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IL CONSUMO DI BEVANDE ALCOLICHE IN ITALIA

Dal Gruppo Abele.org 

Secondo i dati Istat, in Italia l’alcool è più diffuso tra gli uomini e nel Nord-Est. Il consumo rimane inferiore rispetto ad altri Paesi europei, anche se tra i giovani si registra un forte un aumento.
Il “binge drinking”, l’abitudine di consumare eccessive quantità di alcolici in una stessa serata, fenomeno presente soprattutto nei Paesi del Nord Europa, si sta radicando tra i giovani italiani. Lo ha rilevato il Rapporto Istat “L’uso e l’abuso di alcool in Italia” nell’ambito dell’indagine multiscopo dal titolo “Aspetti della vita quotidiana” sulla popolazione italiana maggiore di 11 anni. I dati si riferiscono al febbraio 2007.
 Nel 2007, secondo il Rapporto, il 68,2% degli italiani di 11 anni e più, ovvero quasi 36 milioni di persone, hanno dichiarato di aver consumato una o più bevande alcoliche nel corso dell’anno. A livello geografico, il consumo di alcool è più diffuso nelle regioni del Nord-Est (73%), in particolare in Veneto (74,9%) e Trentino Alto Adige (72,2%), anche se proprio le regioni del Nord-Est sono quelle che hanno registrato una leggera diminuzione (dal 75% al 73%), in particolare il Trentino Alto Adige (la percentuale dei consumatori era del 75,1% nel 2006) e l’Emilia Romagna (dal 76,1% al 71,5%). Per quanto riguarda gli uomini, oltre al Veneto (84,8%), ai primi posti si trovano anche le regioni del Nord-Ovest (82,4%), mentre per le donne le percentuali più alte si sono registrate in tutte le regioni del Nord-Est (63,7%). A livello nazionale il Rapporto ha registrato una forte differenza di genere: devono alcolici l’81% degli uomini, contro il 56,3% delle donne. Le donne più istruite sono quelle che fanno più uso di bevande alcoliche. Tra le meno istruite infatti il consumo di alcool si attesta al 43%, mentre sale al 73,7% tra le laureate.

Secondo Istat, il consumo di alcool in Italia rimane moderato, se confrontato ai dati di altri Paesi europei.
L’8% della popolazione italiana ha dichiarato di essersi ubriacata almeno una volta nell’ultimo anno. La percentuale è in aumento rispetto alla fine del 2003 (7,1%), anno in cui l’Istat aveva rilevato per la prima volta il fenomeno. Il bere per ubriacarsi è un modello di consumo che caratterizza prevalentemente i giovani: il Rapporto ha registrato un picco nelle fasce 20-24 anni (17,2%) e 25-29 anni (15,5%). Anche qui, le differenze di genere sono rilevanti, con una netta prevalenza maschile (gli uomini che si ubriacano sono in media quattro volte le donne) in tutte le fasce di età, anche se questa prevalenza è minore tra i giovani. Tra i minori dichiarano di essersi ubriacati almeno una volta nell’anno l’1,9% dei ragazzi di 11-15 anni (2,3% dei maschi e 1,5% delle femmine). Tra i 16-17 anni la quota sale all’11,4% (16,9% dei maschi e 5,6% delle femmine), e raggiunge il 15,3% (22,2% dei maschi e 8,8% delle femmine) tra i 18 e i 19 anni. Dopo i 25 anni il fenomeno ha poi un andamento gradualmente decrescente e si accentuano le differenze di genere.
Per quanto riguarda la ripartizione geografica, il “binge drinking” è un’abitudine più diffusa nell’Italia settentrionale (10,6% Nord-Est e 8,6% Nord-Ovest). In particolare, tra gli uomini del Nord-Est questa quota raggiunge il 17,1%.

“I consumi – ha detto Sante Orsini, ricercatore dell’Istat – stanno cambiando significativamente tra i giovani”. Se infatti in età adulta il vino è la bevanda alcolica per eccellenza (54,4%), seguito da birra (44,9%) e altri alcolici (39,4%), con il calare dell’età le cose cambiano. Nella fascia tra gli 11 e i 17, infatti, il consumo di vino si ferma all’11,7%, meno della birra (18,6%) e degli altri alcolici (15,2%). Per quanto riguarda i ragazzi tra i 18 e i 24 anni, il vino è sempre ultimo in classifica (40,1%), superato da altri drink (54,6%) e dal consumo di birra (53,4%). Il consumo di alcol quindi “si slega dal pasto – ha detto Orsini – e si connette ai modelli di socializzazione. Diventa simbolico, un mezzo attraverso il quale dar vita all’omologazione al gruppo. Ma quel che preoccupa – prosegue Orsini – è che il consumo in questo modo dà vita ad abitudini scorrette, aprendo la strada all’uso smodato, al bere tanto solo per divertirsi”.