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UN TEST ORIGINALE DEL RON SANTIAGO DE CUBA EXTRA ANEJO

Durante i secoli XVI, XVII e XVIII si diffusero nelle Antille diversi metodi per produrre e per miscelare il Ron; a Cuba, grazie all'aiuto di innovazioni tecniche europee e locali venne sviluppato un prodotto di aroma e di gusto così raffinato che prese il nome di Ron ligero, in opposizione ai distillati più pesanti di altre provenienze caraibiche.

Questo metodo di distillazione, di invecchiamento e di miscela sviluppatosi a Cuba, e in particolare a Santiago de Cuba, continua a rappresentare ancor oggi la più alta espressione della tecnica di fabbricazione del Ron ligero.
Il Ron Santiago de Cuba è fabbricato, invecchiato e imbottigliato unicamente nella città di Santiago de Cuba, nella prima e più antica fabbrica di Ron cubano, risalente al 1862. L'invecchiamento è totalmente naturale al 100%, e viene invecchiato in botti di rovere bianco - selezionate e molto vecchie - alcune sono in uso da più di 70 anni.
II calore e l'umidità dei Tropici accelerano naturalmente l'evaporazione dell'alcool e la fusione con le sostanze legnose. Tutto il processo di produzione è scrupolosamente controllato dai maestri roneri, che sovrintendono alla fabbricazione delle aguardientes e alla loro mezcla, e che a Santiago de Cuba sono autentiche celebrità che si tramandano l'arte per la formulazione del Ron nei suoi vari assortimenti. Santiago de Cuba è la capitale culturale dei Caraibi: una mezcla della cultura caraibica. Il segreto di Santiago de Cuba è una stupenda miscela di tanti popoli così come il segreto del Ron è la sapiente miscela delle aguardientes: dentro ogni bottiglia ci sono la storia, il lavoro, i sacrifici, la speranza, la gioia, il sole, il canto, l'ospitalità, la felicità, la fierezza di un popolo senza eguali che ci vengono restituiti con ogni sorso di Ron.
Il Ron Santiago de Cuba Extra Añejo è stato creato per festeggiare il 485° anniversario della nascita di Santiago de Cuba, città fondata da Diego Velazquez nella primavera del 1514. E' il re dei Ron ai più alti livelli mondiali: ambrato scuro ma trasparente, ha aroma e gusto unici. Va assaporato rigorosamente liscio, accompagnato solo eventualmente da un grande sigaro cubano. Deriva da un invecchiamento naturale in botti di rovere bianco non inferiore ai venti anni.


ILPUNTO DI AQL 
Sopra è la scheda ufficiale del 'Ron Santiago de Cuba Extra Añejo', ma noi lo abbiamo degustato in due occasioni: dal bancone di un bar tra i più frequentati, che si trova a due passi dal nostro Centro OIFB, e in un altro moderno locale (un Happy Hour) i cui titolari (Diego Barili e Patrizia Turano: marito e moglie) hanno viaggiato per i paesi caraibici tanto che il locale si chiama Barahona, che ricorda la provincia dominicana che è meta di turisti 'non per caso'. Forse lì avranno degustato alcuni celebri rum prodotti in loco, fino ad essere superinnamorati del Rum caraibico. Abbiamo fatto degustare il 'nostro' rum, nostro perché lo abbiamo fornito noi, avendolo ricevuto di fresco da Rinaldi Importatori.
Mamma li turchi!!!. è piaciuto a tal punto ai 26 fortunati clienti/degustatori, che hanno potuto consumare il rum, in oggetto, proposto in tre versioni: al naturale, con uno spicchio di melone dolce e con il cioccolato.
Un successo, superiore ad ogni nostra aspettativa.

(Nella foto, il barman del Centrale mentre apre la bottiglia di Ron  Santiago dei Cuba'
Queste alcune delle frasi, seguite all'approccio con la degustazione del Ron Santiago de Cuba: 'Fantastico, sensuale e caldo, profondo e intrigante, un aroma che coinvolge...buono così mai degustato…' ed altre belle espressioni sussurrate o gridate per la felicità di una scoperta.
Il successo maggiore è toccato a quello servito al naturale, anche se poi, io come direttore dell'Osservatorio (OIFB), lì per lì ho preparato due classici che fecero innamorare il celebre Hernest Hemingway quando frequentava Cuba, facendo magari una capitana alla 'Bodeguita del Medio' dove il solito amico-barman gli serviva un Cuba Libre e una versione a lui intitolata. Le ricette, forse rivedute e corrette rispetto a quegli anni, hanno avuto successo per via del Ron Santiago de Cuba Extra Anejo, invecchiato oltre vent'anni.


Hemingway,  innamorato di Venezia, tanto che nel maggio del 1954 ebbi la fortuna d’incontrarlo prprio da Cipriani, nonostante che per lui fossi un giovane italiano 'qualunque', mi ragguagliò sul rum cubano, e mentre mi spiegava, stava consumando l'ennesima razione di caviale e vodka, seduto insieme a sua moglie Mary innamorata come lui della Laguna di Venezia, unica al mondo.


Brevi cenni alle due versioni del ‘mix’
-Cuba libre:
3 o 4 cubetti di ghiaccio, 1 oncia e mezza di rum bianco, Cocacola e 1/4 di  lime.Versare rum e cola in un bicchiere da highball con i cubetti di ghiaccio; aggiungere il lime e agitare.
-Ernest Hemingway: ghiaccio frullato, 1/4 di oncia di lime, 1 cucchiaino di succo di pompelmo, 1 cucchiaino di maraschino e 2 once di rum bianco. Frullare e servire in bicchieri da cocktail.

Apppendice storica....o quasi
Ma non possiamo non tracciare qualche altra notizia su questa 'calda e sensuale bevanda' che ha conquistato il mondo, anche se alcuni rum che 'girano' per il mercato, non hanno la stoffa per essere competitivi con quelli che la storia e il giudizio degli intenditori ha decretato essere i 'top', come è il caso di questo cubano prodotto a Santiago de Cuba.
Si dice e si scrive, che forse fu Cristoforo Colombo a rendere possibile la nascita del rum, il distillato alcolico oggi forse più diffuso al mondo: nel 1493,infatti, durante il suo secondo viaggio nelle Americhe, prese infatti delle talee di canna da zucchero nelle Isole Canarie e le fece trapiantare nei Caraibi. Il bacino centroamericano dimostrò subito di avere il clima ideale per la coltivazione della canna, e la produzione di zucchero si diffuse presto in tutte le isole.
Dalla metà del XVII secolo la canna da zucchero cominciò a essere usata anche per la produzione di un distillato locale. Dove esso sia nato è questione ancora dibattuta: c’è chi parla del Caribe come patria generica, c’è chi sostiene Barbados come culla originaria, c’è chi giura su Hispaniola. Come che sia, nelle colonie inglesi fu chiamato kill devil (cioè “ammazza diavolo”, per la sua tendenza a causare spiacevoli postumi dopo una sbornia, oppure per le sue accertate virtù anestetiche e medicinali), o anche rumbillion (nel gergo dei bucanieri, violenza e trambusto: col tempo la parola si ridusse alla sillaba iniziale rum, e divenne rhum in francese e ron in spagnolo).
Le incursioni e le scorribande dei corsari inglesi e francesi nel Mar dei Caraibi e la loro costante presenza su tutte le rotte navali contribuirono a divulgare la popolarità del rum, diffondendola da un’isola all’altra e trasferendola infine in Europa, dove si iniziò a bere il distillato dapprima nelle taverne dei porti di Francia, Inghilterra, Spagna e Portogallo per poi propagarne il consumo anche nei Paesi confinanti e presso le classi sociali più agiate e raffinate.(Nella foto, alcuni dei rum importati da Rinaldi Importatori)

Come si produce il rum?
Quando la canna da zucchero raggiunge la sua maturazione viene tagliata, raccolta e lavata. Si passa quindi ai due sistemi di produzione classici: agricolo e industriale. Il primo utilizza l’intera materia prima estratta dalla pressatura della canna da zucchero, un succo moderatamente dolce di colore giallo – verdastro e facilmente fermentabile; la distillazione avviene in alambicchi discontinui per due volte, e il successivo invecchiamento in legno può variare da pochi mesi a oltre 40 anni. Il secondo metodo, quello industriale, fa invece fermentare la melassa (un sottoprodotto della lavorazione della canna); nella distillazione della melassa vengono impiegati alambicchi continui a colonna, e il rum così ottenuto, meno complesso di quello agricolo, viene affinato in acciaio o in quercia per periodi decisamente più brevi.
Diverse sono le varietà di rum. C’è quello bianco, leggero di corpo, usato soprattutto per la miscelazione. Il tipo ambrato differisce dallo scuro per una minore ricchezza di colore e per una struttura non così piena. Il rum speziato viene messo in infusione con spezie o aromi di frutta. I rum invecchiati, infine, riportano in etichetta l’età del distillato più giovane presente nel loro blend, e in alcuni casi recano l’annata precisa di produzione.
Dal punto di vista geografico i Caraibi restano l’epicentro classico della produzione di rum nel mondo: in pratica ogni grande isola o arcipelago produce il proprio tipo caratteristico di rum. Paesi come Cuba, Haiti, Repubblica Dominicana, Giamaica, Portorico, Barbados, Guyana, Martinica, Guadalupa, Trinidad, Isole Vergini ecc. sono tradizionalmente e indissolubilmente associati alla storica acquavite dei bucanieri e dei pirati. Molti altri, oltre a quelli citati, sono gli stati produttori di rum, come le Filippine, il Brasile, l’Argentina, il Messico, la Nuova Zelanda, l’Australia e addirittura diversi Paesi dell’Africa: nessuno di loro tuttavia può competere in qualità con le produzioni delle isole caraibiche.
Il rum è un prodotto straordinariamente versatile, e si presta benissimo a essere miscelato: chi non ricorda qualcuna delle più celebri ricette (Cuba Libre, Mojito, Daiquiri, Piña Colada) a base del distillato caraibico per eccellenza? Le grandi riserve e i tipi invecchiati, invece, vanno apprezzati come prodotti da meditazione, lisci o magari in accompagnamento a qualche scaglia di cioccolato fondente o a un buon sigaro avana.

Nostra nota a margine sulla Canna da zucchero
La maturazione della canna da zucchero avviene in tempi varianti dai nove ai ventidue mesi, in relazione al clima e alla cultivar im­piegata.
(Nella foto, Claudio Fossati nel suo 'salotto' dell'informazione mentre osserva la storica bottiglia del Santiago de Cuba)

La maturazione si avverte quando la pianta ingiallisce e seccano le foglie basali, ma per maggiore sicurezza si eseguono prelievi di succo dal fusto con un apposito ago, si esaminano al rifrattometro (un apparecchio che permette di determinare rapidamente il contenuto di saccarosio) e si stabilisce il momento di maggiore contenuto di zucchero nella pianta. I fusti maturi si tagliano alla base, si privano delle foglie e delle cime e, raccolti in fasci, vengono trasportati alla fabbrica, dove vengono tagliati in quantità tali da poter essere lavorati giornalmente. (Nella foto, Diego Barili e Patrizia Turano, titolari del 'Barahona 'di Abbiategrasso, mentre firmano il 'Libro dei giudizi' ...e Santiago de Cuba  'aleggia' come immagine con la sua storica bottiglia)

La lavorazione della canna ha un duplice indirizzo. Nelle regioni più primitive e lontane dai centri di lavorazione i fusti sono lavo­rati direttamente presso la fattoria; vengono macinati, spremuti e i! succo viene bollito fino a che si ottiene uno sciroppo denso e scuro che viene venduto per la successiva cristallizzazione e raffi­nazione. Nelle aree più progredite, invece, l’industria saccarifera riceve i fusti di canna che, per mezzo di rulli, vengono trinciati in fette sottili dalle quali si estrae lo zucchero per mezzo di acqua. La soluzione zuccherina viene poi evaporata, concentrata, chiarifi­cata fino ad avere lo zucchero cristallizzato greggio che con una ulteriore raffinazione è reso bianco. Dalla lavorazione si ottiene, come sottoprodotto, la melassa di canna. In alcune culture, specie nei Caraibi e in altre isole del comprensorio caraibico, la melassa di canna viene fermentata e poi distillata come rum. In altre regioni invece viene fermentata per fare l’aceto di canna, utilizzato in alcune civiltà alimentari.