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QUANDO PROFESSIONE E MESTIERE DIVENTANO ARTE

 Nel solco della nostra tradizione, ormai consolidata, di registrare accadimenti che lasciano il segno nel diario che OIFB e i suoi altri MediaWeb, ‘raccontano’ di tanto in tanto per  far conoscere ciò che oltre la cronaca rimanga come testimonianza della civiltà del lavoro e dell’ingegno dell’uomo, non possiamo non essere felici di una scoperta, o forse sarebbe più giusto dire una ‘riscoperta’.
Avvezzi da sempre a cercare ciò che può essere rappresentativo del valore del ‘Made in Italy’, anche per quanto riguardano le realtà che potrebbero essere al margine della geografia abituale di luoghi resi celebri da testimonial famosi, non potevamo non segnalare che in Sicilia, celebrata di questi tempi, più per i suoi vini liquorosi o per il Nero d’Avola finalmente scoperto come grande vino che lascia il segno nella cronaca e nella memoria sensoriale di molti consumatori esigenti e acculturati, in giro per il mondo, da un po’ di tempo sale sulle cronache più seguite,  anche per quanto riguarda l’Olio di Oliva.

Forse il mito di Atena che Zeus decise di nominare  come  ‘virtuale testimone’ dell’olivo e dell’olio, non gli ha portato fortuna da subito facendolo passare in secondo piano rispetto al ‘succo del Dio Dionisio (Bacco...per i latini)
Invece…finalmente ci siamo!

C’eravamo interessati tanto tempo fa di alcuni oli di oliva, prodotti da monocultivar, ed essendo ‘viziati’ dagli olivaggi, generalmente più celebrati o celebri, non credevamo che si potessero scoprire alcuni ‘campioni’, che rasentano il ruolo quasi di outsider, per la qualità  e per il particolare appeal sensoriale. Per troppo tempo le penne di alcuni cronisti sono state distratte, o ‘prese’, dai soliti “Extravergini” noti, ad esempio umbri, sabini, toscani o di Brisighella. Finalmente questo alimento-condimento ‘oroverde o verdeoro’, classico prodotto italiano, sta facendo la fortuna di molte realtà agricole, soprattutto da quando l’arte del molire olive, e con severità seguire l’intera filiera con competenza ma anche con severità, quasi accademica, sta valicando i soliti confini geografici, vantati e reclamizzati.
Si può ben dire che non è mai troppo tardi per fare meglio o il massimo possibile. Con soddisfazione siamo felici di segnalare (anche se ne avevamo già sentito parlare) un Extravergine ottenuto da una sola cultivar, celebrata più per essere ‘sacrificata’, nel senso di ‘ristretta’  in vasetti di vetro come olive da mensa, che per farne uno straordinario Olio di Oliva. D’altronde deviato nei giudizi dall’antico sapere o conoscenza, o meglio dagli insegnamenti che risalgono sul finire degli anni ’50, da parte di uno scienziato che sapeva e scriveva in modo impareggiabile, soprattutto di olive e olivicoltura in generale (Alessandro Morettini ), non immaginavamo che la stessa cultivar, ovvero la Nocellara del Belice, potesse dare un si nobile prodotto.


Bando alla cronaca postuma, OIFB e la storica Corporazione Arti Mestieri Professioni, che fa parte del nostro settore culturale, hanno deciso di approfondire la conoscenza documentandosi oltre la cronaca e poi decidere premiando prodotto e produttore ‘Made in Sicilia’.
























“Fiore del Belice’ è il poetico nome che risulta in etichetta dell’Extravergine prodotto da quello che ormai riteniamo un virtuale ‘Principe” della Nocellara del Belice: Francesco Lombardo  da Campobello di Mazara (TP) dell’Azienda Agricola Lombardo, che ormai può degnamente far parte della folta schiera degli ambasciatori più prestigiosi del nostro “Made in Italy”.




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