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LA GRANDE SETE DEGLI ITALIANI

I NUMERI DELLA SETE DEGLI ITALIANI

Chi lo avrebbe mai detto, solo trent'anni fa, quando i consumi di acque minerali pro-capite erano inferiori a 30 litri, che nel breve volgere di alcune stagioni si sarebbero attestati sugli attuali 172 circa, con un trend di crescita ancora evidente visti i nuovi scenari che avanzano con alcune aziende, grandi, medie o piccole, che innovando packaging e proponendo nuovi formati dedicati esclusivamente ai consumi fuoricasa con particolare riguardo anche verso i locali innovativi, dove è la birra e i nuovi spirit a farla da padroni, cercano di ritagliarsi una quota di mercato sempre più consistente.

Una cosa è certa, le acque minerali non sono tutte uguali. Ognuna ha una sua specificità, se non come singola etichetta o marca, certamente come tipologia, fonte o caratteristiche specifiche chimico-batteriologiche, e anche organolettiche.
Ogni acqua, pur se non pronunciata, come può esserlo per un soft drink o una bevanda alcolica (vino o spirit), ha una sua caratterizzazione che la fa preferire rispetto ad altre.

Il consumo complessivo dell'acqua minerale in Italia, secondo stime di Federterme, era stato nel 1981 di 1 miliardo e 670 milioni di litri mentre oggi si aggirano 10.650 milioni di litri circa, con un volume d'affari di 1,700 milioni di Euro.

Secondo recenti stime attualmente i consumi più interessanti in Europa sono così ripartiti: Italia 172 litri circa, Francia 138, Belgio 121, Germania e Spagna intorno a 100, con consumi minori le altre realtà europee. L'Italia, dunque, per quanto riguarda l’acqua imbottigliata, quindi minerale, a vari livelli di mineralizzazione, soprattutto per la sua nuova immagine, in specie verso quella dedicata esclusivamente per il settore dei consumi fuoricasa, è diventato il Paese con i consumi non solo più alti, ma possiamo dire anche 'altamente specializzati'.
Il consumatore soprattutto nel mondo dell'ospitalità vuole bere meglio e bere bene soddisfacendo non solo i bisogni salutistici ma soprattutto l'edonismo critico e intransigente che pretende la qualità globale compresa quella appariscente rappresentata dall'estetica frivola ma capace di far propendere la scelta verso quelle marche che hanno investito in restyling e nella funzionalità del contenitore nel suo insieme, compreso quindi il tipo di tappo, la facile presa, e perché no, il richiamo sottile del messaggio grafico rappresentato dall'etichetta o dal nome che può essere una garanzia.

Per quanto riguarda il settore dei consumi fuori casa il vetro, specie nella ristorazione di qualità domina la scena, mentre nella mescita tradizionale, rappresentata dal bar, il Pet è in percentuale più alta. Ci sono voluti i locali emergenti o alla moda, a condizionare, in positivo le nuove proposte, anche in fatto di packaging, con riferimento al vetro-contenitore che si è dovuto adeguare alle esigenze degli specifici luoghi, momenti e modi di consumo. Il mondo dei consumi fuoricasa deve organizzarsi, conoscere, sperimentare le varie proposte del mercato seguendo le tendenze del consumatore o almeno della percentuale più alta del proprio target di clienti-consumatori.
Le aziende proprietarie di fonti o imbottigliatrici, se non tutte, certamente le poche che rappresentano il top come immagine e qualità reale del prodotto, hanno le idee chiare in quanto a strategie di marketing, ed utilizzano gli strumenti più convincenti per conquistare quote di mercato come l'immagine della propria acqua. Alcune si affidano a contenitori mirati per la conquista dei locali più prestigiosi o alto vendenti, delegando il proprio messaggio alla forma, al colore del vetro contenitore, e ad altre soluzioni come il tappo a vite o la varietà dei formati dedicati al particolare target di consumo come i grandi ristoranti, le mescite qualificate, e i locali della sera o della notte.

Se per accompagnare un pasto o anche un veloce spuntino, l’acqua minerale diventa complementare al vino, nelle mescite specializzate o nei locali dove il cibo non è il protagonista assoluto, come ad esempio Caffè shop, Disco bar, Grub pub, Wine bar, Pub e altri similari, è una alternativa indispensabile per determinate soluzioni di beverage, o per soddisfare la particolare necessità di qualche cliente che fa parte di un gruppo, che si dedica ad altre bevande, anche se l’acqua minerale, nelle tipologie e nei formati dedicati, non può mancare nei luoghi frequentati da clientela variegata.
Le acque minerali non sono tutte uguali poiché ognuna ha una sua specificità, se non come singola etichetta o marca, certamente come tipologia, fonte o caratteristiche specifiche chimico-batteriologiche, e anche organolettiche.

Ogni acqua, pur se non pronunciata, come può esserlo per un soft drink o una bevanda alcolica (vino, birra o spirit), ha una caratterizzazione che la fa preferire rispetto ad altre.
Certamente sono una ristretta schiera i consumatori esperti, esigenti al punto da ritenere che anche per le acque minerali, al ristorante o alla mescita, dovrebbe esserci una ‘lista’ per poter scegliere l’acqua preferita. Ma se la differenze, alcune molto evidenti, altre appena accennate, altre, ancora, riscontrabili solo da super esperti o da maniaci del particolare tipo di acqua, sono peculiarità soprattutto di natura chimica, o del livello di effervescenza, l’immagine, la fidelizzazione verso una data marca o stile, giocano un ruolo determinante.

Purtroppo, almeno nella maggior parte dei casi, la scelta di una marca o tipo di acqua, è casuale. Va però consolidandosi sempre di più, soprattutto nei locali top e nelle aree Nielsen 1 e 2, e in parte anche ai margini di queste, la cultura che possiamo definire ‘idrica emergente’. Sono i giovani e non più giovani, di qualunque estrazione sociale, ma con le idee chiare sulle proprie esigenze edonistico-gratificatrici, a considerare l’acqua minerale un elemento non solo per soddisfare esigenze fisiologiche, rappresentate dalla sete, nella sua elementarità, ma anche per un’evoluta ricerca del piacere, anche nel bere un calice di fresca, naturale, o frizzante, acqua minerale.
L’acqua minerale è il liquido imbottigliato, più consumato, non solo in generale, ma anche nel fuoricasa, visto che l’acqua, specie se di buona marca o etichetta, e di gradevole e gustosa tipologia, non svolge solo il ruolo come dissetante ma sta diventando sempre più un ricercato modo di assumere una fresca, salutare, piacevole, bevanda che oltre tutto media, fungendo da morigeratore liquido, nel potenziale eccesso di assunzione di bevande alcoliche, durante un’occasione conviviale estemporanea o normale, o per diversificare le ‘bevute’.

Vale solo come chiarimento per il nostro target di ‘visitatori telematici’, la suddivisone delle acque, in minerali, che possono essere come suggerito, lisce, frizzanti o effervescenti naturali ,con un ampia scala di valori per quanto concerne il contenuto salino, e altre acque confezionate, definite di sorgente, di seltz, di soda, oppure aromatizzate.

Anche se tutte le minerali che servite ai clienti sono, o dovrebbero essere, assolutamente batteriologicamente pure, possono provenire sia da sorgenti naturali o da perforazione.
Dal punto di vista ‘merceologico, la suddivisione prevede acque con presenza di anidride carbonica, quantità totale dei sali minerali e la composizione qualitativa dei suddetti.
Se il vostro cliente, impreparato, vi chiede un acqua con elevato potere dissetante, suggerite un acqua frizzante, ma non esageratamente tale; se vuole un’acqua leggera, piacevole, e con una delicata effervescenza, consigliate un’acqua che abbia questa dote in modo naturale, ma esistono anche acque addizionate di anidride carbonica, in un perfetto equilibrio che si fanno scegliere per la piacevolezza della beva, ed acque leggere e naturali, ideali non solo per il proprio palato, ma anche tali da non inficiare il fuggevole matrimonio con un determinato piatto o alimento, rispetto ad altre ad elevata mineralizzazione.


In un locale dove l’acqua può essere un elemento determinante, sarebbe sufficiente disporre di una medio minerale, una oligominerale, una minimamente mineralizzata, infine una con delicata effervescenza naturale. Oltre naturalmente ad una acqua che si distingua oltre che per lo stile dell’abbigliaggio (contenitore o etichetta, colore o forma del vetro o tipo di tappo ecc.), anche per le sue intime caratteristiche microbiologiche, come Surgiva, la regina delle minerali per l’Horeca, della quale presentiamo anche una radiografia.

Ormai, a proposito di acqua minerale riservata ai vari segmenti dei consumi fuoricasa, non si parla più semplicemente di minerale, ma, esagerando, si accompagna il vocabolo con una serie di aggettivi, esaltatori di virtù reali o virtuali, quando non esoteriche, comunque, tali da destare un certo interesse nel cliente-consumatore più qualificato. ‘Si beve con gli occhi’, ‘pura e leggera’, ‘elegante e originale’, ‘pratica’, ‘conveniente’, ‘con tanto appeal’, ‘elitaria’, ‘spring water’, ‘il piacere di stare a tavola’, ‘la classe non è acqua’. Queste e tante altre definizioni sono la prova che l’acqua minerale a tavola, specie nei consumi fuoricasa, riveste un ruolo più complesso di quello di un tempo di quando i consumi erano pochi litri pro-capite.

Ora che l’Italia imbottiglia il 26% dell’acqua consumata in tutta Europa, con i suoi 172 litri circa a testa come consumo annuo, è il paese che beve più acqua minerale al mondo. Si può ben dire che oltre ad un affare di natura economica, sia per gli imbottigliatori sia per gli operatori dell’Horeca, sta diventando anche un irreversibile fatto di costume e di raffinatezza per il cliente, che la sceglie per più modi, momenti e luoghi di consumo. 

Le nostre acque non potranno raggiungere l’esoterico appeal dell’acqua delle Highland da sposare ad un grande distillato scozzese, tuttavia, sta ritagliandosi, un non effimero ruolo di protagonista nello scenario del bere moderno.

Per necessità fisiologica, per piacere, o per accompagnare un determinato piatto, magari difficile da abbinare ad una bevanda composita, o alcolica.

DIAMO I NUMERI...SULLE ACQUE MINERALI

Le acque, servite al ristorante o in altri locali dove si consuma food, e in alcune mescite, si dividono in più categorie di prodotti:
- Acque minerali confezionate
- Acque trattate (purificate e affinate) servite in caraffa o a bicchiere meglio definite 'Acque di seltz o di Soda'
- Acque addizionate (aromatizzate ecc.)
- Acque di sorgente (o di rubinetto).

Categorie
Ricche di minerali
Medio minerali
Oligominerali
Minimamente mineralizzate
Tipologie.
Frizzanti
Effervescenti naturali
Lisce o piatte
Consumi in litri pro capite per aree
Nord Ovest 192
Nord Est 185
Centro 162
Isole 135

Il mercato in Italia nei due segmenti principali di consumo.
Circa il 75% dei consumi di acque minerali confezionate, sono realizzati nel canale domestico o altri, il 25% nei consumi fuoricasa.
La suddivisioni per segmenti di mercato:
-Consumi fuoricasa (Horeca+catering) 25%.
-VenditePorta a Porta (consumatori domestici) 9%.
-Negozi tradizionali: 12%.
-Distributori automatici: 2,5%.
-Discount: 10,5%.
-Distribuzione Moderna tradizionale 41%.

E’ impossibile definire il giro d’affari nel ‘fuoricasa’, visto che l'acqua minerale è venduta al ristorante da 4 a 6.000 lire circa al litro. Per le acque non di grande marca (spesso acquistate dai titolari di piccoli bar o ristoranti al supermercato, o da distributori generici) il ricarico può superare anche le dieci volte, a seconda del tipo e marca di minerale offerta.
Al bar un bicchiere di acqua minerale è fatto pagare da 300 a 600 lire, secondo il tipo di locale. Esistono poi acque minerali di qualità elevata, e riconosciuta, che possono spuntare valutazioni superori a fronte di maggiori gratificazioni. In questo caso si può ben dire che 'la qualità, la classe e il marchio, non sono...come acqua di fonte'.

L'EXPORT ITALIANO DI ACQUE MINERALI
Le esportazioni negli ultimi cinque o sei anni sono cresciute al ritmo del 15-40% all'anno, fino a raggiungere i 1.100 mlioni di litri, con un incremento rispetto all'ultimo anno testato del 22%, circa.
Il 25% del nostro export è stato venduto in Germania, il 23% negli Usa, il 17% in Francia, il 13% in Svizzera, il 5% in Gran Bretagna, e il rimanente 2%, verso altre destinazioni.