e zuccheri. Il Trebbiano di Soave storicamente molto presente nei vigneti ha lasciato sempre più posto all’esuberanza della Garganega. Solo in questi ultimi anni sta riproponendosi come ideale partner per tracciare nuovi profili enologici per il Soave del futuro combinando la sua sapidità e vivacità con la struttura e la densità tipiche della garganega".

Questa la carta d’identità della nuova DOCG.
La base ampelografica rimane quella storica del Soave con almeno il 70% di Garganega: è consentito l’impiego, fino ad un massimo del 30%, di Trebbiano di Soave, Chardonnay e Pinot Bianco, mentre viene escluso il Trebbiano Toscano, che prima era consentito sino al 15%.
La zona di produzione è limitata alla sola area collinare già prevista per il Recioto di Soave DOCG. Nuove regole anche per gli impianti: i vigneti nuovi dovranno essere solo a parete (Guyot e cordone speronato) con almeno 4000 piante per ettaro, mentre tra quelli piantati prima del 2002, sono ammesse spalliere, pergolette inclinate e la pergoletta veronese mono o bilaterale.

(Nella foto, una bottiglia di Soave Classico ''Vigneti di Montegrande'' firmato Pasqua)

La resa è ridotta a 70 ettolitri/ettaro, e il vino in bottiglia ha una gradazione minima di 12 gradi alcool (12,5 per le tipologie riserva) ed un importante estratto netto di 20 grammi per litro. In tema di maturazione il Soave DOCG è messo al consumo solo dal 1° settembre dell’anno successivo alla vendemmia e previo affinamento in bottiglia per almeno tre mesi così da salvaguardarnele caratteristiche di maturità e complessità.
Per i vini affinati almeno due anni è prevista l’introduzione della tipologia Riserva. Una nuova sfida per il Soave che si riposiziona in maniera importante rispetto ad altre DOC anche di recente costituzione, riprendendo il suo posto di grande vino bianco italiano di territorio.
Da questo vino ci si aspetta il massimo del Soave. Dunque non solo freschezza, grande facilità di beva ma anche una ottima capacità evolutiva, anche dieci anni nelle annate buone.
E’ indispensabile una zona di alto livello, una resa tenuta decisamente sotto controllo, ciò non significa un cruento abbassamento della produzione, piuttosto un rendimento della vite che viva in perfetto equilibrio con la collina e con la sua vocazione vigorosa
Ogni grande bianco non può essere pronto in pochi mesi, dunque un altro aspetto essenziale è la conservazione sulle fecce per alcuni mesi prima dell’imbottigliamento e della messa in commercio. In questa fase il vino rivendica il suo vero carattere, lo assimila, si stabilizza, è possibile che compia la fermentazione malolattica, e dunque la sua fisionomia si fa più sfaccettata ed interessante.
Il colore sarà più intenso pur mantenendo la brillantezza che un bianco giovanile deve possedere; i profumi saranno più profondi, non conta tanto l’ampiezza, la Garganega non è infatti un vitigno con uno spettro degno dei grandi vitigni aromatici, quanto la sua capacità di cambiare durante l’assaggio e nel tempo, il vino deve essere inesauribile.

Dal punto di vista gastronomico, gli spazi sono molto ampi: qui non si tratta solo di pesci ma si può andare verso elaborazioni mediterranee, si può sfruttare il patrimonio minerale che questo vino assume nel tempo per abbinarlo a piatti vegetali elaborati con formaggi, e poi le uova, e poi le carni bianche. Insomma un Soave grande e flessibile.

CODIFICAZIONI SUL SOAVE

Anche il disciplinare del Soave Doc, dopo 34 anni di storia, ha subito un accurato restyling: un ruolo di primo piano lo riveste il Soave Classico che arriva ad essere quasi una denominazione nella denominazione, mentre per le aree di collina non comprese nella zona classica è stata coniata la specifica Colli Scaligeri: la base ampelografica è la stessa del Soave Superiore Docg che mette in nuova evidenza solo i vitigni qualificanti con l’esclusione del Trebbiano Toscano che prima, invece, era consentito sino ad un massimo del 15%.

(Nella foto, Soave Superiore ''Sagramoso'' firmato Pasqua)

Per le tipologie legate alle zone collinari è stato anche elevato di mezzo grado il titolo alcolico minimo e l’estratto secco è stato portato a 18 grammi/litro. I nuovi impianti dovranno essere solo a spalliera semplice o doppia, a pergola unilaterale semplice e pergoletta veronese mono o bilaterale: in tutti i casi dovranno esserci non meno di 3300 piante/ettaro.
Per tutti, Soave, Soave Classico e Soave Colli Scaligeri, il disciplinare post revisione ha provveduto quindi ad innalzare i parametri importanti per la qualità, vale a dire gradazione alcolica ed estratto secco netto. Una nuova sfida per il Soave che si riposiziona in maniera importante rispetto ad altre Doc anche di recente costituzione, riprendendo il suo posto di grande vino bianco italiano di territorio; nuove regole quindi ai produttori e più chiarezza al consumatore.

Soave DOC
Può essere considerato il vino bianco italiano per eccellenza. E’ un vino utile, efficace, essenziale ottenuto senza perdere né fragranza né leggerezza ma caratterizzato piuttosto da una vibrante vivacità.
Il Soave Doc è un vino ideale per accompagnare il consumatore nella sua quotidianità senza impegno ma con affidabilità.
Dal punto di vista organolettico ha un colore delicato, un naso nitido ed uno sviluppo gustativo rapido ed appagante che non induce ad assuefazione neppure dopo lunghi periodi di consumo.

Soave Classico DOC
E’ senz’altro un vino bianco più ambizioso, ottenuto nella fascia collinare dei comuni di Soave e Monteforte.
Il Soave Classico con la sua lunghezza e capacità di evolversi positivamente anche per alcuni anni è in grado di stupire senza chiedere troppo al consumatore.
E’ ideale negli abbinamenti con zuppe, primi piatti, le minestre ed in genere con le pietanze gustose e leggere del vivere moderno.
Ha capacità di evolversi con profumi lievemente minerali con gusto pieno ed autorevole ed al tempo stesso delicato.

I NUMERI DEL SOAVE
La D.O.C. Soave rappresenta senza ombra di dubbio la denominazione più significativa nell’importante panorama dei vini a denominazione di origine controllata del Veneto.
Pur delimitata in un’area relativamente ristretta, poco più di 10.000 ettari complessivi, i vigneti iscritti alla D.O.C. Soave e Soave Classico sono quasi 6.600 ettari, rappresentando dal punto di vista numerico quasi un 30% della potenzialità produttiva regionale dei vini qualificati D.O.C. e circa il 40% in provincia di Verona.
Sono infatti più di 50 milioni di bottiglie di Soave che ogni anno partono dalle aree di produzione ed arrivano in tutti i paesi del mondo come ambasciatori di una zona e delle sue tradizioni.
(Nella foto, una bottiglia di Soave cru ''Monte Ceriani'' della Tenuta Sant''Antonio)

Il Soave, quindi, sia dal punto di vista dell’importanza economica che per le specificità delle produzioni (fin dal secolo scorso è indicato come l’unica area veronese vocata per la produzione di grandi vini bianchi), assume nel contesto regionale e più in generale nell’articolato panorama dell’enologia italiana un ruolo di riferimento. Sono del resto i numeri stessi della denominazione a definire le ambizioni e le valenze sia tecniche che economiche di questo territorio circoscritto e sostanzialmente originale dal punto di vista ampelografico, pedologico, climatico e tecnologico. Le recentissime rilevazioni delle superfici vitate, e gli altri dati rilevati ed elaborati dal Consorzio di Tutela hanno confermato i dati storici della D.O.C. Soave.
La fotografia che ne esce è ancora quella di un’area, forse con la più alta densità viticola al mondo, con un comprensorio tra i più caratterizzati ed omogenei e meno compromessi da altre attività economiche.

LA SCHEDA DI ALCUNI DEI VINI PRESENTATI

CECILIA BERETTA - BROGNOLIGO SOAVE CLASSICO DOC

VIGNETI: Zona alluvionale a nordest di Verona, nel cuore della zona classica. TERRENO: Di formazione basaltico eruttiva. UVE: Garganega 85%, Chardonnay 15%. VINIFICAZIONE: Pigiatura con leggera permanenza sulle bucce per 5-6 ore a 6°C. Dopo la separazione si avvia la fermentazione a temperatura controllata di 16-18 ° C. Poi, il vino viene decantato, lasciato sul deposito fine e rimesso in sospensione giornalmente per circa un mese sfruttando così la lisi del lievito. In seguito il vino viene messo in serbatoi di acciaio a 18-20°C. Segue l''affinamento in bottiglia per 4 mesi.

ABBINAMENTO: Si abbina bene ad antipasti di mare, a primi piatti delicati come taglio lini con gamberi, risotti ai frutti di mare e a secondi piatti di pesce, come branzino al sale. É ottimo anche come aperitivo. Servire a 8-I0°C.


Esame sensoriale
Vino dal colore giallo tenue con riflessi verdognoli.
Profumi di mela gialla matura con sentori floreali e dolci.
Sapido e armonico, con un retro gusto di mandorla che
va ad amalgamarsi con la gradevolezza dei profumi secondo la tipicità delle uve e il carattere del territorio.

LE MANDOLARE - SOAVE D.O.C CLASSICO

Vitigno: Garganega
Vigneti: Situati sulle colline vulcaniche di Brognoligo, coltivati a pergola veronese, di età media di 20 anni, esposizione prevalente SudEst.
Tecniche produttive: Le uve vengono raccolte a mano verso la metà del mese di Ottobre, vengono diraspate e pigiate e immediatamente refrigerate per sottoporle ad una breve criomacerazione prima della pressatura soffice.
Il mosto viene fatto fermentare in serbatoi termocondizionati. Il vino lasciato maturare sul lievito, per almeno 3 mesi, in serbatoi di acciaio inox per valorizzare la fragranza e la persistenza olfattiva.
(Nella foto alcune delle etichette dell''Az. ''Le Mandolare'')
Esame sensoriale
Colore: giallo paglierino con riflessi verdognoli - Profumo: fine, delicato, fruttato, tipico di fiori bianchi. - Sapore: fresco ed armonico con il caratteristico retrogusto di mandorla - Gradazione alcolica: 12 % vol. - Servizio ed abbinamenti: Si serve alla temperatura di l0-12°C. Si abbina con antipasti, primi piatti, pesce, carni bianche, è consigliato come vino a tutto pasto.

CANTINA DI SOAVE - DOC Soave Classico Rocca Sveva


Gradazione alcolica: 12,50%Vol. - Uve e percentuali: Garganega 100% - Tipologia di terreno: argilloso. - Sistema di allevamento: pergoletta veronese. - Numero di ceppi per ettaro: 3.000. – Resa per ettaro in ql: 120. - Epoca di vendemmia: prima decade di ottobre. - Vinificazione: in acciaio, a temperatura controllata (18°C) con inoculo di lieviti selezionati. Maturazione: 3 mesi in botti di acciaio
Esame sensoriale
Colore: giallo paglierino - Profumo: fruttato e intenso - Sapore: asciutto e corposo. - Accostamenti gastronomici: antipasti, piatti a base di pesce o carni bianche.
Temperatura di servizio: 8/9°C.

CANTINA DI SOAVE - Docg Soave Classico Superiore ''Castelcerino'' Rocca Sveva


Uve e percentuali: Garganega 80% - Trebbiano 20%. - Tipologia di terreno: argilloso. - Sistema di allevamento: pergoletta veronese. - Numero di ceppi per ettaro: 3.000/3.300. - Resa per ettaro in ql: 120. - Epoca di vendemmia: prima decade di ottobre
Vinificazione: in botti di acciaio e legno di piccole dimensioni. - Maturazione: 3 mesi in acciaio
Esame sensoriale
Colore: giallo paglierino. - Profumo: intenso di frutta matura. - Sapore: deciso. - Accostamenti gastronomici: antipasti, piatti a base di pesce e carni bianche. - Gradazione alcolica: 13%Vol. - Temperatura di servizio: 8/9°C
(Nella foto, frontetichetta del Soave Classico Superiore ''Castelcerino'' Rocca Sveva della Cantina di Soave)

BOLLA - Soave Doc Classico 2003 TUFAIE

LA VENDEMMIA
Vigneti di collina della zona Classica del Soave, in suoli marnosi e poveri ed aridi di origine vulcanica, con sottosuolo roccioso. Strato attivo poco profondo che in stagioni calde ed poco piovose (come il 2003) contengono notevolmente la produzione della vite.

IL PROCESSO DI VINIFICAZIONE
Le uve perfettamente mature e sane vengono pigiate sofficemente, ed il mosto posto immediatamente in fermentazione a temperatura controllata (18-20°C). Mosto e bucce del Trebbiano di Soave e della Garganega vengono tenute a contatto per 12 - 14 ore a 4°C, (Criomacerazione), per favorire l''estrazione di aromi e struttura. A fine fermentazione alcolica segue la malolattica, parziale, per mantenere freschezza e aromaticità nel vino.

LE NOTE DELL''ENOLOGO
L''obbiettivo è di esaltare le caratteristiche intrinseche dei due vitigni autoctoni (gli aromi sono concentrati nella buccia), per avere un vino pieno, ma di facile beva. Colore giallo dorato, segno di maturità dell''uva, di sapore è pieno, morbido, rotondo, profumo che ricorda la mela matura ed i fiori di biancospino; retro gusto lungo e persistente, pulito, molto ben integrato con le tipiche note "dolci" del Soave.

GLI ABBINAMENTI GASTRONOMICI
Adatto ai pesci di mare dal gusto delicato, ma anche con carni bianche di pollo, tacchino e coniglio o con bolliti misti in quanto pulisce e "sgrassa" la bocca.
LA TEMPERATURA DI SERVIZIO: Servire fresco, mai ghiacciato, sui 12 -14°C
IL CONSUMO:
Potenzialità di evoluzione superiore ai 18 mesi, con note di miele e di frutta che emergeranno nel tempo.
PROFILO DEL VINO
Vendemmia: seconda decade di Settembre 2003
Grado zuccherino: 23.4° Babo
Imbottigliato: metà marzo 2004
Rilasciato: maggio 2004
DATI ANALITICI
Vitigni: Garganega 85%
Trebbiano di Soave 15%
Fermentazione: Acciaio inox a temperatura controllata
(100 % criomacerazione)
Acidità totale: 5,0 g/l
Alcool: 13,0 % vol.
Zuccheri residui: 2,4 g/l
(Nella foto, uno scorcio della bottiglia del Soave Bolla ''Le Maddalene'')

BOLLA - Soave DOCG Classico Superiore 2002 "Le Maddalene"
LA VENDEMMIA

Il vigneto "Le Maddalene" è situato in alta collina, nella zona classica del Soave, in frazione Castelcerino. Vigneto di Garganega il purezza, ad alta densità di piante, allevato a guyot. L''altitudine e la ventilazione della zona, permettono di lasciare i pochi grappoli sulla pianta per un periodo più lungo, per poter fare una raccolta tardiva.
IL PROCESSO DI VINIFICAZIONE
Le uve perfettamente mature e sane vengono pigiate sofficemente e il mosto che se ne ottiene, viene posto immediatamente in barrique francesi nuove, dove fermenta a bassa temperatura. A fine fermentazione segue un periodo di sosta sulle fecce con ''batonnage'' di diversi mesi prima della pulizia che precede l''imbottigliamento. La fermentazione malo-lattica, che segue l''alcolica, è quasi completa.
LE NOTE DELL''ENOLOGO
Con la vendemmia tardiva si incrementano sia il carattere varietale che la struttura del vino, struttura che permette la fermentazione in barrique. Il sentore di legno aumenta la gamma aromatica del vino, con note di spezie che s''integrano con quelle tipiche fruttate del vitigno. La fermentazione malo-lattica ne ammorbidisce la spigolosità, senza toglierne la freschezza. Profumo ampio ed intenso di fiori e frutta matura, con sentore di vaniglia, spezie, decisamente ''boisè''. Il sapore è pieno, morbido, rotondo e ricorda la mela matura, con un retro gusto lungo, persistente e fumè che s''integra molto bene con le tipiche note dolci del Soave.
GLI ABBINAMENTI GASTRONOMICI
Adatto ai pesci di mare dal gusto deciso, ma anche a carni bianche di pollo, tacchino e coniglio alla griglia e ai bolliti misti dove pulisce e "sgrassa" la bocca.
LA TEMPERATURA DI SERVIZIO: Servire fresco, mai ghiacciato, sui 14°C
IL CONSUMO
Potenzialità di evoluzione nel tempo superiore ai due anni, con note di miele e di spezie che emergeranno.
PROFILO DEL VINO Vendemmia: fine ottobre
Grado zuccherino: 19.9 Babo - Imbottigliato: 25 luglio 2003 - Rilasciato: gennaio 2004
DATI ANALITICI
Vitigni: Garganega in purezza - Fermentazione: Barrique francesi
nuove
Affinamento: in bottiglia per 6 mesi
Acidità totale: 4.80 g/l.- Alcool: 13.5 % voI. Zuccheri residui: 2.0 g/l

(Tre classiche etichette firmate Bolla: il Soave Classico Superiore ''Le Maddalene'', il Soave Classico ''Tufaie'' e il Soave Classico che in eticehtta fa sfoggio del tradizionale logo della storica casa vinicola Bolla)

BOLLA - Soave Doc
Regione d''origine Veneto: Denominazione di origine controllata Soave - Vitigni: Prevalentemente Garganega con piccole percentuali di Trebbiano di Soave. - Alcool: 12.00 % in volume.
Terreno: Suoli marnosi, poveri ed aridi di origine vulcanica con sotto suolo a volte roccioso. - Vinificazione: Criomacerazione del pigiato per 14 ore ca. su 50 % del pigiato, fermentazione a temperatura controllata.

Esame sensoriale
Colore:Giallo dorato scarico
Profumo: Delicato, floreale, intenso, con percezione di frutta matura, ananas e pompelmo.
Sapore:Pieno e morbido, rotondo che ricorda la mela matura, di lunga persistenza aromatica.
Consumo:Raggiunge il meglio delle sue potenzialità entro i diciotto mesi dalla commercializzazione.
Abbinamenti gastronomici: Adatto a pesci di mare dal gusto delicato, ma anche carni bianche di pollo, tacchino e coniglio o bolliti misti.
Temperatura di servizio: Si consiglia di servirlo tra i 12 e i 14°C
Caratteristiche analitiche: Acidità totale: 5.30 g/l. - Zuccheri residui: 3.85 g/l

La direzione di OIFB ringrazia le aziende sottocitate per la collaborazione, oltre naturalmente il Consorzio dal quale abbiamo tratto le informazioni generali.

FRATELLI BOLLA SPA
PASQUA VIGNETI E CANTINE IN VERONA
CECILIA BERETTA
CANTINA DI SOAVE
AZ. AGR. LE MANDOLARE DI DAL BOSCO GIOBATTA
TENUTA SANT''ANTONIO