Contenuto principale

VINI CANTINA LA VIS IN 'MOSTRA' PER ESSERE DEGUSTATI, E APPREZZATI

 Da tempo desideravamo far conoscere agli esigenti consumatori di un centro della bassa del Milanese, che è territorio d’ampie distese spesso coperte dall'acqua delle risorgive o dei canali deviati per dare 'acqua al riso', due vini di montagna, quella vera, e non semplici rialzi che spesso son poco più che monticelli di meno di cento metri.
Dove trovare allora vini di buona fattura che della montagna hanno l'umile pretesa di essere tra i primi, se non primi in assoluto, anche se a volte fanno 'marameo' ad altri celebri nettari che nascono in tribolate cantine dove il tempo e il legno cambiano sapori e profumi ai vini tenuti prigionieri per troppo tempo e che una letteratura alla moda ha portato agli onori della cronaca ma non sempre agli onori di palati esigenti e 'costumati', avvezzi a bere bene senza voler provare vertigini con l'olfatto e con il palato.
 Il vino, l’avevamo scritto già intorno agli anni sessanta, non poteva essere forzato oltre misura, per non dire oltre natura, fino a somigliare a pozioni conservate in monacali dispense per alchimisti.

Abbiamo amato il Trentino, e chi ci può dar torto, se quanti oggi scrivono e sparlano di vino, e che quando noi andavamo per la Val di Non o la Val di Cembra a bearci sorbendo calici di Nosiola o di nobili Chardonnay, loro avevano ancora le mani imbrattate d'inchiostro scolastico.

Poi la curiosità, sollecitata da Cappelletti, vecchio erborista trentino, ci fece venir voglia di conoscere quel Giulio Ferrari e Bruno Lunelli, che avrebbero dato lustro ai grandi vini trentini, oppure ci fecero andare su per quei ripidi pendii dove nascono i grandi rossi e i celebrati bianchi che sembra, siano riusciti a rubare vezzosi profumi e intriganti sapori scendendo a patti  con le 'streghe' che da quelle parti si confusero con i Mocheni abbarbicati a quei pezzetti di terra dalla quale traevano quel tanto che bastava per la sopravvivenza in un clima agreste che ha il profumo fresco e inebriante della montagna.

 Se il 'Giulio Ferrari', il nobile spumante intendo, ha sbaragliato concorrenti avvezzi ad essere sulle cronache di mezzo mondo e nelle pagine di storia, sento di doverlo paragonare, o anche a considerarlo, spesso, più nobile di alcuni celebri Champagne per i quali iniziai a tifare, scrivendone ogni bene.
Oggi il Trentino sta facendo parlare di se anche per altre storie di vigne e di cantine, di vini e di uomini che per produrli faticano stagioni su stagioni senza montarsi la testa.

E' per merito dei vignaioli che tengono vigna e cantina nelle zone vitate della Val di Cembra se avevo degustato, apprezzandoli, Müller Thurgau e  Chardonnay, scoperti in alcune cantine che possono accampare il diritto di esser patria di tanti stupendi bianchi e alcuni rossi che senza inutile vanagloria van meritando premi e segnalazioni per ogni dove.

Tornando al nostro iniziale desiderio, abbiamo pensato di far 'calare' nella bassa milanese due vini: un Sauvignon e un Pinot Nero trentini, prodotti da Cantina La Vis e Valle di Cembra.
Non potendo accennare solo ai grandissimi, come lo è il Ferrari, che dicendo di amarlo, e preferirlo ad altre rare bollicine di fuorivia,  può sembrare solo un 'dovere' di cronaca, in noi rimane la certezza, anche sul fatto che  il Trentino è patria, ormai riconosciuta, di un modo nuovo d'intendere il vino come quotidiana emozione del 'beregiusto',  bevendo bene e soprattutto senza doversi lambiccare il cervello per chiedersi cosa c'è di magico, dentro la bottiglia, se  l'apparato sensoriale rimane soddisfatto senza alcun cedimento, sentendosi gratificato oltre misura. 

Avevo scritto nel mio penultimo lavoro 'A Cena con Isidora', un piccolo richiamo alla zona che per le frequentazioni, più di altri luoghi, mi ha visto per qualche decennio andar per gli slarghi dell'Altopiano di Pinè, con brevi incursioni lunghi i profili vitati della Val di Cembra.
Voglio, infatti, accennare a qualche paragrafo, che traggo da quelle pagine che sono ormai parte della mia storia d'itinerante uomo di penna.

Dal volume 'A Cena con Isidora'

"Il mio parere è che la realtà  -Cantina La Vis e Cantina Valle di Cembra - sia stata favorita dalla confluenza di più fattori positivi. Questi non tutti sono riferibili alla territorialità, alla zonazione, alla materia prima disponibile, che non solo è qualitativamente testata e garantita da fattori naturali e dalle severe attenzioni dei singoli soci-vignaioli, oltre che dall'origine che fuori di ogni considerazione burocraticamente codificata, è nobile, come ad esempio lo Chardonnay del quale sono produttori primi in Italia. Si sono preoccupati di creare anche un tessuto economico, attirando nuove energie anche da settori non affini a quello esclusivamente vitivinicolo. Oggi, la realtà protagonista di questa mia marginale dissertazione, in altre parole gli uomini di Cantina La Vis, ha affinato, esaltandoli, quegli strumenti atti a contenere, e quindi a risolvere i problemi, garantendo un futuro non solo roseo ma di grande valore competitivo alla realtà agricola ma soprattutto alla collettività umana che necessita di garanzie economiche oltre che di certezze, in generale.
Consapevolezza, umiltà, tenacia e soprattutto fiducia nelle opportunità offerte dalla propria zona viticola, dalla intuizione degli uomini che in vigna e in cantina aiutano, speranzosi ma decisi, la natura a dare il meglio…e quando è possibile il massimo, anche fuori di ogni pur rosea aspettativa."

Questo e solo un  modo di 'ciarlare' che è proprio dei cronisti o degli autori di saggi, ma la sfida, e la prova d'amore per questi vini - che pur 'semplici' hanno nobile carattere - bisognava materializzarla con un qualcosa di pratico.

Torno così, dopo aver fatto degustare al giro di persone che sono clienti di locali giusti e consumatori di prodotti per sopraffini ed esigenti palati, una delle etichette che reputo tra le più interessanti nel m ercato delle bollicine riservate agli operatori del settore dell'ospitalità del fuoricasa, scelgo per questa prova 'campale' il Trentino Sauvignon 'Maso Tratta' di Cantina La-Vis e il Trentino Pinot Nero 'Collezione dei Produttori' Vigna Saosent.

La degustazione con il nostro sistema 'a campo aperto' nel senso che sono coinvolti i normali clienti di un locale centrale e ben frequanto, in occasione della quotidiana 'Pausa pranzo', durante la quale si consumano piatti tradizionali di un  tipo di ristorazione, definita veloce, ma che non vuol dire di basso livello poiché gli alimenti e gli ingredienti sono tutti di elevato valore merceologico e organolettico.


Il Sauvignon è stato proposto sia come aperitivo o vino d'apertura, o accompagnato con antipasti, piatti di variegata salumeria come prosciutto crudo, o cotto come il Praga, il Pinot Nero, accompagnato ad arrosti di vario genere, formaggi freschi e stagionati.


Ma sono state proposte anche verdure crude e cotte, o specialità di 'panineria' con ripieni di ogni ben di dio, che pur essendo razioni considerate 'veloci', come tempo di consumo, sono di variegata composizione e gusto e quindi con diverse opportunità di  abbinamento.

 Ad ogni cliente, prescelto per le riconosciute qualità di esigente o raffinato degustatore di buoni cibi e buoni vini, è stata consegnata una piccola scheda (vedere fac-simile)  che riportava i due tipi di vino, per ognuno del quale si chiedeva di esprimere un giudizio sull'aspetto visivo (come colore), o sulle sensazioni rilevate dal punto di vista olfattivo (profumi), e quello gustativo (sapori), dando per ogni parametro un voto, espresso in ventesimi, e un voto riepilogativo che comprendesse anche la valutazione globale (sempre in ventesimi) con una breve frase di giudizio, che tenesse conto anche del proposto abbinamento, scelto, per una valutazione che tenesse conto di più parametri.

Diamo di seguito, per correttezza d'informazione, e per rispetto di chi in vigna e cantina lavora, una nota riferita ai due vini, che la produzione esprime come risultato delle sue valutazioni.



Trentino Pinot Nero “Collezione Produttori” - Vigna di Saosent

 E’ il frutto di una selezione condotta a partire dal vigneto, individuando quelli più adatti per struttura del terreno, esposizione, microclima del sito ove è collocato e le condizioni di conduttura da parte del viticoltore.
Il Pinot Nero “Collezione Produttori” è coltivato in una microarea, la vigna Saosent, dove sono rispettati questi canoni e dove il Pinot Nero esalta al massimo le proprie qualità.

La produzione è costantemente controllata, dalla potatura, durante il susseguirsi delle varie fasi fenologiche fino alla vendemmia al fine di ottenere una produzione di elevata qualità non superiore agli 80 quintali per ettaro.
Questo Pinot Nero svolge la fermentazione alcolica in acciaio per 10 giorni circa, per poi condurre la seconda fermentazione in piccole botti di rovere francese nelle quali matura per circa dodici mesi.
Ne segue un lungo affinamento in bottiglia, circa un anno, prima della messa in commercio.
Il vino presenta all’olfatto una bella nota di vaniglia derivante dalla lunga maturazione in legno che ben complessa i maturi sentori di frutta di bosco e di marasca.

Al palato è pieno e caldo; non delude le aspettative e sì ripropone con le stesse note olfattive esaltate da una bella acidità ben bilanciata alla sua morbida sensazione tannica.
La vigna di Saosen t si colloca a circa 550 m s.l.m. sotto il paese di Cembra.
L’epoca di vendemmia è compresa tra il 25 e il 30 settembre.

 

Trentino Sauvignon 'Maso Tratta'

Il Sauvignon è un vitigno di origine francese che si esprime al massimo in alcune microzone molto vocate come i vigneti di 'Maso Tratta' lungo la Strada del Vino.

Il Sauvignon 'Maso Tratta' è un vino dal colore paglierino maturo, con tonalità tendente all'oro, che introducono lo spessore e l'intensità del naso dove si riconoscono sensazioni di foglie di fico e note speziate di noce moscato. 
 Si percepisce un sentore di pesca e albicocca che lo rende così ampio e persistente.

 La beva è subito morbida, con un amalgama fra acidità e spessore fruttato-aromatico che lo rende polposo e fragrante con un finale lungo di note pepate e leggermente affumicate.

LA SCHEDA
Denominazione:Trentino-Doc-Sauvignon 'Maso Tratta'
Tipo di vino: Bianco
Uve: Sauvignon bianco
Numero bottiglie prodotte: 20.000
Comune ubicazione vigneti: Lavis -Pessano 'Maso Tratta'
Esposizione e altimetria: Ovest - 340 m slm Suolo:Profondo-nonparticolarmente fertile, relativamente detritico, non drenato, strutturato.

Forma di allevamento: Pergoletta semplice spezzata
Densità dell'impianto: 4400 viti/ettaro
Età delle viti: 15 anni
Resa: 70 Hl/Ha
Data della vendemmia: Ultima decade settembre
Affinamento: 4 mesi in acciaio
Affinamento in bottiglia: tre  mesi

 CRONACA DEI GIORNI DEL TEST
Nell’arco dei nove giorni, durante i quali, in occasione della 'pausa pranzo', sono stati scelti 79 soggetti, per avere un giudizio, se non da superesperti, da consumatori esigenti o abituati a consumare sia cibi, sia bevande di buona od ottima qualità.


Hanno fatto parte del target scelto 54 maschi e 25 femmine.

L’età dei partecipanti scelti:  per il 64%  tra i 38 e 60 anni circa, per il 28% dai 24 ai 38 anni circa, il rimanente 8% aveva un’età inferiore ai 24 anni circa, il più giovane 19 anni compiuti.

 


Il Sauvignon è stato proposto anche come apertura (come un aperitivo), e per accompagnare antipasti, poi piatti leggeri e un certo numero di panini farciti con prosciutto, formaggi, o altra salumeria leggera, con pizza  farcita con pomodoro e funghi, tranci di focaccia, semplicemente condita con formaggio e qualche verdura cruda o cotta. Il Pinot Nero è stato proposto per piatti di salumeria in generale, compreso del Praga, fette di arrosto, e alcuni formaggi maturi, a pasta dura, o anche panini con farcitura a base di salame e altre carni bianche o rosse. C'erano anche minirazioni di risotto.


La votazione in ventesimi è stata la seguente:
(Si indica la percentuale di risposte sul totale e il relativo voto in ventesimi)

TRENTINO SAUVIGNON 'MASO TRATTA'

Colore: 
Non tutti hanno risposto al quesito, alcuni hanno segnato 20/20, altri 16/20  ; comunque non preso in considerazione.
Profumo:
89%-----19/20
5%-----18/20  
6%------diverse valutazioni

Sapore:
65%---18/20                         
17%-17/20
12%-----19/20
4%------varie valutazioni (la minima 15%)


Voto riepilogativo dell'insieme:
60%-----19/20
35%-----18/20
  5%------varie valutazioni

Dalle NOTE conclusive, riprendiamo solo il concetto come media dei giudizi espressi. La maggior parte, oltre il 75%, ha decretato un ‘ottimo’, il 15% ha espresso un ‘buonissimo’, mentre il 10% circa ha espresso giudizi variegati come: eccezionale, sorpresa positiva, un bianco che ha carattere e tipicità.

In una parola, a sentire, in modo informale, il giudizio dei vari soggetti, per tutti è stato positivo, specie da parte dei conoscitori delle riposte organolettiche olfatto-gustative. Una sorpresa anche per noi, non solo come valutazione, ma per le risposte e i brevi scambi di opinione con alcuni tra i più esperti. Alle donne è piaciuto moltissimo, ma anche i più giovani, abituati forse a bere ‘leggero’, si sono sentiti coinvolti dalla gamma di profumi e sapori di facile interpretazione.

TRENTINO PINOT NERO 'VIGNA DI SAOSENT'
Colore: il 100% ha apprezzato le tonalità nelle quali nessuno ha rivelato dei dubbi, in quanto attraverso i giusti calici in vetro-cristallino sottile e di forma adeguata, hanno potuto ammirare i ‘freschi’ riflessi non domati dal tempo, pur breve.
Profumo:
87%-----18/20
8%-----17/20
5%-----Varie valutazioni, e un 19/20; la più bassa un 15/20
Sapore:
38%-----19/20
47%-----18/20
11%-----17/20
4%------Varie valutazioni, o mancanti.


 Nelle note riepilogative, si sono avute, soprattutto da parte dei più esperti, giudizi leggermente difformi pur avendo tutti apprezzato, la complessità dei profumi con sentori di variegata determinazione, e soprattutto la morbidezza che è stata valutata come nota determinante per moltissimi, Comunque un rosso  di buona fattura, che ben si è sposato con le proposte suggerite.
Da parte di un certo numero di partecipanti, soprattutto maschi di età più avanzata, si è avuto un giudizio, positivo, ma con variegate motivazioni. In una parola il concetto di essere di fronte ad un rosso, che pur non avendo la personalità di un barolo, o di un Carema o sassella, tuttavia, per essere un ‘rosso’ da noi presentato come di buona qualità, ma nella norma degli ottimo rossi trentini, ha riscosso un certo interessa, anche se è stato il Sauvignon la sorpresa maggiore.



IL PUNTO DI AQL

 Noi siamo stati timidi suggeritori di alcune valenze qualitative dei due vini proposti, condizionati, purtroppo, dall’amore che abbiamo per i vini trentini, in generale. Il Pinot Nero, pur non essendo un ‘rosso da sballo’, nel senso da non farlo entrare in competizione con le superlative etichette di un raro Borgogna, tuttavia ci è sembrato un ottimo Pinot Nero come è nello stile di alcuni grandi Pinot Nero del Trentino.

Personalmente mi sono sentito  come un umile  ‘ambasciatore’ che pur non cedendo ad una particolare sudditanza, né psicologica, né professionale, tuttavia sono stato felice di aver fatto scoprire al target, al quale ci siamo rivolti, due vini che sono la summa di un lavoro meditato e altamente professionale.

I vignaioli e i cantinieri della Val di Cembra, partendo da una materia prima di ottima qualità, riescono nell’iter della faticata filiera, produrre vini che sono testimonianza di un’arte che trasferisce nella liquida anima dei vini il senso di un impegno che merita non solo rispetto ma anche una giusta riconoscenza per meriti acquisiti sul camp o, o meglio in vigna e in cantina dove si fa del meglio per ottenere il massimo.

La Bassa milanese, dove l’acqua 'allaga' a volte la piatta superficie, è ideale per allevare l’antica pianta di riso i cui chicchi sono protagonisti di celebri piatti 'lombardi' come  i vari risotti: alla Certosina, in Càgnon, Risott rustì, quello classico 'alla milanese, alla 'pilota',  poi 'Riso e spàrgitt' (ovvero agli asparagi) ed altri. Questi piatti e tanti altri,  nel Sauvignon, che profuma di fatica e di aromatiche essenze ‘campagnole’, hanno scoperto un ideale partner per ‘amoreggiare’, intrigando i sensi con i suoi profumi e la sua gamma di sapori. Il Sauvignon, in degustazione, ha soddisfatto anche i palati più esigenti, senza, tuttavia, darsi le arie come un nobile 'cru', ma è riuscito, senza intimorirli né tantomeno mandarli in 'confusione', a farsi apprezzare. Vanni Gipponi, un professionista della salute (come medico generico e affermato dentista), abituato a degustare grandi vini, di più tipologie e di alevata caratura ci ha così detto, a proposito del Sauvignon: "...e una girandola di pofumi e sapori che mi hanno fatto riflettere, compiacendo olfatto e palato con le sue tante anime organolettiche...".
Possiamo dire che i due 'trentini' si son fatti conoscere, non solo per le caratteristiche organolettiche, ma anche per le attenzioni che gli riservano, di stagione in stagione, gli uomini che li producono con amore e rispetto delle severe regole che governano il mestiere di vitivinicoltori di 'montagna'. 
(Nella foto,  AQL degusta sul campo...un Sauvignon, nella sede della Cantina La Vis, insieme al Presidente)