Contenuto principale

"FERRARI PERLE' NERO"...UN ALTRO CAPOLAVORO DEI LUNELLI

IL COMUNICATO DELL’AZIENDA

 Perlé Nero, un grande Blanc de Noirs:  ecco l’ultima creazione di casa Ferrari 

“Straordinariamente diverso. Orgogliosamente unico. Un fuoriclasse”. E’ così che alla Ferrari descrivono l’ultimo nato della casa, il Perlé Nero, un millesimato di una linea, Perlé appunto, che appartiene alla storia delle migliori bollicine italiane e che rappresenta la prima creazione della terza generazione Lunelli, la famiglia a cui fa capo la casa trentina.E’ straordinariamente diverso questo Perlé Nero perché è espressione di Pinot Nero in purezza: la storia ultrasecolare del Ferrari è stata scritta quasi esclusivamente da un altro vitigno, lo Chardonnay, portato in Italia alla fine dell’Ottocento proprio dal fondatore  Giulio Ferrari e diventato poi il simbolo della casa trentina. Orgogliosamente unico questo Perlé Nero perché nasce da quella vocazione alle grandi sfide che è insito nella famiglia Lunelli. La sfida con il più delicato e imprevedibile dei vitigni, il Pinot Nero, dura da quarant’anni. Quattro decenni di ricerche nei vigneti e in cantina e di collaborazioni illustri come quella con l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige che hanno già regalato grandi bollicine come il Ferrari Rosé e Perlé Rosé ed un vino cult per gli appassionati come il Maso Montalto. Ora questo Perlé Nero, affascinante sin dal nome, che rappresenta una sfida nella  sfida: si tratta, in effetti, di dare carattere al Pinot Nero senza giocare sulle estrazioni di colore, come avviene con le macerazioni per il Rosé, né nel corpo e nella complessità, quali sa esprimere, con l’elevazione in legno, il Maso Montalto. Il sottile gioco di opposti e di rinunce  ha trovato la sua straordinaria sintesi nel Perlé Nero, Pinot nero in purezza, vinificato in bianco e chiamato a maturare ben sessantasei mesi.  Il Ferrari Perlé Nero nasce già grande. Tant’è vero che le guide più diffuse lo hanno subito gratificato con i più lusinghieri riconoscimenti: la guida dell’Espresso, per esempio, lo ha collocato tra i “Vini dell’Eccellenza”, mentre quella dell’Associazione Italiana Sommelier gli ha attribuito il massimo punteggio con cinque grappoli.Come tutti i millesimati di casa Ferrari, il Perlé Nero è espressione soltanto delle uve coltivate nei vigneti della famiglia Lunelli, tra i migliori delle alte colline del Trentino, là dove per il clima, la composizione del terreno e l’esposizione al sole esistono le condizioni ideali per uve perfette. Questo che si presenta adesso è figlio della vendemmia 2002 ed è la prima creazione della terza generazione Lunelli. E’ firmato, infatti, da Marcello Lunelli che si è avvalso della preziosa collaborazione di Ruben Larentis. Marcello Lunelli, oltre a essere, insieme con il cugino Matteo, vicepresidente del Ferrari, è direttore tecnico della casa, ruolo nel quale ha sostituito lo zio Mauro per quarant’anni l’enologo numero uno del Ferrari.  

********************************************************************************

IL PUNTO DI AQL

 Ovvero una azzardata intromissione nel mondo immaginifico del Pinot Noir e le sue ‘esibizioni’ qualitative nella creazione di un grande ‘Blanc de Noirs” questa volta non della patria del “monaco cellier” dell’Abbazia di Hautvilliers, ma di una famiglia trentina che ha saputo portare alto l’onore di quel Giulio Ferrari che oltre un secolo fa, innamorato dello Chardonnay lo eresse a simbolo magico di cento anni di successi, con una vinificazione in bianco del principe dei vitigni. Si dirà, perché mai i Lunelli hanno voluto presentare un ‘Blanc de Noirs’ dopo che hanno conseguito successi proprio con le loro bollicine dorate, del vitigno Chardonnay dalle origini ‘misteriose’ giacché discordanti sono le notizie ‘storiche’ di più fonti, tanto che neanche la  biologia molecolare, forse, ha potuto determinare con puntigliosa esattezza l’origine. Ma non approfondiamo la verità sulle origini, immaginandole un regalo per i trentini ed altre italiche genti, che al vitigno hanno creduto senza tanto voler scrutare nei ‘genitori’ che lo resero possibile.

 Noi, affascinati da questa nuova ‘prova’ di fiducia che i Lunelli, (ormai alla terza generazione ) hanno avuto presentando questo nuovo gioiello vitienologico, noi preferiamo non cavalcare alcuna tesi, cercando di meritare come  plausibile, quindi non esagerato  il giudizio che registriamo dopo la ‘scoperta’ di questo ‘nero’ diamante dell’enologia di casa nostra, firmata Ferrari-Lunelli.
Partiamo dal concetto che il Pinot Nero, intendiamo il vitigno e soprattutto l’uva che se ne ricava, è difficile, non c’è che dire. Difficile perché pretenziosa, e vuole un suo terroir per vegetare e non deludere in stagione di vendemmia le attese, ‘regalando’ al vignaiolo-cantiniere, in cambio delle sue attenzioni, una qualità superiore, specie se vinificato con maestria e attenzione, in una parola…nel modo giusto, altrimenti potrebbe assumere il ruolo di una normale uva rossa, o giù di lì.

Il segreto e le difficoltà da superare per il vignaiolo-cantiniere, le avevo apprese, una quarantina di anni fa, circa, da un amico vignaiolo provetto di Montalto Pavese, che aveva ricevuto in eredità una vigna d’altura nella quale il Pinot Nero aveva il suo giusto habitat, tanto che fu uno dei primi a produrre ‘bollicine’ da sole uve di Pinot Nero…ed erano di ottima ‘fattura’.
 Ma la scoperta di alcuni segreti, detenuti dai maghi della vinificazione in bianco di uve nere (Pinot Noir o Pinot Meunier) che avevano vigne nel cuore della Champagne, mi vennero rivelati, non in modo sfacciato ma con ‘pratici’ suggerimenti, degustando alcuni calici di ‘bollicine’, ottenute con la pratica di ripetute sperimentazioni sul campo. Era per me una rarità e una gratificazione certa apprendere che uno Champagne, ottenuto dalla vinificazione in bianco di Pinot, anche se in quel caso si trattava di un blanc de noir ottenuto da uve Pinot Meunier (100%), potesse essere uno Champagne di grande carattere.
Ne ebbi la riconferma degustando in seguito, ospite nel villaggio di Ville-sur-Arce, nell’Aube  Champagne-Ardenne, un Extra Brut ‘blanc de noirs’, ottenuto da Pinot Noir, secondo la tradizione del posto.
Il Pinot Nero più ricercato, in generale, lo sanno tutti gli specialisti e i raffinati consumatori, è quello che ha reso grandi i vini di Borgogna, tanto che un dipartimento di questa regione è definito “Cote d’Or”, unica zona che garantisce un successo coerente a questo tipo di uva.

Ma esistono, si dice , oltre 46 cloni di Pinot Noir (con relative varianti genetiche) a Dijon, in Francia, e se ne vantano, ma sono ben 200 e forse migliaia i cloni di Pinot Nero in tutto il mondo.

 Ma il Pinot Nero in generale, è anche uno dei vini più difficili a fermentare. In parte a causa della presenza di 18 aminoacidi, così dicono alcuni esperti che a volte, per imbrogliare anche se in tono scherzoso l’interlocutore impreparato, raccontano fole, per non svelare le verità che sono frutto di tanto lavoro di ricerca e insistite prove sul campo. Ad esempio assicurano i saggi, che la ritenzione del colore ( per quanto riguarda i vini fermi vinificati normalmente) è un problema, a causa dell’ultrasottile ‘pelle’ degli acini.
 Il Pinot nero è anche‘predisposto ad un’acetificazione, e può talvolta non mantenere  gli aromi e i sapori sperati, anche se un valido ‘cantiniere-vinificatore’ – che conosce del Pinot Nero queste sue ‘leggerezze’ - sa come prevenire le potenziali ‘negatività’. La ‘classe’ e il ‘fascino’ insiti nel Pinot Nero, me lo suggerì un mago della vinificazione, sono garantiti da una percentuale elevata di resveratrolo: un fenolo  (non flavonide),  presente nella buccia dell'acino d'uva da tre a quattro volte superiore rispetto ad altre varietà, soprattutto se allevato in climi freschi e relativamente umidi.

Ma come la mettiamo allora con la vinificazione in bianco nella quale il ruolo della buccia, non conta proprio, tanto è marginale? Ma questa è solo una provocazione, giacché quello che conta è la superiore disponibilità del Pinot Nero, anche vinificato in bianco, ad essere di un solido ‘carattere’, tale da garantire ‘bollicine’ di grande effetto…se l’uomo, l’ambiente o il ‘terroir’ si danno una mano per regalare emozioni forti, lasciando nella memoria ricordi indimenticabili, di intriganti aromi, sapori e preziosità organolettiche che lasciano il segno.

 Anche se sono passati tanti lustri dalla mia degustazione di quell’extra brut, ottenuto da pinot nero al 100%, nella cantina di Ville-sur-Arce, ho riprovato emozioni ancora più forti e decise nel degustare insieme ad alcuni colleghi dell’OIFB Test Center questa nuova affascinante ‘creatura’ uscita dalla Cantina di Trento dei Lunelli, che hanno portato al successo, oltre al Giulio Ferrari, anche il ‘Perlé’ apprezzato dai professionisti del bere giusto.

Non potrei descrivere l’ultimo nato di Casa Ferrari-Lunelli, o non mi sentirei all’altezza, se mi limitassi alle riflessioni del momento magico, condizionato dall’Evento che giudico ancor più intrigante, almeno per me, di quello che provai con Grappa Segnana ‘vestita a nuovo’, per essere meritevole ancor di più, di là dei meriti sensoriali-organolettici,  per il restyling che la rende nobilissima anche nella percezione visiva…giacché il ‘saio di lusso’ – ne sono convinto - rende un monaco ancor più ‘monaco’.

 Ferrari Perlé Nero, presentato nel pre-clima di fine anno 2008, di là dei tanti riconoscimenti - come si legge nella cronaca dell’evento - segna un’ulteriore tappa nel lungo cammino di questa ‘Famiglia trentina” che prima di raccogliere successi in campo internazionale con alcune sue etichette ha lavorato sodo per decenni, e tante stagioni di vendemmia, immaginando o scommettendo su ipotesi di glorie future.

Avendo segnato sull’albo dei successi,  conseguiti anno dopo anno, con celebri etichette che avevano proprio lo Chardonnay per quasi un secolo di vita come materia prima nobile ed indiscussa, oggi - in coincidenza dell’entrata in scena non solo manageriale ma anche tecnica della terza generazione - assisto commosso e un po’ disorientato a questo nuovo traguardo.
Per qualche decennio nei miei pezzi (srticoli e varie) avevo usato rispettose e benevole considerazioni, e qualche volta con esagerata ammirazione da ‘fans viscerale’, con l’animosità di uno sportivo da curva, per Mauro Lunelli del quale dissi e scrissi cose che potevano apparire esagerate sulla sua bravura professionale di enologo, creatore delle celebri etichette che hanno portato un messaggio di eccellenza sulle tavole di raffinati gourmet di mezzo mondo.

Ma ero sempre sincero, e convinto di ogni mia considerazione, come  quando dedicai la copertina di una testata letta dai professionisti dell’ospitalità, ai tre Lunelli, eredi di quel Bruno che  fu iniziatore della fortunata ‘carriera’ delle bollicine firmate Ferrari…Lunelli, ma avrei voluto anche dedicare a Mauro un passo nel mio diario personale che raccontava i miei incontri – a partire da oltre cinquanta anni fa -  con i grandi, anche dell’enologia.

 Ma tornando al ‘Nero Ferrari’ senza frapporre altre ‘ciacole’, confermo che in modo incontrovertibile il test mi ha rivelato un nuovo scenario di emozioni sensoriali, ma anche umanamente edonistiche, tanto da paragonare questo ‘campione’  ( firmato in questo caso da Marcello Lunelli come si legge nel comunicato dell’Azienda ) a quello che ho ritenuto fino a questo momento uno dei più grandi Blanc de Noirs prodotto in Champagne.

Già l’esame visivo, pur non coinvolgendo i sensi che determinano la qualità ‘materiale’ di una bevanda, tuttavia ci condiziona positivamente preannunciando valori che poi si dovranno registrare con ‘olfatto e palato.

 Di là del ‘perlage, stupendo e fine, il colore giallo dorato rassicura, mentre al naso,  anticipando ancor di più la classe di questo ‘noir’, si avvertono  i segni che materializzano le emozioni ( non più solo visive ) che nella complessità dell’insieme, ricco e decisamente maturo, si avverte il segno della sua personalità, liberando il fruttato e altre raffinate sensazioni olfattive che, anche se non allenato, il degustatore le percepisce e se ne bea, partendo dal gradevole tostato che è segno di una maturità, almeno cosi lo giudichiamo.

Ma dove si rivela la ‘personalità complessa di questo vino è alla prova finale che chiama l’apparato gustativo a dire la sua,  dopo l’assaggio che si fa attento per godere della sensazione che può far esprimere il giudizio finale.
 Pur complessa, la struttura dell’insieme che si confronta con il ‘gusto’, si evidenzia il perfetto equilibrio tra le note, ben decise, del fruttato e tostato. La sapidità espressa, che è positiva microsensazione decisamente intrigante, induce un apprezzamento del ‘carattere’ che non appanna l’elegante ‘cremosità’ ( confermando, giustamente, il preannuncio della scheda tecnica). Uno spumante che può dirsi ‘regale’ e meritevole di alta considerazione, che può competere con i più grandi “Blanc de Noirs’ che hanno coinvolto i palati più esigenti del pretenzioso mondo di raffinati ed esclusivi degustatori del “bere alto”.  

Che dire oltre se non che siamo rimasti, per un tempo che è andato oltre la degustazione, ammirati e convinti delle qualità di questo “Campione”, dandoci la certezza che con “Ferrari Perlè Nero” i Lunelli scrivono un’ulteriore pagina di storia che la cronologia da noi registrata, nell’Osservatorio, racconterà ai lettori di oggi e ai postumi, di una cronaca che potrebbe sembrare ‘dionisiaca’ leggenda ma è verità tecnica su un prodotto della massima eccellenza: immaginato, studiato, progettato e realizzato con la complicità di agronomi, enologi e ricercatori, ma soprattutto di uomini dalla professionalità elevata, che sono stati capaci di ‘rubare’ al mistero della scienza, un vino che merita i riconoscimenti più alti.

Noi, dell’Osservatorio, pur poca cosa rispetto ai ‘soloni’ che padroneggiano la comunicazione, spesso con meno umanità e poesia di noi, che ci limitiamo a dare voce all’istinto, senza pregiudizi, ne gratuita plageria, assegniamo, per quello che può valere per gli altri, il massimo riconoscimento, giudicando il “Ferrari Perlé Nero” meritevole di ricevere il Premio Sole d’Oro 2008 con il Punteggio di “Sei Soli+Eccellenza”

Prosit…o Cin Cin!...per questa ed altre fortunate storie di Casa Lunelli che rinverdisce, ad ogni stagione, la gloria secolare del nome Ferrari.