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I 150 ANNI DI SEGNANA....

 

FESTA DI GALA PER I 150 ANNI DI SEGNANA

DALL'EMOZIONE DI UN INVITO...ALLA CRONACA DELL'EVENTO
IMMAGINATO E SOGNATO  CON UNA PRESENZA
VIRTUALE MA LATENTE E QUINDI VALIDA COME TESTIMONIANZA

 


Amici internauti, per gustare questo capolavoro, e 'goderne' , affidatevi alla Vostra
intelligenza e  cultura, poiché i capolavori vanno visti e consumati con lo stesso amore e
grazia con le quali si ammirano un capolavoro di Raffaello o la Pietà del Michelangelo.

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Come si fa a rinunciare ad un invito siffatto,  per un evento materializzato da un incontro per la presentazione di qualcosa che lascia il segno nelle cronache che sono riferite ad alcune 'opere', che in questo caso sono un liquido prodotto, del più classico ‘Made in Italy’ che in generale, si produce, o si 'crea’  con riferimento ai capolavori, nelle zone dell'Italia che spesso hanno vigne e cantine a quote inimmaginabili dalle parti dove nacqui, e dove diventai solo un bambino. Poi cresciuto, in tempo di guerra (si era verso la fine di settembre del 1943) fui spedito da mio padre, in collegio in quel di Pallanza, sulle rive del Lago Maggiore. Fu li che scoprii  cose e fatti , apprendendole dalle vanterie dei miei compagni più adulti, e che ritenevo leggende o fole, narrate per farmi credere ciò che loro vantavano. Tantoché, come mia ritorsione, li definivo 'montanari o crucchi'. Poi finii  per volergli bene e rispettarli. Loro mi parlavano degli alpeggi, delle ‘grapperie’, delle vigne, e a volte anche delle cantine in quota, e della cultura dei loro padri avvezzi a far grandi vini e distillati  di classe. Mi parlavano, secondo le loro origini,  dell'Astigiano, del Trentino, del Friuli, del Veneto, anche se pianeggiante, dei vini di montagna le cui vigne erano a due passi dai ghiacciai. Tornando alla cronaca non è stato corretto che da 'Vecchio', ma  non ancora obsoleto, decano del giornalismo specializzato, libero e non condizionato, rinunciare a questo  incontro che aveva  più motivi per non farmi 'bigiare', come si faceva spesso a scuola.
Ma 'sfortuna' volle che da tanto tempo, diventato ormai troppo, mi è ‘vietato’ essere sul campo, come ho fatto per oltre cinquanta anni circa, sia di quando giravo per la Penisola, sia fuori via, senza tralasciare alcuni Paesi come l’Australia, la Russia (Urss) al tempo di Breznev, il Canadà, gli USA, la Scozia, la Danimarca, o le tante regionei ricche, anzi opulente, con grande nomea che si ricava anche dalle tante pagine di Storia, riferite, ad esempio, alla Francia champagnera, che decantai, tanto da esserne 'premiato'. Per non parlare dei miei tanti viaggi di studio e ricerca in quasi tutte le terre baciate dal Mare Nostrum, che poi tanto ‘nostrum’ non è.
Innanzitutto, quello che sto per  scrivere vale per me e non posso sottoporlo ad altri se non ai miei lettori di un tempo, di quando scrivevo  sui vari media specializzati o anche quotidiani, o che raccontavo e facevo ‘vedere’ dagli schermi della televisione,  nei servizi messi in onda dal primo, o comunque uno dei primissimi, network italiani del quale ero Direttore Editoriale. Non crediate che il ‘vietato’-  accennato sopra – sia una leggerezza, ma è riferito ad una situazione famigliare che m'impedisce di allontanarmi per più di qualche ora, poiché per motivi di sopravvivenza, sono l’unico filo che tiene in vita colei che generò mio figlio Alessandro. Purtroppo io, e solo io, anche a detta dei primari, e dei medici in generale, posso garantire la vita non solo come stato vegetativo. Allora forse è legittimo che una vita valga più di una mia ‘comparsata’ che  spesso, magari, non è degna, forse, di questi eventi.


Le due generazioni dei Lunelli con lo chef  Alfio Ghezzi della Locanda Margon

Ma lo sanno i Lunelli tutti, almeno credo, giacché qualcuno di loro, che poi è il mago dell'enologia 'Made Lunelli-Ferrari', intendo parlare di Mauro,   è venuto nel mio rifugio provvisorio, dove vivo il mio 'isolamento', da dove, comunque, sono collegato col mondo, anche perché in queste ore (del 25-settembre 2010) dal Data Center di Panamà City, collegato col Mix di Milano, che è il più grande nodo Internet d’Europa, il mio amico e socio informatico, Bruno Bottura, sta per  mettere ufficialmente in rete VISIONOIFB,  che sarà il mio mezzo televisivo via Internet (Web Channel) per comunicare con uno stile da ‘Visiongiornalismo’ (termine da me creato) per rapportarmi con tutti i nostri fedeli lettori dell’Osservatorio oltre che con i nuovi e quelli futuri, a livello anche internazionale.


Noi non ci limiteremo a mandare in onda filmati, immagini e notizie poiché sarà il mio impegno di Direttore, a rassicurare i nostri fedelissimi e i nuovi, che consiglieremo, e accenneremo a ciò che da esperti del settore, a volte critici, a volte laudativi, giudichiamo i loro meriti, scrivendo dei prodotti che valgono il mio personale coinvolgimento come ho sempre fatto nella mia lunga vita di ‘scrivano’ o dicitore.

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Questa volta, pur non potendomi muovere dal “Covo” del Milanese, chiedo alla mia fantasia, all’immaginazione, non corrotta né condizionata, di ‘farmi essere presente’, se non con la persona fisica che ormai ha sulle spalle 80 anni, ma con il frutto di un mio sogno, condizionato dal pensiero socratico che possa valere, anche per me, come una regola. Nell’intima convinzione, infatti, il mio parere sulla conoscenza di una cosa, di una persona, di un fatto, di un rapporto, in questo caso di uno specifico prodotto, con le sue positività che si lasciano  ‘filmare’ dalla memoria, vuole che siano riportate a galla non solo con la ‘reminiscenza,’ anche se ben chiara, ma con la certezza di conoscere o di immaginarne la ‘sostanza’. Ad esempio non mi sono mai interessato di cronaca frivola,  di attacchi  relativi a fatti personali, o di pura gelosia professionale. Ecco perché scavando nelle pagine memorizzate dalla mia memoria, trovo solo la cronaca di accadimenti, di persone, luoghi, e 'cose' in generale, che mi hanno intrigato, o comunque affascinato, tanto da poterne scrivere.

Conosco dunque i Lunelli, tutti o quasi, o almeno quelli votati alla missione di trarre dalle vigne generose e gratificanti, sempre, specie in certe stagioni, alcuni capolavori che ho seguito da innamorato di quell’arte, e per alcuni rapporti avuti, in parte amicali, in altra parte per dovuta riconoscenza agli interpreti di quest’arte antica, ma che rinnovandosi è diventata sublime, fin quasi a pareggiare  i creatori di quelle opere che da alcuni secoli si lasciano ammirare facendo ingelosire i ‘guardiani tesorieri’ di opere anche di fuorivia.

La splendida Villa Margon, uno dei gioielli più belli d'Italia

Ecco che posso dirmi, non pretendendo credibilità giuridica, che quella sera del 16 di Novembre u.s. anch’io ero a Villa Margon, perché anche in quel momento in cui Alfio Ghezzi mostrava  dei piatti suntuosi, accompagnati non come servile riconoscenza, ma come matrimonio ideale o imposto dai valori reciproci, abbinandoci le bollicine firmate Ferrari, o potrei anche  dire Lunelli-Ferarri, io fisicamente ero nel mio Studio che è sede italiana di Vision OIFB, accanto all’isola sanitaria famigliare, dalla quale son diviso da pochi metri di corridoio che mi unisce nelle ripetute attenzioni che devono materializzarsi in azioni reali, di asistenza medica.

Ma nel tavolo dove ricevo amici e ospiti posizionato nello studio dove vi sono qualche migliaio di volumi, altre migliaia della mia biblioteca che da decenni mi accultura e forse mi informa soltanto, sono rimaste nello storico studio di Milano che per decenni è stata la casa-studio visitata da personaggi di mezzo mondo a cominciare da alcuni artisti del Bolshoy di Mosca, ma anche alcuni uomini del potere e della cultura. Compresi i massimi dirigenti della Novosti. Poi gli artisti moscoviti come il pittore sovietico Glazunov, e tanti altri anche nostrani, quindi italici, a vario livello interessati a conoscermi, almeno allora. Era il momento della mia massima entratura in alcuni circoli. (Nella foto, di ritorno da un viaggio, partecipo, come autore e relatore, ad un incontro con i Marzotto, nella foto Marta e Natalia Aspesi)

D’altronde, quarant’anni fa, fui il primo in Europa a creare a Milano, per conto del Comune, il più grande Centro di Educazione  Alimentare, oltre che di sapere e di informazioni sulla vita vissuta, nel rispetto di alcuni valori non solo fisici o materiali. Realizzato per tre anni, in una cinquantina d’incontri per sessione, con  un numero di partecipanti-uditori, in quanto consumatori che venivano da molte regioni del nord. Questi erano 1200 circa, la capienza massima del teatro delle Provincia che ci ospitava, molti seduti anche sui gradini,  con decine di relatori, di scienziati o comunque esperti del settore alimentare, per ogni seduta,  dato che si parlava di ALIMENTARIA  (il nome del mio progetto di allora) ovvero tutto il sapere sull’alimentazione. Vennero anche dal Trentino alcuni grandi, per parlare di grappa, di distillati in genere o di vino, tutti o quasi provenienti dall’Istituto di San Michele all’Adige. Forse, fu allora che cominciai ad apprezzare questo ‘storico’ distillato di casa nostra. Un po’ alla volta diventai non solo un conoscitore di etichette, le migliori, almeno all’inizio, per poi andare alla ricerca dei luoghi che ospitavano ‘alambicchi’ dai quali si otteneva grappa di buona fattura.

Mi rifaccio gli occhi e un briciolo di conoscenza in più, anche davanti ai
distillatori che sono protagonisti di Segnana...(Gruppo Ferrari-Lunelli)
che ormai giudico una tra le grandi razioni di profumi,sapori e sostanza,
in fatto di distillati.

Innamorato del Trentino  fedele  percorritore di sentieri, di vigne e di cantine, sul finire degli anni  cinquanta, o forse inizio degli anni sessanta, non ricordo bene, per merito di uno storico erborista trentino, conobbi Pisoni, che in seguito sarebbe diventato cofondatore dell’Istituto che tutela la grappa trentina, insieme ad altri celebri “distillatori” o  “grappaioli” (non saprei quale termine sarebbe più accetto a loro) ma Pisoni si ricorderà che io invitai loro, alcuni grappaioli, i tecnici di San Michele all’Adige a Milano in uno storico e celebre locale - il MOMUS di Brera - nel cuore della Milano per una serata della Grappa Trentina. Alla serata feci arrivare una trentina di giornalisti che contavano, almeno allora, e la riuscita della serata fu ripresa dalla TV del quale ero direttore editoriale.

Al Momus Brera di Milano, preannuncio la "Serata  in onore
della Grappa Trentina"  che verrà organizzata per presentare
alla stampa il distillato "principe" di quella Regione

Avevo sentito proprio in quella serata tra un parlare e un raccontare, il nome Segnana. Compresi comunque che la Grappa Trentina era al top, insieme ad altre distillerie di Piemonte, Friuli e Veneto. Fui talmente indottrinato, nel senso che divenni conoscitore di distillati e distillazioni, oltre che distillerie, anche per l’amicizia che mi legava ai Cappelletti (erboristi storici di Trento ed anche distillatori) dei quali fui amico e frequentatore per molti anni. Furono loro che mi fecero vivere, ad esempio,  esperienze emozionanti nella Valle dei Mocheni, vivendo qualche mezza giornata con i locali  che vivevano allo stato un po' 'primitivo' in certe manifestazioni. Fu in seguito a questa mia introduzione che, per molti anni, affrontai il sapere sulle grappe, cercando di scoprire i segreti della distillazione, per poterne informare i miei lettori. Poi un giorno, ospite di una ‘corporazione’ culturale della zona di Gavi, fui condotto verso l’autostrada Milano-Genova per visitare una distilleria, conosciuta allora  perché batteva slogan in TV. Rimasi male, tanto che col mio spirito di osservatore 'rompiscatole', chiesi alcuni chiarimenti ai militari della Guardia di Finanza, di servizio al controllo, credo della distillazione per evitare fughe non certificate. Furono gentilissimi, o forse li avevo costretti ad esserlo. D'altronde non volevo chiedere cose riservate ma solo una mia sopravvenuta curiosità. Per essere agevolato - si fa per  dire - raccontai che mio Papà Settimio era da giovane, al tempo della I Guerra Mondiale, al servizio della Reggia Guardia di Finanza, non un'invenzione ma la realtà.

Avevo visto, mentre giravo per gli ampi cortili, montagne di vinacce, esposte alle intemperie, senza copertura alcuna, quindi, alla pioggia, al sole, al vento che portava magari polvere di ogni genere, ma soprattutto assistei alla scena di due o tre cani che facevano i loro ‘comodi’ corporali. Ma avevo già visto sulla montagne di vinacce, gli effetti materiali di queste incursioni canine. Provai a prendere con due mani le vinacce che sembravano, almeno per me, ormai ‘estinte’, poiché apparivano secchissime, quasi friabili,  senza un barlume di residui, non dico 'umidi’ ma che almeno mostrassero qualcosa da estrarre.
I gentili guardiani mi risposero che non potevano farci nulla. “Quello è i loro stile o abitudine”, mi dissero. Compresi allora che la grappa, quella nobile, bisognava scoprirla e darne notizia, specie se creata per l’eccellenza, come è il caso di alcune grappe.

Non dovrete più chiedervi che ‘centro io con SEGNANA’. Poco, o meglio nulla, dal punto di vista della logica, ma da tracciatore di parole e pensieri  Segnana mi fa compagnia, nei pochi attimi che mi separo dai due computer con i quali sono impegnato per i miei lavori di autore, almeno 18 ore al giorno, oltre che responabile dell'Osservatorio e di VISIONOIFB. L’ora di Panamà City, poi, è sette o sei ore indietro rispetto al nostro fuso, quindi sono impegnato, spesso, anche nelle ore della tarda notte.
Ecco perché, anche rimanendo bloccato nel mio studio, pur collegato con il Data Center di Panamà City,  io mi sono ‘disgiunto’ dalla mia persona fisica e sono ‘volato’ a Villa Margon, per dare un premio alla mia fede nel pensiero socratico, poiché in quel momento, io assente, in realtà si snodava il film della mia memoria che mi ricordava tutto: dei Lunelli, di Papà Bruno, di Giulio Ferrari, ma soprattutto di Mauro, di Gino, di Franco, di Camilla, di Marcello, di  Matteo, di Alessandro, delle vigne e della meravigliosa e ‘ricca’ Cantina dei Lunelli che non mi fa rimpiangere le celebri cantine di Epernay e di altre storiche vigne della Champagne delle quali fui ospite in ripetuti viaggi.

Questo ed altro, racconterò, scrivendolo in una mia personale Biografia dei Lunelli,  che ho già iniziato e spero che loro mi perdonino, per non essere un blasonato biografo, ma ciò che sto scrivendo e che sarà sul Portale dell'Osservatorio è una mia segreta voglia ed anche il sogno di poter essere piccolo e marginale testimone di questa Sagra familiare, che deve renderci consapevoli che non solo la Moda (con la M maiscuola) è celebre e celebrata, ma da un po' di tempo anche l'accoppiata Ferrari-Lunelli, sta meravigliando il mondo, partendo dalle bollicine che ormai sono all'altezza di essere 'vincenti' sui tavoli dei grandi del mondo e soprattutto degli esigenti, ed esperti gourmet, che proliferano sempre di più sotto tutte le bandiere, innamorati del 'Made in Italy'. Non se ne abbiamo a male i tanti 'patron' di vigne e di cantine della Terra di Champagne se registro il successo meritato da un nome e da alcuni prodotti Made in Italy. Non sono un tifoso da squadra di calcio, quando scrivo qualche pensiero, un saggio o una semplice cronaca, tanto che su Playmen - al tempo dell'editrice Tattilo - tenevo una rubrica sull'arte e la civiltà della tavola e del 'Made in Italy' nel Food & Beverage. Raccontando di un viaggio innaugurale sull'Orient Express che come rivalutazione dello storico 'tragitto, era stato riattivato in grande stile, partendo, però solo da Venezia per Parigi. Fui ospite, credo unico 'pennaiolo' e ne feci una cronaca proprio sul quel settimanale. Ma non si scandalizzino i benpensanti, ci scrivevano celebri e celebrate penne, a cominciare da Moravia, tanto che in copertina, in ordine alfabetico, naturalmente, il mo nome veniva subito prima della 'M', quindi di Moravia, del quale ero un grande lettore. Comunque i miei reportage erano i più corposi di tutto il settimanale, che non vuol dire i migliori.

Ebbene in quel servizio sul Viaggio dell'Orient Express, scrissi a proposito del vino servito al tavolo' dove ero seduto insieme alla mia assistente ed una ricca famiglia di americani, il vino in questione  che ci fu servito  era una bottiglietta di Chianti, firmato dalla multinazionale americana, e ne scrissi grosso modo così: "Buon Dio mi capita di bere un vino 'ciofeca' come quello che a volte produce mio fratello dalla vigna di Monte San Giovanni." Ebbene, lui non leggeva certo Playmen, ma alcuni suoi clienti, tra quelli che arrivavano da Roma,  per scroccare qualche chilo di pere, di mele o di fichi o una bottiglia d'olio, portarono una copia della rivista e gli dissero: "Aurelio, amico mio, guarda che ho trovato scritto su una rivista che leggo ogni settimana, dove scrive un giornalista che ha cognome uguale al tuo, non sarà mica parente, magari?. Aurelio leggendo il nome: "E' proprio mio fratello più  piccolo, che gira il mondo ma che vuoi che ne sappia di cose della terra se gira il mondo da una vita; certo che lui preferisce il vino...con l'etichetta. Al contrario il vino che faccio io te lo imbottiglio dalla botte...caro amico!"

Per anni persi l'amicizia di mio fratello, ma almeno non mi mandava più la 'grappa' che faceva in cantina, alla 'moda condadina', e che io scartavo, abituato ai nobili distillati dei pochi grappaioli veri. Quella era una razione di abbondante metanolo...e basta, almeno 10 volte più del lecito per legge...e soprattutto per la  salute. Ma per le altre cose agricole era un campione imitato, ma del vino e della grappa non aveva la giusta cultura. Mio nipote invece, colto, studioso di cose agricole, oggi conduce un'azienda e gestisce delle sue serre nelle quali produce cose buone, belle, e a volte rare, tanto che gli agricoltori della zona vanno da lui per acquistare qualcosa.
Quando uscirà, forse in rete, il mio lavoro "Contadino...una vita da cani": 400 pagine di piccole storie quotidiane, di falsi storici, e leggende sulle cose buone della terra, sulle fatiche immense che il contadino, conducente in proprio di un pezzo di terra, affronta quotidianamente con gioie e delusioni. Ma soprattutto vi narro la mia vita in diretta dai 7 ai 13 anni. Allora si diventava 'grandi' nel rapporto con i sacrifici, all'età del dopo asilo.

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Ho raccontato questo per dire che se scrivo metto il mio nome su cose che 'giudico' , indipendentemente da chi le produce, apprezzandole e rimanendone, a volte, affascinato. Spesso lascio trasparire il mio disappunto se qualcosa non mi ha convinto. Sono, forse giudicato, proprio un "rompiscatole?". Lo fui anche per il vino di mio fratello; mentre mio nipote fa cose degne di nota, ma ormai da moltissimi anni non vado più a trovarlo...purtroppo per gravi motivi familiari.

Al ricordo di certe grappe mediocri o 'pessime' trovate in giro in più contrade, rivolgo il mio pensiero al fatto che esistono 'Capolavori' come quelli dei quali, a volte, mi capita di  scriverne. A tal proposito sono felice di non essere astemio. Ma per i Lunelli, e le loro 'SEGNANA',  meriterebbero una firma più celebrata della mia, di povero contadino, che per diventare qualcosa ho dovuto girare il mondo, ed umilmente cercare di  apprendere le cose che  più mi nteressavano.
Poi, affascinandomi, volevo andare fino in fondo, per capire, conoscere e poi sapere, magari vantandole per vantarmi a mia volta, come fa il portalettere, o il postino di campagna, quando reca una missiva con una 'buona nova', come se lui ne fosse l'autore. Cose da piccole storie del mondo semplice. Ecco perché scrivo che, pur non essendo andato, per quell'occasione, a Villa Margon per la serata di Gala dei 150 anni di Segnana, io con il cuore, col pensiero, con l'amore per le cose grandi, per l'affetto che nutro per coloro che stimo...c'ero anchio. Ho festeggiato, infatti, con gli altri ospiti veri, comportandomi idealmente dal mio studio come ospite invitato, levando un calice di "Segnana Sherry Cask".
( Sotto la foto contestuale al 16-9-2010 )

 


La cronaca della serata, l'ho intravista, immaginandola, aiutato dai ricordi di tutte le persone
e delle cose che creano, a beneficio dell’umanità gaudente, in fatto di sapori, profumi
e reminiscenze parnasiane.
AD MAIORA SEMPER…nobile ‘Gente’ trentina, da Aldo Quinto Lazzari.

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Ho redatto il testo sopra scritto, per far ‘conoscere’ a chi non sa delle mie esperienze, e soprattutto per avere il conforto dei decenni di studio e ricerche per ogni strada da me percorsa per conoscere il più possibile, che non vuol dire tutto. Mi sono sentito non un ‘assente’ alla serata di gala, a Villa Margon, per i 150 anni di Segnana, io c’ero, invisibile e non ingombrante. Ho brindato con un goccio di Segnana in coincidenza della Vostra ‘FESTA’.

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Segue il testo che ha accompagnato l’invito alla serata di gala del 16 c.m.

“C’era una volta un carro sul quale erano stati sistemati alcuni alambicchi e che, trainato da due cavalli, andava di maso in maso, di valle in valle, per distillare le vinacce fresche. Era il 1860, il Trentino era una provincia dell’Impero Austro-Ungarico e il proprietario di quel carro, Paolo Segnana, aveva creato una distilleria condotta - una delle pochissime di cui si abbia testimonianza - grazie all’autorizzazione concessa da Vienna ai viticoltori trentini a distillare le vinacce per 24 ore.

Centocinquant’anni dopo il carro con gli alambicchi è scomparso, mentre il nome Segnana si è affermato quale sinonimo di grappa d'eccellenza, alternativa di alto livello ai distillati di importazione ed espressione all'estero di un'italianità raffinata. Segnana, rilevata nel 1982 dalla famiglia Lunelli, da generazioni alla guida delle Cantine Ferrari, si racconta oggi in una distilleria all’avanguardia nella quale la sintesi tra tensione all’innovazione e rispetto della tradizione esprime distillati di rara morbidezza, e propone un modo nuovo di vivere la grappa. Le vinacce provengono dalle uve che danno le bollicine Ferrari e la loro freschezza, requisito indispensabile per grappe di qualità, è garantita dalla contiguità tra le Cantine Ferrari e la Distilleria Segnana.


Un secolo e mezzo di una storia così gloriosa merita di essere celebrato e la famiglia Lunelli festeggia la ricorrenza presentando una nuova grappa che, custodita gelosamente per oltre un decennio, ha tutte le caratteristiche della straordinarietà. Segnana Anniversario, questo il suo nome, è espressione di vinacce di Chardonnay provenienti dal vigneto di Maso Pianizza, da cui nasce un fuoriclasse come il Giulio Ferrari, ed ha respirato per ben 12 anni in botti dei migliori legni europei. Nel ricordo della data di nascita, le eleganti bottiglie di Segnana Anniversario, ognuna numerata, sono 1860.

Gino, Franco, Mauro...Voi che avete portato al successo mondiale la Vostra Azienda che
Papà Bruno vi consegnò alle origini, spero che non ve ne abbiate a male se chiudo questo
mio breve diario - tra accadimenti, memorie, sogni, o immaginazione, complice
il condizionamento del pensiero socratico che da decenni m'insegue -  lasciando spazio
in chiusura ai Vostri eredi dell'ultima generazione dei Lunelli che non solo sommeranno
ai Vostri successi i loro attuali e futuri, per aumentare il prestigio, già grande,
che gli state lasciando in eredità.  Scrivo questo pensiero come augurio, essendo io al
tramonto della mia vita di scrivano, cantore delle emozioni provate nei perigliosi
ottanta anni vissuti però intensamente. E che conoscendovi... Vi ho stimato, e voluto 'bene'.
Umilmente... Aldo Quinto Lazzari e arisentirci a quando redigerò la mia scheda sulla
Vostra Grappa Segnana che nasce anche  dal miracolo delle 'vinacce' fresche, ancora imbevute
di un po' di nettare del Vostro Chardonnay con il quale producete altri capolavori.
Per me, anche chiamarle "vinacce', è un piccolo torto alla qualità di questa materia prima,
perché "vinacce", almeno solo per il nome, erano pure quelle...raccontate prima.
Voi potete permettervi il lusso che con le fresche vinacce di Chardonnay distillate subito
dopo la lieve premitura per trarne bollicine di razza...creando un distillato, anch'esso di razza superiore, che è specchio del Vostro saper fare le cose che il mondo apprezza.