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MATRIMONIO TRA DUE CULTURE, CHE DURERA' NEL TEMPO: "FERRARI LONGUE A NAPOLI"

 

  Con la civiltà del ‘bello & buono’ a fare da testimone.



 

 

 

 

 

Qualcuno dirà che questa volta AQL come cronista, ha posto gli argini alla tempestività, giacché quello che voglio portare a conoscenza dei nostri lettori, se fossi un normale cronista, avrei dovuto narrarlo subito a ridosso delle idi di ottobre passato, ma molti più tempestivi di me, ne hanno scritto e ne hanno detto.
Mi comporto, di conseguenza, in modo un po’ anarchico o libertario, facendo di mia testa. Dovendo quindi dare risalto all’avvenimento, secondo il mio stile di ‘raccontatore’ non solo dei fatti che la cronaca registra, per la quale, spesso si fa anche meno di una cartella, desidero spulciare nella memoria del mio diario emozionale, ma severo nei giudizi,  pertanto non posso limitarmi al massimo alle 30 righe circa di 60 battute cadauna per un totale di 1800 battute, classiche di una cartella giornalistica che la burocrazia editoriale stabilisce per le esigenze degli spazi redazionali o per gli ‘emolumenti’ da pagare al redattore-cronista.

 

 

 

 

Desidero ''raccontare'' , oltre la cronaca e il tempo, del “Matrimonio tra due culture” celebrato a Napoli, appunto, oltre le Idi di Ottobre del 2008, e precisamente venerdì 24, in occasione dell’inaugurazione del "Terzo Ferrari Longue", che segue gli altri due avvenimenti similari di Madonna di Campiglio e de “Il Crudo” di Roma in Via degli Specchi, mi sembra giusto che mi dilunghi per ‘raccontare’, appunto, i fatti di cronaca ma anche il costume e gli stili di vita della borghesia napoletana, e degli esigenti ‘napoletani’ , comuni o quasi, ma con una dose di cultura, che come cittadini frequentatori dei luoghi emblematici della Napoli che affascina e intriga ( nel senso buono di coinvolgere ), tessono la trama delle quotidiane emozioni e delle ‘passionalità’ che permeano la tanta cultura e soprattutto lo spirito poetico dei napoletani ‘bene’.

Se ci limitassimo alla cronaca sarebbe sufficiente scrivere che il tutto è avvenuto in un locale importante di Napoli: al “Gran Caffè La Caffettiera” di Piazza dei Martiri, facendo un resoconto e accennando ( cosa forse ghiotta ) ai vari ospiti intervenuti per poter dire che ‘loro’ c’erano all’inaugurazione del “Ferrari Longue” nel cuore della Napoli che conta. Si è trattato di un avvenimento importante tanto da ritoccare il nome storico in “Caffettiera Ferrari Longue”, con riferimento ad una porzione dedicata ed esclusiva.


Di seguito inseriremo comu nque il testo esatto del comunicato che a suo tempo apparve su moltissimi giornali, per ragguagliarvi in modo sintetico sull’avvenimento che ha visto la gente ‘bene’ di Napoli coinvolta dal duplice fascino delle due “Civiltà": tra quella ospitante, e quella ospitata rappresentata dalla storica Cantina Ferrari il cui celebre nome fu registrato dalle cronache dell’inizio del secolo XX e che oggi porta alto l’onore della più specializzata enologia italiana, tanto da battersi alla pari, spesso da vincente, con le grandi "Maison de Champagne" dalla secolare storia di successi.

Si può ben dire che quella Trentina di Ferrari-Lunelli, che è civiltà nobilitante del vino, scende a Napoli, dopo Madonna di Campiglio e Roma, per questo matrimonio culturale con la civiltà ‘napoletana’ del caffè che diventa uno dei riferimenti, in questo caso, ‘paradigmatico’, che non si basa solo sul valore edonistico-sensoriale del ‘bere un caffè’, o come si dice a Napoli: farsi "Na tazzulella e cafè".

Simbolo della socialità, il caffè , qualcuno ha scritto “è un medium tra mondi diversi, spesso lontani” che a Napoli diventa un riferimento per trovarsi non solo per ‘degustare’ dal punto di vista dell’attrazione sensoriale che si percepisce, in quanto l’aroma stesso del caffè diventa quasi un velo che circonda i protagonisti di un cenacolo conviviale e letterario, nel cui clima si stemperano le tensioni che la vita moderna genera, per immergersi da protagonisti nella ‘beatitudine’ del moderno convivio rilassante in un’atmosfera anche letteraria’ e non certo come valvola di sfogo per segrete rivalse, come lo era per i bohémiens di Montmartre che, dandosi delle arie, frequentavano “Le Chat Noir” e il “Cafè du Delta”.

 Non teniamo conto dei fatti di cronaca che ogni tanto ‘annebbiano lo stile e l’atmosfera’, perché Napoli è comunque un magico luogo d’incantevoli palcoscenici, mentre, spesso, le strade o in occasioni di feste e popolari incontri, molti luoghi o simboli, sono pervasi dalla “Ammuina” che vuol dire confusione, rumore, che rubano ‘spazio’ al silenzio, alle riflessioni, al parlare con misura e colto linguaggio.

(Nella foto, Totò impazza per le vie di Napoli. Film: L''oro di Napoli )


Ho amato Napoli, confessandolo anche negli scritti e nei miei reportage.
Il primo ’incontro’ fu agevolato dal mio soggiorno biennale (1949-1950) alla Scuola Aereonautica di Caserta, ospitata nella Reggia vanvitelliana.
Quando ebbi la fortuna, alla prima ‘libera uscita’, di fare un salto a Napoli, ero felice d’incontrarla, pur nella disastrata situazione della città, che aveva subito oltre i bombardamenti le conseguenze degli eventi bellici in generale. Pur ferita e in parte segnata nelle sue strutture, m’incantò.

L’amore per Napoli e i napoletani, forse in parte, fu anche merito della lettura del capolavoro di Giuseppe Marotta: “L’oro di Napoli”, dal quale De Sica trasse un film.

Napoli in seguito, entrò di prepotenza nei miei, anche se non frequenti, itinerari alla scoperta degli stili di vita delle varie classi sociali, in alcune città simbolo, per essere poi materiale per i miei saggi sulla società italiana dall’Unità al secolo XX.
Mi aveva incantato Napoli anche per la sua ‘civilissima mania’ di eleggere il caffè a simbolo ‘principe’ non solo del piacere sensoriale ma anche come aggregante, non sofisticato, di sodalizi di vario interesse, per i quali caffè e cultura diventavano un tutt’uno inscindibile.

 Ora i napoletani, potranno sorseggiare, frequentando la celebre “Caffettiera Ferrari Longue”, bollicine nobili che i Lunelli, partendo dall’avo Bruno sono riusciti a posizionare in alto, complice la ‘qualità’ superlativa, specie di alcune etichette come Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, o Perlé, o l’ultima appena nata nel firmamento dell’eccellenza: il ‘Ferrari Perlé Nero’, un “Blanc de noir” ottenuto da uve di un grande Pinot Nero, che sarà anche lui un messaggero di questa grande realtà enologica.

 

(Nella foto: Anche la Sofia nazionale beve Ferrari, e non solo a Napoli )
Andiamoli a scoprire meglio questi due protagonisti di un insolito matrimonio, non certo ‘morganatico’ visto che non si tratta, come vuole la prassi, di un matrimonio tra un sovrano o un principe di casa regnante e una donna non nobile, ma di due “nobili protagonisti” che nei rispettivi ruoli segnano il tempo lasciando pagine di civiltà e di grande successo.
"Il Gran Caffè La Caffettiera sin dalla sua nascita, nel 1982 – come ci ricorda il ‘patron’ Guglielmo Campajola, è stato il riferimento del pubblico amante della qualità e del buon servizio.

 
 Nelle sue salette e nell’ampio dehors che si estende nella più elegante piazza di Napoli, Piazza dei Martiri, i clienti hanno la possibilità di fruire delle infinite proposte dell’arte pasticciera e gastronomica partenopea.
La tazzina di caffè è il punto di forza intorno al quale si è costruito il successo di questo Gran Caffè. La tipica sfogliatella e il classico babà ne sono poi la degna cornice.
Le proposte del Gran Caffè spaziano poi, nell’ora dell’aperitivo, tra arancini, supplì, sartù, e carpacci di pesce o di carne accompagnati da degustazioni di vini in lista.
L’ora del the è contraddistinta da miscele di varia origine e da dessert dolci e salati sempre di nostra produzione.
Non può mancare un cenno alle proposte del nostro Barman tutte rigorosamente accompagnate da piccoli e appetibili stuzzichini.

 

Un’ulteriore caratteristica del nostro Caffè - dice ancora il patron Campajola, è la piccola saletta inferiore, tra le cui mura della vecchia mangiatoia dello storico Palazzo Calabritto si è  organizzato il Museo del Caffè Napoletano. Vecchie caffettiere, pubblicità del passato, macinini e oggetti del caffè fanno da cornice al particolare salottino in cui si degusta il caffè servito nella classica macchinetta napoletana con il “coppitello” declamato dal famoso Eduardo De Filippo: " Pare niente, questo coppitello ci ha la sua funzione...E già, perchè il fumo denso del primo caffé che scorre, che poi è il più carico, non si disperde "

Per non dimenticare neanche il versi di Modugno e Pazzaglia, che nella poetica canzone " O cafè " si dice che:
Ah, che bellu ccaffè!
Sulo a Napule ''o ssanno fà..
e niscuno se spiega pecché
è na vera specialità...


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Ora diamo spazio al Comunicato ufficiale lanciato al momento del matrimonio culturale tra Napoli e Trento, ovvero tra il Gran Caffè La Caffettiera e Ferrari-Lunelli

 “Ferrari sceglie il Gran Caffè la Caffettiera per lanciare il terzo Ferrari Lounge. E tre! Dopo Madonna dì Campiglio, una delle capitali mondane delle Alpi, e Roma, la capitale.
Ora a Napoli: nel cuore della città più antica ed elegante, si apre il terzo Ferrari Lounge.
Così, da venerdì 24 ottobre, uno dei locali storici napoletani, importante luogo di ritrovo cittadino, che riassume tradizione ed eleganza, impreziosisce le sue insegne aggiungendovi il nome delle bollicine più prestigiose d''Italia: il Gran Caffè la Caffettiera di Piazza dei Martiri diventa Caffettiera Ferrari Lounge — Spazio Bollicine.

"Dopo i successi ottenuti con i locali di Madonna di Campiglio e di Roma, oggi frequentatissimi da chi cerca, insieme al buon bere e alla buona tavola, ambiente e atmosfera raffinati", spiega Matteo Lunelli (Sopra nella foto, con il ''patron'' Guglielmo Campajola), vicepresidente della storica casa trentina, "abbiamo rivolto la nostra attenzione al Meridione, scegliendo, come prima tappa, Napoli, per il suo straordinario passato che il Gran Caffè Caffettiera può di per sé raccontare e perché crediamo nel suo futuro.
Siamo convinti che, come è già successo a Madonna di Campiglio e a Roma, il nuovo Ferrati Lounge diventerà uno dei locali più trendy di questa capitale del Sud".

"Sono lieto di collaborare con la famiglia Lunelli, facendo nascere proprio qui a Napoli il  nuovo spazio Ferrari Lounge," dichiara Guglielmo Campajola, General Manager del Gran Caffè la Caffettiera (Nella foto). ''Un evento che assume un particolare significato in un momento difficile per la nostra città come l''attuale, ed è per me motivo di orgoglio che una casa del prestigio e della storia di Ferrari abbia scelto la Caffettiera, per questo straordinario connubio tra nord e sud.
"La Caffettiera Ferrari Lounge diventerà non solo un luogo privilegiato nel quale godere delle bollicine trentine in tutta la loro varietà, ma dove saranno proposti originali aperitivi, snack ed appetizers che sapranno celebrare ed esaltare la magia delle bollicine Ferrari. Oltre a tutta una serie di eventi che, periodicamente, animeranno il locale di piazza dei Martiri.”

Il Nome Ferrari, che gli ambasciatori naturali: i Lunelli, hanno portato all’attenzione del mondo, ora per merito di questo avvenimento, con la complicità del celebre Gran Caffè, conquisteranno la città dei Partenopei con ricorrenti momenti magici che si lasceranno ricordare nelle rispettive cronache. Si sfata, così, il “si dice” sui matrimoni d’intesa anche culturale tra Nord e Sud, immaginati difficili o morganatici.

 Non dimentichiamo che Napoli ha segnato la Storia anche di un’elevata tradizione culturale, scientifica, architettonica, musicale, teatrale e cinematografica. Per merito dei napoletani veraci e colti, Napoli ha lasciato negli anni e nei secoli della sua storia un ‘segnalibro’ ipotetico sulle sue tante pagine che ne narrano il passato affinché gli uomini, distratti, o prevenuti scoprano le emozioni che suscitarono con le loro opera, i protagonisti anche di recente apparizione. Napoli, potrà far notare, rivelandola, anche l’essenza del suo carisma di città dotta, dall’umanità che lascia il segno in coloro che la visitano o la ‘vivono’. Anche il luogo scelto per questo matrimonio tra Nord e Sud, è simbolo della Napoli ‘regale’ che è palcoscenico di grande richiamo.
Parliamo della Piazza che ospita la “Caffettiera Ferrari Longue”, che come ci narrano le cronache, sorse intorno al 1600 realizzando una delle prime vere espansioni verso ovest di una città alla quale per secoli era stato vietato di estendersi al di fuori delle mura.
La piazza, a forma triangolare, in seguito fu dedicata a tutti i napoletani caduti per la libertà.

 Il monumento costituito da una colonna - che già'' esisteva al tempo dei Borboni - è al centro quasi geometrico della Piazza. Sulla sommità si erge una statua, opera di Emanuele Caggiano che simboleggia la "virtù dei martiri". Lo scultore era nato a Benevento il 12 giugno 1837 . Scultore e accademico italiano che operava nell''area napoletana nella seconda metà del XIX secolo.

Alla base vi sono quattro leoni ognuno dei quali rappresenta i martiri napoletani: il leone morente raffigura i caduti della Repubblica Partenopea del 1799, il leone trafitto dalla spada, opera di Stanislao Lista, i caduti carbonari del 1820, mentre gli altri due leoni, dall''aspetto più'' feroce rappresentano, i caduti liberali e garibaldini del 1848 e del 1860.

 

 

 Ma non è solo la slanciata colonna dei ‘Martiri’ ad essere richiamo architettonico, giacché a fungere da cornice alla piazza esistono palazzi monumentali. Il Palazzo Partanna, realizzato da Mario Gioffredo, e successivamente ristrutturato da Antonio Niccolini, il quale gli conferì forme neoclassiche, in onore, si dice di Lucia Migliaccio, moglie morganatica di Fernando I di Borbone.
Altra opera del settecento è Palazzo Calabritto. Un palazzo monumentale che fa onore alla piazza che l’ospita.
Eretto tra il XVII e il XVIII secolo, fu ideato come nobile residenza. Acquistato dal duca di Calabritto, venne in possesso della corte napoletana con l’intrigo di un nobile ‘maneggione’. In seguito il successore della famiglia dei Calabritto riottenne il palazzo, facendolo restaurare nella seconda metà del Settecento, dal celebre architetto Luigi Vanvitelli, che apportò modifiche nello scalone e nel portale.

 

Non credo si possa parlare di ‘invasione’ di questi storici spazi, luoghi e monumenti. da parte  del “Gran Caffè La Caffettiera” anzi, mio è il giudizio da giramondo, per merito del ‘patron’ di questo splendido locale, Guglielmo Campajola, e le normali attività culturali, o ancor di più quelle straordinarie che animeranno gli spazi, si realizza una perfetta simbiosi tra cose, poi neanche diverse ma affini, giacché Piazza Martiri e i suoi celebri Palazzi storici sono come un palcoscenico, o cornice, nella quale si muovono insieme personaggi famosi o ‘normali’: tutti protagonisti attivi, e magari a volte tutti comprimari.

 

Mi verrebbe voglia di considerare o immaginare, anche solo come ipotesi fantasiosa, la rianimazione di quel clima che si respirava ascoltando Edoardo De Filippo nella scena poetica e ‘fascinosa’ che in “Questi fantasmi” realizzava la ‘glorificazione’ del caffè.

 Sarebbe più corretto dire della caffettiera con i suoi ammennicoli come il ‘Coppitello di carta’ che in virtù di una quasi magia riusciva ad imprigionare la ‘sostanza’ dell’aroma che il caffè sprigiona per la delizia sensoriale dei raffinati buongustai napoletani, ma non solo.
Se le bollicine firmate Ferrari, hanno incantato palato e olfatto, di celebri personalità, in molteplici avvenimenti, in luoghi simboli dell’arte, come quelli della Premiazione degli Oscar, o di altre identiche cerimonie artistiche, culturali o in caso d’incontri diplomatici internazionali, ora avranno un ulteriore luogo permanente nel cuore della città partenopea, per gratificare i tanti napoletani di città e di “fuorivia”, con lo stesso spirito dei tanti che di passaggio a Ravina di Trento, dove ha sede la celebre e celebrata Cantina Ferrari prendono contatto con la ‘liquida immagine’ che i Lunelli, partendo da Giulio Ferrari, hanno creato, dando solidità, alle “dorate bollicine Made in Italy’ che ormai sono non solo bevute ma glorificate e ambite dagli esigenti degustatori di tutto il Mondo.


Napoli e i  Napoletani, per merito di questo recente Matrimonio del ‘gusto e del piacere’, oltre che di due consolidate tradizioni della civiltà della tavola, e perché no, anche del ‘più coinvolgente ‘tavolino da Gran Caffè’ che diventa, in occasioni particolari, palestra di culturali scambi di vedute, in compagnia, magari di personaggi celebri che per provare ‘intime’, anche se pubbliche e condivise emozioni, degustano un Caffè…da Caffettiera, o un calice di nobili bollicine Ferrari.
Dando briglia sciolta alla fantasia si può immaginare in questi momenti la presenza simbolica della Sirena Partenope, che gelosa di tanta dovizia ‘sensoriale’ tra Caffè e Bollicine, cavalli di razza di due culture, vorrebbe essere tra i comuni mortali per degustare anche Lei, i ‘frutti’ delle moderne civiltà del ‘gusto’.