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ALLEANZA TRA FAMIGLIE...CARTA VINCENTE

IL PUNTO DEL DIRETTORE...COME ANTICIPO DELLA CRONACA

 Il 7 dicembre 1961, (giorno del mio compleanno) per merito di un amico, colto e danaroso, ma soprattutto fine degustatore di liquide golosità, per la prima volta degustai a Milano, un eccezionale Whisky puro malto. Dico eccezionale non perché l’avessi ricevuto in dono dall’amico generoso, in occasione, appunto, del mio compleanno,  ma compresi che rispetto ad altri ‘scozzesi’, ottimi ma andanti, questo ‘puro malto’ era non solo eccezionale ma tale da farmi riflettere. Mi ero convinto che non potevo non studiare da vicino questa nuova mia scoperta, che pur non valendo, come emozione, la stessa del Colombo quando scoprì l’America, tuttavia per i cultori, appassionati del bere giusto, un grande ‘scozzese’ di razza simile avrebbe avuto identico effetto.

 Ero arrivato a Milano nel 1959, quindi fresco di essere finalmente nella città che mi sarebbe piaciuta da ‘adottare’, come mia preferita, e ci riuscii. Fu, non ricordo male, verso la primavera del 1962, quando conobbi l’Armando Giovinetti, durante una serata a Milano - mi sfugge rivendicarne il posto esatto e il giorno preciso. Ero rimasto affascinato nel conoscere quello che ritenevo ormai, un riferimento, per comprendere, se non  tutto, molto sui distillati in generale, anche se venivo da itineranti avventure di ricercatore sul tema, tanto che poi avrei assunto il ruolo di ‘scrivano’ per mestiere intorno al food & beverage. (A lato l'ultimo grande 'scozzese' importato da Giovinetti : “Mackessack Premium Scotch Whisky)

Ero rimasto intrigato, forse perché nel settore dei distillati scozzesi, non avevo ancora quella dimestichezza che intrattenevo sia nel mio dire sia nello scrivere, e da ex contadino compresi che per “avere le scarpe grosse, cosa normale, ma per avere il cervello fino”, bisognava soprattutto, con umiltà, abbeverarsi di sapere dalla bocca (cioè dal dire e dagli scritti ) di chi ne sapeva veramente tutto o quasi. Tornando agli ‘scozzesi’ e soprattutto al principe-gentiluomo, ambasciatore dei grandi whisky di malto scozzesi, che teneva banco in Italia per soddisfare gli esigenti amanti del bere giusto, lo rividi più di qualche volta in occasione di serate dedicate.
E mi rimase impresso, tanto che su qualche media con il quale collaboravo ne scrissi, ma forse senza quella passione che ora si sprigiona nella mia mente, avendo saputo che Giovinetti & Rinaldi si sono uniti per ‘conquistare’ – culturalmente parlando – nuovi target di esigenti consumatori e mantenerli, fidelizzandoli sempre di più, con la loro politica commerciale ma soprattutto con la gamma dei loro prodotti del beverage (licori e distillati).
(Nella foto, da sinistra: Fabio M. Giovinetti e Giuseppe Tamburi)

 Mi ricordano i due ‘responsabili’ –  Giovinetti (un erede dell’Armando) e Tamburi (positivi ringraziando gli dei del Parnaso) due stili, due caratteri, e soprattutto due naturali disponibilità ad essere quasi nati vincenti, o forse diventati tali: il succo non cambia.
Mi ricordano, dicevo due entità con lo stile dei vincenti, e ripenso a Ribot e soprattutto a Varenne, che all’inizio dovettero sgobbare, specie Varenne per diventare poi, per ben 48 volte campione del mondo…o giù di li. Scrissi di ciò e scrissero anche altri ( più bravi di me) il concetto che “Avere un campione come Varenne comporta onori, oneri e soprattutto emozioni forti. Tra gli oneri va ricordato il costo di una struttura organizzativa a  disposizione, e soprattutto ( da qui in poi è cosa che scrivo ora ) ‘la fatica che diventa sollievo per i ‘forti e puri’, per far fronte  alle dure e severe leggi del mercato. Gli onori? Quelli bisognerà leggerli negli accadimenti quotidiani del mercato che da questo momento in poi parleranno del duo: Giovinetti-Rinaldi.
Non ho ancora degustato, per mancanza di occasioni, l’ultimo regale scozzese che credo sia nel portafoglio dei due Partner: il celebre e celebrato “Mackessack Premium Scotch Whisky”. Che non lo abbia degustato io, non è un problema, l’importante che i grandi estimatori del bere alto, non solo lo conoscano ma ne degustino quanto più possibile per poter dire: “Io l’ho bevuto...e lo degusto ancora”. Forse meriterebbero entrambi  - i due nuovi protagonisti del bere forte e alto – un Premio anche culturale – cioè  non solo quello dei successi commerciali - perché dal punto di vista culturale-emotivo mi danno l’impressione che trasformano il ‘Mestiere’ e la ‘Professione’ in 'Arte' che è scuola del ‘Sapere e del Fare’ la virtuale linfa che mi ha guidato nei 50 anni di lavoro, come ‘scrivano’, o ‘scribacchino’ per i miei detrattori. Brindo insieme alle due redazioni a questo matrimonio settembrino. Auguri dunque per tanti successi.

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