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SEGNANA: LA DISTILLERIA CHE FIRMA ALCUNI CAPOLAVORI

Dovendo interessarci soprattutto di consumi e consumatori, quindi del mercato, prima ancora d'iniziare la storia di questa prestigiosa distilleria trentina abbiamo chiesto a Marcello Lunelli, Responsabile produzione Segnana, "quali i motivi che possono far propendere la scel ta di Grappa Segnana, al momento della decisione d'acquisto da parte del  consumatore, sia del trade sia della grande distribuzione, giacché tutti due i canali sono raggiunti ciascuno da tre specifiche etichette".
"Segnana - ci dice Marcello Lunelli - è la più antica distilleria del Trentino da oltre vent'anni guidata da una famiglia, i Lunelli, che ha come unico obbiettivo del proprio lavoro la qualità.
Lo spumante Ferrari ne è buon testimone. Qualità intesa come rispetto della tradizione, ovviamente come eccellenza delle proprie grappe, ma anche applicazione ragionata delle più moderne tecnologie ed innovazioni al servizio del miglioramento del prodotto sia organolettico che di immagine.
Uno dei prodotti simbolo di questa azienda è la grappa Solera, un unicum in Italia, l'unica ad essere creata con il prezioso metodo usato in Spagna per la produzione del vino Xerez o Sherry, un patrimonio della storia Segnana sul quale i Lunelli, con lungimiranza in tempi non sospetti hanno creduto e puntato consci delle sue potenzialità. Un'azienda che ha fatto e fa del Trentino, della sua storia e dei suoi uomini un vanto, un patrimonio da difendere e sviluppare con orgoglio".

Ora la parola alla Storia e agli accadimenti, recenti o attuali

La data di nascita della distilleria Segnana è il 1860. Correva quell’anno quando  Paolo Segnana, di Borgo Valsugana, realizzò una delle poche distillerie mobili di cui si abbia traccia nella storia.
Installò su un carro, costruito apposta, tutta l’attrezzatura necessaria per creare grappa dalle vinacce, attaccò al carro due cavalli e cominciò a percorrere in lungo e in largo la Valsugana, fermandosi di maso in maso e distillando, sotto gli occhi di tutti, le vinacce che gli venivano consegnate. La grappa doveva essere distillata entro ventiquattro ore, così come imponeva la ferrea legge dell’Impero Austro-Ungarico.
Si racconta che fosse un distillato eccellente e il successo di mercato eccitò lo spirito imprenditoriale di Paolo Segnana, che ai primi del Novecento mise in pensione il carro e trasferì gli alambicchi e le altre attrezzature in un edificio nel cuore di Borgo Valsugana continuando a distillare per chi gli portava le vinacce e con proprie etichette. Gli eredi continuarono nello spirito della tradizione e la Segnana diventò simbolo della miglior grappa del Trentino.

 Nel 1982 questa distilleria carica di storia fu acquisita dalla famiglia Lunelli, la stessa che aveva fatto dello Spumante Ferrari un mito e il più famoso metodo classico italiano. Fu un passaggio naturale: i Lunelli erano uno dei più importanti conferenti di vinacce della Segnana. Vinacce, le loro, dense di mosto e di aromi perché ottenute da soffici spremiture. le stesse che servivano per ottenere i mosti per i famosi spumanti Ferrari e dalle quali vennero, con la nuova proprietà, grappe più raffinate che si fecero conoscere anche oltre i confini nazionali.
La grappa è un distillato vecchio di secoli che entra nella storia e nella tradizione. Se si va nel passato, si scopre che nel 1636 uno studioso, Francesco Terzi Lana, già dettava le regole per realizzarla. L’uso del termine grappa si diffonde della seconda metà dell’Ottocento. A darle dignità e rango fu Vittorio Imbriani che ne parlò diffusamente in un suo romanzo del 1876.
Terra di straordinaria vocazione vinicola grazie ai doni della natura, il Trentino è tra le patrie della grappa. Di certo, qui, quando ancora dominavano gli Asburgo, si ebbero i pionieri del fare grappa, esempi di piccoli artigiani e imprenditori che seppero trasferire la grande vocazione enologica del Trentino nella produzione del distillato italiano. Vocazione e tradizione secolare di grandi vini, quindi, di eccelse grappe. Come dimostra la storia di una delle più antiche e famose distillerie trentine, la Segnana.

 COME NASCE LA GRAPPA SEGNANA

Dal 2001 la grappa Segnana è creata in una nuova distilleria, un gioiello di alta tecnologia e tradizione, che sorge accanto all’avveniristico complesso nel quale nasce lo spumante classico.
Una vicinanza che sottolinea la stretta parentela tra Ferrari e Segnana e che consente di inìpreziosire la qualità del distillato.
Perché le vinacce affrontano la distillazione subito dopo aver lasciato le presse, ricche di mosto, mantenendo così la freschezza e la fragranza che favoriscono la creazione delle più raffinate tra le grappe.
Nuovo l’edificio e nuove le attrezzature. Il sistema di distillazione discontinuo a bagnomaria è, nel rispetto della tradizione, all’avanguardia.
Il processo comincia con la distillazione delle vinacce seguendo il metodo discontinuo a bagnomaria che permette al mastro distillatore di separare le ‘teste’ e le ‘code’, parti del distillato ricche d’impurità, dal ‘cuore’, nel quale sono racchiusi i profumi e i sapori che regalano alla grappa la sua personalità, la sua anima.

Ed è in questo percorso che si svela il segreto della Segnana, un segreto che è espressione di un’antica tradizione e della insistente ricerca della qualità che è nella vocazione della famiglia Lunelli. Conclusa la distillazione, la grappa riposa e si affina per alcuni mesi. Il tempo le regala eleganza, gentilezza, armonia.
Ma perché una grappa diventi Segnana occorrono altre attenzioni e la più importante riguarda la riduzione del grado alcolico per portarlo alla gradazione di consumo.
Nel caso della Segnana è ottenuta, anziché con l’utilizzo della comune acqua, con l’acqua minerale naturale Surgiva, anch’essa di proprietà della famiglia Lunelli e con caratteristiche che ne fanno un capolavoro della natura.
La Surgiva sgorga da una fonte naturale in alta quota, nel cuore del parco naturale AdamelloBrenta, neI cuore delle Dolomiti ed è tra le più leggere acque minerali che si conoscano, caratteristica unica, fondamentale e ideale per avere una grappa in cui si mantengano intatti profumi e sapori delle preziose vinacce d’origine.

ALCUNE DELLE  STUZZICANTI ESPERIENZE CON GRAPPA SEGNANA                          

CON IL CIOCCOLATO
Segnana è uno dei distillati in cui gli aromi varietali dell’uva originaria sono valorizzati ed esaltati; grappa dalle note fini ed eleganti, giustamente alcolica, calda ed equilibrata nelle sue componenti, rappresenta la piacevole conclusione del pasto, ma anche un prodotto ideale per abbinamenti particolari, come il cioccolato.
La giusta alcolicità del distillato si sposa, infatti, in maniera decisa e allo stesso tempo nobile al dolce-amaro del cioccolato, trasformando “l’attimo del consumo” in un matrimonio felice ed indimenticabile.

CON UN SIGARO
Un sigaro e un giusto calice di Segnana Solera, è un matrimonio suggestivo e di gran moda tra chi considera il fumo non un vizio, ma un piacere da soddisfare saltuariamente e con gusto.
Il profumo di miele, liquirizia e legno abbinato al sapore di frutta matura e con un retrogusto di tostato e di caramellato, bene si sposano al profumo e al sapore deciso del tabacco, esaltando un piacevole gusto raffinato in bocca. Chi ama i sigari giura che il fumo, non può stare solo, deve accompagnarsi a gocce di gradazione importante. Così si esalta il sigaro. E così si esalta la forza e la ricchezza degli aromi di Segnana Solera.
Un sigaro originale ben si sposa per gli amanti della speziatura e del sapore deciso, secco e potente. Un sigaro riserva esalta le componenti vegetali e la nota amabile per chi apprezza il contrasto del dolce con il boisé.
La scelta del sigaro è una questione di piacevole individualità che si accompagna sempre felicemente alla Segnana Solera.

Da sinistra:
Grappa di Pinot Nero,
Grappa di Chardonnay,
Grappa di Muller Thurgau















 

 

Da sinistra:
Grappa Classica,
Grappa Gentile,
Grappa Solera.

 

 

 

 

 


GRAPPA CLASSICA
È una grappa ottenuta da vinacce trentine selezionate, distillata in proprio con metodo discontinuo a vapore e affinamento in recipienti di acciaio inox. Un profumo fine, persistente e fragrante. con un gusto pieno, delicato e giustamente alcolico, va servita a temperatura fresca sui 10-12° C. - Gradi alcolici 43°.

GRAPPA GENTILE
Ottenuta da vinacce fresche selezionate, viene distillata con metodo discontinuo a vapore. L’affinamento si effettua in recipienti di acciaio inox. È una grappa dal profumo fragrante e delicato a cui si accompagna un gusto morbido, gentile e garbatamente alcolico. Va servita fresca  sui 10-12° C. Gradi alcolici 40°.

GRAPPA DI CHARDONNAY
Questa grappa di monovitigno è ottenuta esclusivamente con le vinacce delle uve Chardonnay Trento DOC con le quali si producono gli spumanti Ferrari.
Una pressatura particolarmente soffice permette di lavorare vinacce morbide e ricche di mosto ed un veloce avvio delta distillazione ne mantiene la freschezza.
Con profumi fragranti e fruttati, dal gusto morbido e vellutato, va servita a temperatura fresca sui 10-12° C. Gradi alcolici 42°.

GRAPPA DI PINOT NERO
È una grappa di monovitigno ottenuta esclusivamente dalle vinacce di uve di Pinot Nero, le stesse destinate a comporre la cuvée degli spumanti Ferrari: una soffice spremitura permette di disporre di vinacce ricche di mosto e un veloce inizio della distillazione ne mantiene la freschezza.Con profumo intenso e dal sapore robusto ed armonioso, va servita a temperatura fresca sui 1\0-12° C. Gradi alcolici 42°.

GRAPPA DI MULLER THURGAU
È una grappa monovitigno di grande qualità e finezza ottenuta con la distillazione in proprio delle vinacce di Muller Thurgau, un vitigno aromatico di origine nordica che trova un habitat ideale in Trentino da cui provengono.
La tempestività della distillazione è una garanzia di freschezza ed è essenziale per preservare le fragranze aromatiche ed il sapore elegante dell’uva d’origine. Va servita a temperatura fresca sui 10-12°C). Gradi alcolici 42’.

GRAPPA SOLERA
È ottenuta esclusivamente da vinacce trentine selezionate. Il metodo solera rappresenta una particolarità nel panorama della produzione italiana. Si tratta di applicare all’invecchiamento della grappa il particolare e lento processo seguito per il vino sherry.  Da una fila composta da cinque botti di legno sovrapposte, di diverse essenze e di diverse annate, ogni anno si preleva e si imbottiglia metà del contenuto delle botti poste più in basso e, contemporaneamente, il distillato contenuto nelle botti in alto si travasa in quelle corrispondenti più in basso. Si ottiene, così, un prodotto dalle tipiche caratteristiche conferite da un prolungato affinamento nel legno.
È una grappa unica nel suo genere, frutto dell’esperienza e dell’intuizione del signor Segnana. Grappa in cui la famiglia Lunelli ha creduto fin da subito facendola diventare un ‘must’ della propria gamma. Con sentori di legno e miele, di colore ambrato e note tostate e caramellate, va servita a temperatura ambiente, meglio se in bicchiere tipo «ballon». Gradi alcolici 42°.

IL PUNTO DI AQL

Bisognava proprio andarle a scoprire sul campo, o meglio nel luogo ideale dove nascono e maturano le varie tipologie di grappa, per poter poi esprimere un giudizio che non fosse inficiato da situazioni esterne che possono distrarre e falsare le emozioni olfatto gustative e soprattutto il logico coinvolgimento, che fosse frutto anche di eventuali scoperte. Abituato per  decenni non certo ad accontentarmi di ‘sgnape’ o grappini, presi al volo al banco mescita o da qualche distillatore di basso rango, ma degustatore di grappe celebri e spesso celebrate oltre i meriti, comunque tali da convincermi che la grappa, se ben distillata, da materia prima di qualità può essere un competitore, magari anche vincente, in alcuni casi, in gara con gli affermati distillati di Francia.
Fu, come accenno nel mio pezzo sulla ‘breve historia del distillare e della grappa’ soltanto dopo aver invitato i grappaioli trentini nel salotto di Milano, che mi ritrovai ad essere inpegnato, anche nel comprendere cosa dicevano gli altri sia della distillazione di vino o di vinacce, sia dei relativi prodotti presenti sul mercato. Oltre a collezionare libri, volumetti e saggi che trattavano gli argomenti accennati, m’ero abbeverato di informazioni, vincendo la mia passata ritrosia nell’accettare  la grappa come nobile distillato. Troppe erano state le delusioni, sperimentando qualche sporadico assaggio di grappe contadine o della casa come amavano definire vantandosene alcuni contadini che dalle vinacce tentavano di distillare qualcosa che aveva la forza di rendermi quei distillati non solo, lontani da qualunque richiamo organolettico, ma soprattutto pericolosi per il metanolo presente in quantità spesso esagerata.

Fu nel 1966, che ricevetti dei fiaschi di ‘grappa’ da mio fratello, possessore di una vecchia vigna di Greghetto e Montepulciano, con le cui uve  faceva un vino bevibile solo nei primi giorni seguenti alla svinatura per trasformarsi poi in una ‘genuina ciofeca’ (detto alla Totò) e dalle vinacce traeva con distillazione ‘contadina’  una specie di esecrabile bevanda alcolica, di nessun appeal che lui chiamava, appunto, ‘grappa contadina’. Che Dio li abbia in gloria i contadini che vogliono competere con i vignaioli e i cantinieri di razza con la scusa che il loro vino e i frutti dei loro esperimenti come distillatori casalinghi erano prima di tutto genuini e non avevano certo bisogno di etichetta o di regole, né di professionalità da loro interpretata come ‘falsificazione’ delle naturalità delle cose che hanno solo nel mondo contadino una garanzia di genuinità. Moravia mi rimproverò, quando lesse il mio pezzo su Playmen  giacché anche lui scriveva su quella testata. Nella sezione ‘Cultura’ mi era stato affidato dalla Tattilo il compito di svolgere i temi riguardanti la civiltà del gusto e del piacere della tavola, avendo il mangiarbere come protagonista. Avevo discettato sui vini, che allora uscivano dalla cantina ‘fraterna’, vini che parigliavo con gli esecrabili vini da antro delle malefiche streghe. Meno male che oggi, mio nipote, perito agrario e grande studioso di problemi agricoli, sia tecnici sia produttivi, fa un buon vino ma soprattutto crea capolavori vegetali nelle sue serre, non compiacendosi in sperimentazioni che sono da lui giudicate, ‘cose da ignoranti’…nel senso che ignorano, come ignoravano molte cose, la quasi totalità dei contadini che si trasformavano, o pretendevano di trasformasi, in vignaioli e cantinieri provetti. Un giorno, capitato tra i veri maestri di vigna, di cantina e di alambicco, scoprii, rimanendone conquistato, i veri prodotti dell’intelligenza e del sapere. Per molti anni la grappa mi riportava alle amare sperimentazioni fatte, come ospite di grappaioli improvvisati o degustando alcune grappe ‘industriali’ di scarso valore organolettico che ben reclamizzate andavano a ruba nei banchi mescita, soprattutto nei bar e nelle botteghe del grande Nord che ospitava i più accaniti bevitori di grappa.
Se qualcosa è cambiato, decisamente e in meglio, oltre alla qualità dei vini, anche per le grappe, finalmente, c’è stata una benefica evoluzione qualitativa, specie ad opera di alcuni, che producono grappe che hanno grande dignità e soprattutto la nobiltà  per le origini delle loro materie prime (vinacce fresche, spesso di monovitigni, e ben lavorate)  e perché sono frutto di vera sapienza, e sperimentata professionalità. 
E’ stato bevendo alcune grappe trentine, e soprattutto facendo la conoscenza diretta di alcune etichette di Segnana, come la Grappa di Chardonnay e di Pinot Nero e anche le altre, che non solo ho cambiato idea, confermandomi che la qualità, nobile e alta, esisteva già da tempo e bisognava solo andarla a scoprire, non limitandosi all’ovvio e scontato rito del grappino da banco mescita vecchia maniera. 

La più grande scoperta è avvenuta anni fa,  soprattutto degustando ‘Solera’ di Segnana, per merito della quale sono diventato un dignitoso ‘pentito’, reo di non aver in tempo trovato la giusta strada per incontrare un distillato di rango, ottenuto da vinacce di  qualità. C’erano, è vero, alcuni distillati, presentati in bottiglie che sembravano più vetroteche per miracolose pozioni che normale vetro cavo per contenere un’ottima, grappa, come posso ben dire ora delle sei etichette di Segnana. A proposito di Solera mi ero portata una bottiglia di questa deliziosa e impegnativa grappa, in uno dei miei viaggi spagnoli, avendo Isidora come riferimento,  per farla degustare ad alcuni suoi amici di Sanlucar di Barrameda che mi avevano decantato come insuperabili i loro distillati che affidavano alla sperimentata pratica della Solera, utilizzata sia per lo Sherry  sia per alcuni celebri Brandy come il tipo  ‘Brandy de Jerez  solera reserva, con un anno di legno o tipo Brandy de Jerez solera Gran Reserva che alcuni ‘stagionano’ anche fino a 15 anni ed oltre. Rimasero incantati nel bere il Segnana Solera, sposato con tocchi di cioccolato e alcuni dolci secchi aromatizzati con coriandolo e alcune altre deliziose ‘fragranze’. Non volevano credere che era ottenuta da vinacce, e fu solo quando spiegai che i ‘produttori’ erano gli stessi che avevano Ferrari come simbolo delle loro creazioni, in fatto di vini e nello specifico di bollicine decisamente più nobili dei loro ‘Cava’, che loro mi chiesero informazioni dettagliate sul prodotto. Dissi loro che magico intervento era il segreto ‘rubato’ alla loro filiera produttiva sia dello Sherry sia del Brandy Solera Riserva. Ma soprattutto era la ‘collaborazione’ di una materia prima decisamente di qualità superiore come le vinacce fresche ancora di mosto, ottenute con una leggera pressatura, essendo le uve sdi Chardonnay utilizzate per produrre uno dei più grandi spumanti a livello mondiale. Se è vanto dei Lunelli aver prodotto una delle migliori grappe che io abbia mai degustato, mio piccolo vanto è aver fatto degustare, per merito di Isidora di Spagna, una bottiglia di Grappa Solera di Segnana ad alcuni rampolli della borghesia spagnola che bazzica oltre che  a Jerez de la Frontiera a Sanlucar de Barrameda dove Isidora teneva casa che era spazio per incontri non solo culturali ma di grande respiro godereccio in fatto di civiltà della tavola…e dintorni.
Ogni tanto, quando sono in vena è ho sentimento e voglia di provare una emozione olfatto-gustativa degusto un goccio di Solera, che mi riporta con la mente al ricordo, non solo di Sanlucar di Barrameda dove feci scoprire Solera Segnana ad Alvaro Miralles Gonnesa e ai suoi quattro amici sivigliani, ma anche al ricordo della cantina Ferrari quando ebbi la riconferma del mio giudizio su questa deliziosa grappa, sensuale e un po’ incantatrice, con il suo colore che somiglia a quello della corteccia un po’ invecchiata che sfuma sull'ambrato caldo dell’albero di Luang dove crescono alcuni frutti selvatici buoni solo per volatili esigenti e buongustai.
Il  legno nobile e serioso lo ritrovi anche tra gli aromi più suggestivi. Nonostante che i distillati, e in particolare la grappa, non lascino molto spazio per intercettarne le sfumature del gusto (è il  calore 'invitante' - per chi è provetto degustatore - dell'alcol mediato dagli equilibri, che domina la scena) tuttavia si avverte, dopo aver 'bevuto' il sorso di grappa, un cenno di gusto sottile e intrigante tanto da non farmi rimpiangere alcuni Armagnac che ho degustato nella loro patria d’origine. Ma tutti sanno, almeno gli addetti ai lavori che la grappa non affida il suo 'valore' organolettico al gusto ma all'infinità gammai aromi che deliziano l'olfatto. Grazie ancora ai Lunelli che oltre alle nobili e vincenti bollicine Ferrari sono riusciti a cavar fuori dalle fresche vinacce, che hanno ancora il profumo invitante del mosto,  un caldo sensuale umore ‘alcolico’ che il processo di maturazione ‘Solera’ rende nobile e nobilitante.