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L’Assobirra

GLI  ITALIANI  E  LA  BIRRA

 L’Assobirra – Associazione degli Industriali della Birra e del Malto – anche nel 2005 ha promosso un’indagine quali-quantitativa in collaborazione con l’istituto di ricerche Makno, con l’obiettivo di far luce sull’immagine, i luoghi e le occasioni di consumo della birra nel nostro Paese.
L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo di 2000 italiani, e ha confermato la presenza pressoché ubiquitaria della birra e la sua popolarità presso ogni ceto sociale.
Per quanto riguarda le abitudini di consumo, nei giorni feriali rimangono sostanzialmente stabili i consumi di birra durante i pasti casalinghi, mentre un leggero calo dei consumi di birra si registra a pranzo e a cena fuori casa e nelle occasioni fuori pasto. Ben diverso è invece il discorso sui pasti consumati fuori casa nei giorni festivi. Gli italiani sembrano infatti non saper rinunciare alla domenica fuori casa, e il 70% dichiara di frequentare, nei giorni festivi, ristoranti, trattorie e pizzerie: tra questi, il 39% sceglie di consumare la birra come accompagnamento ai propri piatti preferiti.

La birra viene scelta soprattutto per il suo gusto gradevole che, durante i pasti, ben si abbina con la pizza, mentre lontano dai pasti viene esaltato se la si beve in compagnia. Soprattutto fuori pasto, infatti, la birra è sempre più la bevanda degli amici: il 94,5% degli italiani la consuma in compagnia, principalmente al bar o al pub (83,6%), con gli amici in casa (38,4%) o guardando la televisione (20,5%). Inoltre ormai un italiano su tre considera la birra una bevanda a basso contenuto calorico, e secondo il 38% degli intervistati la birra, bevanda-alimento per antonomasia, insieme con olio e pasta è in linea con i dettami della cosiddetta “dieta mediterranea”.

Per quanto concerne i formati e le tipologie di consumo, gli italiani amano la birra soprattutto in bottiglia di vetro (50,1% ) o spillata dal fusto (35,5%); piace poco invece la lattina, che conquista soltanto il 3% delle preferenze. E se la birra preferita, nonché più consumata, resta la classica “lager” (24% dei consumi), ovvero una birra chiara, a bassa fermentazione, di media alcolicità, non particolarmente caratterizzata negli aromi e nel gusto, seconda nelle preferenze e nei consumi è la più vigorosa “doppio malto” (16,2%); terza la “pils” (14,5% dei consumi), altra birra chiara a bassa fermentazione, ma particolarmente luppolata e con maggior corpo rispetto alla “lager”. Menzioni d’onore vanno tributate alla “puro malto” (6,6%), alla “birra di frumento” (5,1%) e alla “birra d’abbazia” (1,6%). Non convince invece la birra analcolica, con solo l’1% delle preferenze. Molto limitata infine è la curiosità per il mondo delle cosiddette microbirrerie.
La birra risulta essere protagonista anche nella cucina etnica. È significativo infatti che il 50% degli estimatori dei ristoranti etnici (cinesi, messicani, indiani, arabi, ecc.) ritengano che la birra si adatti particolarmente a tali cucine, quasi fosse un denominatore comune per piatti dalle origini tanto diverse e, allo stesso tempo, una specie di passepartout verso la loro scoperta.
L’identikit del consumatore italiano di birra traccia il profilo medio di un giovane adulto, di area metropolitana, di istruzione medio-alta, in prevalenza studente o libero professionista. Egli beve birra soprattutto in compagnia al bar o al pub; e la sceglie perché ha un gusto gradevole, è una bevanda sana, fatta di ingredienti naturali, con un basso tenore alcolico e relativamente economica. A tutt’oggi più di due italiani su tre (il 68% della popolazione) bevono birra: il 6,3% giornalmente, il 26,8% una volta a settimana, il 34,9% sporadicamente, cioè ogni 1-3 mesi. Tra i non consumatori spiccano le donne, soprattutto quelle anziane, casalinghe e di bassa istruzione.
In definitiva, se da una parte il consumo di birra in Italia continua a essere tradizionalmente inferiore a quello di altri Paesi, dall’altra c’è da dire che nel nostro Paese è stata toccata la cifra più che ragguardevole di 29,6 litri annui pro capite, e che i consumatori di casa nostra sono sempre più consapevoli e informati su tipologie, provenienze e caratteristiche dietetico-sanitarie della spumeggiante bevanda.